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FIAT/ Marchionne, gli Agnelli e la scissione dell’auto interrogano la Borsa

Piazza Affari continua a seguire il caso Fiat con un nervosismo pari all'interesse. Del resto non si hanno ancora tutti gli elementi per capire rotta e approdi del titolo nel medio periodo

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Piazza Affari continua a seguire il caso Fiat con un nervosismo pari all'interesse. È comprensibile che lo “stop and go” di buone e cattive notizie - prima dagli Usa per Chrysler, ora dalla Germania per Opel - alimenti oscillazioni speculative. E in una fase di mercati difficili e volatili, del resto, ogni occasione è buona per partite di cortissimo termine e per rapide prese di beneficio: come può essere accaduto anche ieri, quando il titolo del Lingotto ha perduto il 3,7% alla Borsa di Milano.

Analisti e investitori, d'altronde, non hanno ancora tutti gli elementi per capire rotta e approdi del titolo Fiat nel medio periodo. Il “piano Marchionne” - cioè il perimetro dimensionale della “nuova Fiat” e le sue esatte strategie industriali - è solo uno dei fattori di scenario tuttora indeterminati, anche se resta probabilmente il più importante. Rimangono però “undisclosed” anche le tecnicalità strettamente finanziarie del riassetto societario in cantiere.

Due punti fermi, in realtà, sono già stati comunicati al mercati. Marchionne ha confermato che lo “scorporo” delle attività auto del Lingotto è all'ordine del giorno (e lo sarà certamente se all'ingresso in Chrysler seguirà l'acquisizione di asset Gm, in Europa e Sudamerica). Dall'altro lato, John Elkann - presidente della holding Exor e vicepresidente di Fiat Spa - ha ribadito nei giorni scorsi la prospettiva realistica di una “diluizione” della partecipazione maggioritaria della famiglia Agnelli (30,5%, al lordo di un 3,5% di azioni proprie).

Ed è fresca di indiscrezione attendibile anche l'ipotesi che Gm possa essere ripagata della cessione dei suoi asset con una partecipazione nella “nuova Fiat”, capogruppo di un polo globale dell'auto. Gli osservatori politico-industriali s'interrogano: la ristrutturazione darà vita a un nuovo “supercampione” globale, oppure sarà zavorrato dalla sua origine di “bad company”? Nel frattempo, non solo a Piazza Affari, gli operatori finanziari sono alle prese con altre questioni: come avverranno il riassetto societario di Fiat e la diluizione dello storico azionista di controllo torinese? E quale sarà il “pattern” del titolo sui listini?


Siamo nel terreno delle pure congetture e simulazioni, ma alcune di queste guardano certamente allo strumento giuridico della “scissione societaria”. In questa ipotesi di lavoro, gli azionisti Fiat si troverebbero in mano due titoli. Il primo (quello della Fiat Spa “attuale”) farebbe capo in futuro a una holding di partecipazioni industriali diversificate.

Presupponendo che in portafoglio di Fiat Spa restino tutte le partecipazioni tranne la Fiat Group Automobiles Spa (la "Fiat Auto" in senso stretto) essa potrebbe mantenere il controllo di Fiat Powertrain (il "laboratorio" a valore aggiunto del nuovo motore Multiair e degli altri propulsori di futura generazione); di Ferrari e Maserati (auto di nicchia); di Iveco e Cnh (veicoli produttivi); di Magneti Marelli, Teksid e Comau (componenti). In più vi sarebbero le presenze nell'editoria (100% di La Stampa e 10,9% di Rcs). In questa Fiat è ben difficile che Exor si diluisca, anzi. Sono invece immaginabili fin d'ora rafforzamenti e nuove razionalizzazioni nella catena proprietaria che dalla Giovanni Agnelli Sapaz porta fino agli asset operativi.


In Fiat Spa, tra l'altro, potrebbero affluire le plusvalenze derivanti dalla scissione di Fiat Auto, che è iscritta a bilancio a un valore relativamente basso, dopo le operazioni di riordino societario completate a fine 2008 con la scissione della holding intemedia Fiat partecipazioni.

Le attività auto scorporate - che sarebbero oggetto di perizia prima che il titolo Fiat Auto quotasse in Borsa a fianco di quello Fiat Spa - sarebbero in ogni caso valorizzate dagli investitori alla luce del loro inserimento nel "piano Marchionne". Ed è qui che Exor prevede con molta evidenza di diluirsi dal 30% iniziale post-scissione fino al rango di investitore finanziario: presumibilmente anche a vantaggio di Gm o di altri soggetti che volessero o acquisire quote nella nuova capogruppo (ad esempio a presidio degli interessi tedeschi o per nuove partnerhsip).

Ma è ovviamente ancora presto per capire quanto queste congetture di Borsa possano trovare realizzazione: le trattative in Germania non si concluderanno prima di fine maggio.

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