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IMPIEGATI VS. MANAGER/ Chi sono le vere vittime della crisi?

Pubblicazione:lunedì 6 aprile 2009

DomandaR375.jpg (Foto)

Finalmente c'è qualcuno che spiega ai manager in che cosa consista l'etica della responsabilità. L'origine della parola è latina, “respondeo”, e significa rispondere. I dipendenti che sequestrano i manager che li hanno appena licenziati è esattamente questo che vogliono: risposte.

 

Di chi è la colpa della crisi economica? Come se ne esce? Quando? Chi paga? Quando riavrò il mio lavoro? Il problema è che il sentimento comune che i commentatori dei grandi giornali di tutto il mondo (italiani compresi) hanno contribuito a creare è che non ci siano colpe, o meglio, che ci siano delle cause, ma che esse siano talmente insite nel sistema capitalistico che non si possano identificare, e quindi eliminare, senza mettere a rischio la tenuta del sistema stesso.

 

La variante a questa impostazione è che il crollo dei mercati “faccia parte del gioco” e che la crescita economica alla quale tutti puntiamo, preveda il fatto che ogni tanto ci sia una recessione, che qualcuno resti senza lavoro, che alcune fabbriche chiudano forse per sempre. Quindi la risposta non c'è.

 

Invece no. Esistono delle responsabilità personali precise e identificabili, concrete e punibili. I dipendenti della Fnac che assediano il taxi del loro datore di lavoro, il miliardario Francois-Henri Pinault, ne sono convinti così come lo sono anche gli operai della Fulmen di Auxerre che hanno sequestrato il direttore Alain Royer, e come lo sono anche quelli della Sony Francia che hanno bloccato il presidente Serge Foucher, quelli della 3M a Pithiviers e quelli della Caterpillar di Grenoble, che hanno sequestrato il direttore Nicolas Polutnick e altri tre manager. Tutti prendono di mira chi, ai loro occhi, impersonifica il colpevole. È inutile condannarli (come occorre invece fare con i noiosi no global che hanno provocato le manifestazioni londinesi nelle quali un ragazzo è morto), occorre, appunto, rispondere.

 

L'idea di tagliare, per legge, i bonus dei top manager, di far restituire i soldi incassati da liquidazioni immeritate, licenziare gli incompetenti, imporre una nuovo sistema di valori (“people first”) sono una parte delle risposte che la politica deve dare. È paradossale che questi sforzi siano osteggiati dai sacerdoti della finanza che li combattono in nome della necessità di preservare la purezza del sistema di valori liberali che non prevedono l'intervento a gamba tesa della politica (peggio, dei politici) in campi che, secondo loro, non sono di sua competenza. Come, ad esempio, la regolamentazione dei mercati (se lasciati a sé stessi sono in grado di autoregolarsi) e la struttura della remunerazione dei manager (che dipende dalle autonome e insindacabili decisioni del consiglio d'amministrazione espressione dei soci).

 

La politica va bene se salva l'industria dell'auto, ma è “invadente” se le impone di costruire auto più piccole perché quelle grandi non si vendono più. Va bene se pompa soldi pubblici nelle casse esauste delle banche, ma non se ne indirizza l'utilizzo. È sbagliato pensare di potersela cavare dando solo delle risposte di brevissimo respiro a chi perde il lavoro, anche se sono necessarie. Occorre avere la volontà di riformare i meccanismi che hanno portato alla necessità di dare i sussidi a ex impiegati, quelli che rapiscono i manager.

 

È vero che sono entrambi vittime della recessione che non hanno provocato. Ma bisogna riconoscere che una vittima con un bonus in banca è diversa da una vittima con nulla in tasca.



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COMMENTI
07/04/2009 - ..ma i colpevoli sono altri... (Lorenzo ROMANO)

La più ignobile truffa l'hanno condotta i "profeti" del liberismo assoluto e di tutte le insulse modalità che ne conseguono! Da un lato ci sono i capitalisti che -giustamente- in un clima di moderna libertà possono gestire i loro soldi come vogliono e nessuno osi contestare questo fatto; dall'altro ci sono i politici cui l'obiettivo -forse- non è mai stato l'interesse di tutta popolazione ma quello di "partito", ovvero da sempre corporazione. In proposito c'è lo studio di Bertrand Lemennicier il quale dimostra che non sono tanto i ceti medi a trarre vantaggio dai trasferimenti ma, invece, lo sono i membri del ceto politico-sindacale e quei gruppi che, quale sia il loro livello sociale, trattengono con questi ultimi i rapporti più stretti (articolo disponibile). Insomma, il liberismo può andar bene solo se si accompagna ad un buon Welfare al fine di non lasciar morire di fame quella parte di popolazione che non è in grado di superare le dinamiche di un sistema che ne è privo. Inoltre, la "globalizzazione" ha spiazzato i politici e loro - forse - se ne accorgeranno quando scopriranno che la capacità produttiva mondiale è raddoppiata (+ 900.000.000 di lavoratori orientali) e presto triplicherà (+ 1.200.000.000 di indopakistani), poi il sudamerica, ecc. Allora, senza capitale la "piccola" Europa si troverà schiacciata dal resto del mondo, chi darà lavoro a noi piccoli italiani? Per maggior dettaglio leggere "New Economy & Socialismo" Edizioni Associate - Roma 2008.

 
06/04/2009 - PREGIUDIZIO E USO DELLA RAGIONE (carlo de carolis)

Occorre spiegare a chi legge che una cosa sono i bonus dati a manager di banche ed assicurazioni che hanno gonfiato rendimenti e profitti facendo sottoscrivere titoli il cui rischio neanche loro conoscevano e che oggi pretendono di riempire le voragini da loro create a spese della collettività. Una cosa molto diversa sono i bonus dati a manager capaci di risanare o di far crescere aziende private, in grado quindi di salvare o di creare lavoro e benessere per tutta la comunità nazionale e non solo. Non facciamo di tutt'erba un fascio, ma osserviamo i fatti per quello che sono: il pregiudizio è l'anticamera dell'ideologia! Resto disponibile per documentare quanto dico con la mia esperienza diretta.

 
06/04/2009 - IMPIEGATI VS. MANAGER/ Chi sono le vere vittime de (Guglielmo Toscano)

Leggo con frequenza la disperazione che affligge, in questi ultimi tempi, una grande moltitudine di lavoratori a causa della crisi economica.Cassa integrazione, licenziamenti...ed a ciò, tutte le Forze Politiche cercano di dare l'aiuto opportuno per poter risolvere questo grande e catastrofico problema. Sono un Architetto e la mia buona volontà ed il mio assiduo impegno nel lavoro, mi sono serviti ad ottenere importanti riconoscimenti professionali. Nel 2007, le tasse mi hanno praticamente messo in ginocchio, inoltre a causa della recessione è da Gennaio 2008 che non lavoro.Per necessità ho chiesto un finanziamento alla Banca che mi ha concesso,ma a causa della situazione in peggioramento, anche questo si sta esaurendo. Con dignità e riservatezza vivo questo triste momento, nell'attesa che qualcuno ricordi che ci siamo anche noi liberi professionisti. Con cordialità Arch. Guglielmo Toscano