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Economia e Finanza

BORSA/ Come orientarsi dopo una settimana nera per i mercati?

Il mercato italiano ha perso in cinque giorni il 16%; una follia se si considera che alla fine di febbraio il mercato era già sotto del 70% rispetto all’inizio del 2008

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Con ieri si è chiusa una settimana da incubo per i mercati finanziari che hanno continuato una debacle di cui non si vede più la fine. Il mercato italiano ha perso in cinque giorni il 16%; una follia se si considera che alla fine di febbraio il mercato era già sotto del 70% rispetto all’inizio del 2008. I fattori che determinano l’andamento delle borse sono purtroppo costanti e invariati da mesi.

Nessuno sa quando e come finirà la crisi verso cui stiamo precipitando e che probabilmente deve riservarci ancora le sorprese peggiori. Il sistema finanziario giace esangue in balia di prospettive economiche pessime e di una mancanza di trasparenza sulle criticità che è ormai cronica. Inutile ribadire gli scenari desolanti in cui molte imprese si trovano a operare a causa di una domanda di beni e macchinari ridotta al lumicino. Infine dal fallimento di Lehman in poi si sono fatte strada ipotesi che prima erano contemplate come possibili solo sui testi accademici. Prima ci si è dovuti confrontare con la dura realtà del fallimento di istituzioni finanziarie che venivano considerate indistruttibili e la cui fine non rientrava nel novero delle cose possibili.

Poi si è cominciato a discutere di alcuni assiomi non dimostrati su cui tutti facevano tacito affidamento e cioè della possibilità che alcuni Stati “occidentali“ arrivassero al fallimento. Nel frattempo si sono succeduti interventi statali e di politica monetaria di straordinaria grandezza che al momento non sembrano aver sortito alcun effetto. In questo scenario gli investitori hanno perso completamente le coordinate e si trovano in un contesto al di fuori di qualsiasi ipotesi normale. Non sono possibili paragoni con il passato recente e sono legittime ipotesi anche drasticamente differenti su ciò che ci attende nel futuro.

Insomma si è in una situazione mai vista né prevista nemmeno lontanamente in alcun manuale; tanto è vero che le soluzioni “di scuola” che sono state tentate si sono dimostrate inutili. Siccome i prezzi di borsa, in un mondo normale, dovrebbero riflettere le prospettive future di una società è comprensibile che un tale livello di incertezza e un tale scenario economico sollevino domande sulla stessa sopravvivenza di moltissime imprese quotate.

Finchè non ci sarà la ragionevole certezza di aver toccato il fondo della crisi economica (o di esserci abbastanza vicini) e non si vedrà un’inversione nessun operatore di buon senso e responsabilità tornerà a comprare. Al di là di ogni opinione sulle corrette teorie economiche o ricette da applicare in questa fase, si può affermare che incentivi, aiuti vari e aumenti di capitale non stiano contribuendo a dare questo tipo di chiarezza a investitori, consumatori e imprenditori. Gli incentivi dati alla Fiat danno un mese di respiro inutile o servono a dare una scossa che faccia ripartire l’economia? Gli aumenti di capitale o gli aiuti dati alle banche le rendono definitivamente solide o sono solo una piccola cosa rispetto all’entità del problema? Il debito pubblico che si sta costruendo è efficace o peserà inutilmente sulle tasche dei contribuenti nel 2010?

Viene quasi la tentazione di pensare che si stia tentando di risolvere problemi strutturali e la fine di un sistema economico-finanziario con soluzioni normali e di scuola, quando di normale e di scuola non c’è più niente. Prima ci si mette in un altro ordine di idee rispetto a quello cui si è abituati meglio è per tutti.

I Rossi che parlavamo dell’efficienza del modello anglosassone e dell’arretratezza del sistema medioevale italiano e delle sue associazioni, sarà un caso, è un po’ di tempo che non hanno nulla da dire (per la verità non ne sentiamo troppo la mancanza). Ciò che serve è avere la capacità di vedere cosa di buono è rimasto e funziona nonostante tutto e tutti e metterlo in condizione di fare il massimo a prescindere dal fatto che risponda o meno a un certo schema economico. D’altro canto le vecchie teorie sono diventate inutili e quindi si può solo ricominciare a costruire; magari così ci si distrae anche dalla moltitudine infinita di articoli su fallimenti, truffe e scandali finanziari.

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COMMENTI
08/03/2009 - Chiudiamo le borse per qualche mese (Giuseppe Crippa)

Premetto di essere quasi totalmente incompetente in materia economica, e quindi chiedo all’autore dell’articolo, contando sul suo benevolo compatimento, perché i principali governi non decidano una moratoria globale delle borse: tenerle chiuse per un mese (o due o tre) con decorrenza immediata sortirebbe a mio avviso l’effetto di tagliare le unghie ai ribassisti (che sono gli unici presenti sul mercato in queste settimane) e che hanno portato le quotazioni a non riflettere più valori coerenti con gli asset che le azioni dovrebbero rappresentare. La chiusura delle borse non escluderebbe comunque transazioni fuori borsa o a sottoscrizione di eventuali aumenti di capitale, peraltro poco benvenuti in questo momento. In occasione di altre crisi, per esempio negli anni ’80, le principali borse hanno sospeso le quotazioni per qualche giorno, dunque non vedo perché non ripetere l’esperimento, ovviamente su scala adeguata al momento che stiamo vivendo.

RISPOSTA:

La chiusura delle borse forse sarebbe stata di qualche utilità alcuni mesi fa (i russi ci hanno provato qualche giorno in autunno ma alla fine hanno ceduto senza ricavarne benefici) ma ormai con i listini giù del 70/80% da inizio 2008 sarebbe una misura fuori tempo massimo. La chiusura avrebbe comunque impedito a tutti quelli che avevano esigenza di vendere azioni (banche, fondi comuni e risparmiatori) anche solo per pagare la rata del muto di fare cassa (la chiusura prolungata avrebbe poi generato una quantità infinita di problemi pratici). I titoli cosa riflettono oggi? Una lunga depressione con fallimenti in quantità per le imprese (il valore delle azioni andrebbe a farsi benedire), mentre per le banche anche la totale mancanza di trasparenza sul reale stato di salute. Sulla prima ipotesi ogni opinione è lecita, la seconda è stata il killer più letale delle borse. Per risolvere una depressione ci vogliono anni per la trasparenza solo tanta buona volontà. (Paolo Annoni)