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CRISI/ Borchard (Fond. Adenauer): perché possiamo essere ottimisti?

Secondo Michael Borchard, capo dipartimento del political consulting della Fondazione Konrad Adenauer di Berlino, quelli che abbiamo davanti saranno mesi cupi con disoccupazione in crescita esponenziale ma abbiamo i mezzi per venirne fuori, in primis una rigorosa politica monetaria

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A Roma come relatore del convegno “Crisi, sussidiarietà ed economia di mercato” promosso dall’Intergruppo per la Sussidiarietà e dal Network delle Fondazioni presso la Sala della Regina della Camera dei Deputati, Michael Borchard – capo dipartimento del political consulting della Fondazione Konrad Adenauer di Berlino – mette immediatamente in chiaro una cosa: «Non sono un economista, sono un politologo e penso che questa crisi possa diventare anche politica se non si saprà affrontarla in modo chiaro e coraggioso».

 

Ma quanto durerà questa crisi, professore?

 

Non è realistico fare previsioni su quando usciremo dalla crisi, dobbiamo però essere ottimisti. A mio avviso, infatti, i fondamentali europei sono più solidi di quelli statunitensi e questo garantirà una ripresa. Una cosa è certa: quelli che abbiamo davanti saranno mesi cupi con disoccupazione in crescita esponenziale – nella mia Germania si toccherà quota quattro milioni – ma abbiamo i mezzi per venirne fuori, in primis una rigorosa politica monetaria.

 

Pensa che questa crisi servirà di lezione a determinati profeti della finanza matematica e creativa?

 

È importante capire le cause di questa crisi e quindi arrivare alla conclusione di non ripetere più determinati errori, perché è indubitabile che alcuni manager abbiano compiuto degli errori macroscopici, sia di rischio sia di sottovalutazione. Per un certo periodo la situazione è stata completamente fuori controllo e i cosiddetti regolatori si sono tramutati in genitori che, dopo aver lasciato la casa libera ai figli e averli riforniti di alcolici, tornano a casa alle 10 e pensano di poter dire “ok, la festa è finita” e di avere il diritto di arrabbiarsi. Impossibile e infatti ora paghiamo il conto. Anche perché finché le cose andavano bene nessuno aveva da eccepire rispetto a un modello sbagliato che tutti conoscevano, poiché tutti agivano sulla leva e levereging era la norma se si volevano trimestrali a due cifre e quindi bonus milionari e stock options a pioggia. Detto questo, non possiamo né dobbiamo screditare tutto e tutti, dobbiamo tenere alte le dinamiche di mercato e riaffermare le regolamentazioni.

 

Pensa che il G20 potrà giocare un ruolo al riguardo?

 

Già il fatto che il G20 esista e si sia usciti dalla logica miope del G8 mi sembra un successo, un risultato enorme, chi lo avrebbe detto fino a pochi anni fa? Inoltre, la proposta di un’economia sociale e sostenibile di mercato avanzata come agenda di lavoro da Angela Merkel è di fatto diventata la proposta di tutti, Francia e Gran Bretagna in testa. Ammetterete che fino a qualche anno fa l’idea di un cancelliere tedesco che andava a imporre la propria agenda sociale e politica ai grandi del mondo sarebbe stata giudicata quantomeno naif. Ora invece si parla apertamente di inflazione, di politiche monetarie e fiscali, di coesione sociale, di armonizzazione, di redistribuzione delle ricchezze. Questa è l’economia sociale di mercato: una combinazione di responsabilità e libertà, responsabilità nel fare le cose ma anche libertà di poterle fare. Ora serve un ordine legale che per non deve strangolare il mercato: lo Stato è un arbitro e come tale non può e non deve diventare un giocatore.

 

(Mauro Bottarelli)

 

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COMMENTI
01/04/2009 - ottimisti per essere buoni (claudia mazzola)

Bisogna sempre vedere le cose dal loro lato migliore, tutto è bene anche se il lavoro non va proprio e ci sono un sacco di debiti. Resto ottimista perchè tutto è stato fatto nel modo migliore, però posso tremare dentro e poi ricomincio ogni giorno da capo.