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Economia e Finanza

CRISI/ Tremonti: l’Italia è fuori dal rischio “apocalisse”

Il ministro dell'Economia Giulio Tremonti, in un'intervista al Corriere della Sera, assicura che il peggio della crisi economica mondiale è ormai alle spalle e l'Italia può guardare con fiducia al futuro

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«Superato il rischio dell'apocalisse, la crisi si è spostata dalla dimensione finanziaria al commercio internazionale, dove i volumi si sono abbattuti del 30 per cento. Una serie di indicatori, se volete aneddotici, empirici, psicologici, sembrano dirci ora che il crollo si sta fermando». Il ministro dell'Economia Giulio Tremonti assicura che il peggio della crisi economica mondiale è ormai alle spalle e l'Italia può guardare con fiducia al futuro: «Anche noi abbiamo indicatori di questo tipo».

In un'intervista al Corriere della sera, il titolare del Tesoro sottolinea che il traffico postale, quello autostradale e delle merci e l'Iva sono in ripresa: «La dinamica - osserva - non dice che andiamo bene, ma molto ci dice che la caduta si sta arrestando. A fine anno, forse, anche i numeri del pil saranno migliori di quelli di oggi».

Tremonti individua l'inizio della risalita europea nel vertice europeo del 12 ottobre a Parigi: lì, spiega, «c'è un cambiamento radicale rispetto alla politica della prima Europa, quella dove gli aiuti di Stato erano vietati. Passa la logica dell'intervento pubblico per sostenere il sistema finanziario». «Ora - aggiunge - non dico che la crisi sia finita, ma abbiamo superato la fase della potenziale rottura del sistema. Avremmo avuto l'effetto distruttivo di una guerra senza aver combattuto una guerra».

Tremonti parla anche di Fiat, dicendo che «è giusto chiedere che tuteli l'occupazione in Italia». Spiega che il governo è impegnato a ridurre gli stipendi dei super-manager ('Nel pubblico, anche con la Rai, stiamo spingendo all'autoriduzione degli stipendi'), e ribatte alle critiche di alcuni istituti di credito sui cosiddetti Tremonti bond: «Quando dicono che costano troppo, sbagliano. Non e' uno strumento pensato per le banche, ma per le imprese: serve per finanziare l'economia, non i loro bilanci».

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