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Economia e Finanza

APPELLO/ Mauro: difendiamo le cooperative dall’Ue

Le attuali procedure comunitarie che minacciamo l’esistenza del sistema cooperativo sono una spada di Damocle che pende sulla nostra economia

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In un contesto economico messo a dura prova della crisi dei mercati ci sono delle realtà che sono esempi positivi per tutti, perché anche di fronte alle difficoltà esprimono l’operosità di chi vuole venire fuori dal guado. Queste realtà sono le cooperative, che con la loro vivace azione sono l’esempio di come l’uomo grazie alla sua creatività e allo spirito d’iniziativa che gli è proprio riesca, creando delle reti virtuose, ad alzare la testa e non piegare le ginocchia anche quando tutto sembra andare storto.

 

Le cooperative, essendo associazioni autonome di persone che si uniscono volontariamente attraverso la creazione di imprese a proprietà comune, si fondano sui valori importanti quali l'auto-responsabilità, la democrazia, l'eguaglianza, l'equità, la solidarietà ma soprattutto la sussidiarietà. Il perseguimento di valori etici come l’onestà, la trasparenza, la responsabilità sociale e l'altruismo è sicuramente una delle ricette per affrontare l’attuale situazione finanziaria, perché prevede una prospettiva veramente rivoluzionaria: la persona al centro dell’attività, in qualsiasi ambito siamo chiamati a promuoverla.

Se da una parte l'Unione europea, nell’attuale situazione di crisi dell’economia e dei mercati, ha cercato di facilitare questo percorso, tenendo conto delle specificità di ogni singola situazione attraverso lo sviluppo nei confronti delle cooperative dotandole di strumenti giuridici adeguati e permettendo così la creazione di nuove realtà di persone fisiche o giuridiche su scala europea, con l’obiettivo di assicurare i diritti d'informazione, di consultazione e di partecipazione dei lavoratori in una società capace di allargarsi e diventare una cooperativa europea, dall’altra, attraverso azioni a dir poco miopi, ha mostrano tutt’altro atteggiamento differente.

Con proposte d’intervento che mirano ad attuare una forte pressione fiscale sulle cooperative, con l’aumento dell’aliquota fiscale sui rendimenti del prestito sociale, con gli attacchi che stigmatizzano i privilegi contro il settore cooperativo si intravede un velato tentativo di mettere sotto scacco questo sistema. Si accusano le cooperative di godere di benefici, mentre esse pagano tutti i contributi previdenziali come l’Irap, l’Iva e tutte le altre imposte, al pari di qualunque altra impresa, ad eccezione solo di una parte di imposte relative al capitale destinato a riserva indivisibile che rappresenta la parte destinata a costituire quel capitale intergenerazionale a cui i soci rinunciano per sempre per dare continuità e radicamento territoriale alla propria cooperativa.

Non si spiega, quindi l’azione, del Commissario Kroes che, pur riconoscendo l’importanza e il contributo che le cooperative portano all’economia e allo sviluppo della società, si è espressa a favore dell’applicazione di imposte aggiuntive basate esclusivamente sulla dimensione dell’impresa cooperativa e non sulla sua autentica aderenza ai principi base della cooperazione. La Kroes, commissaria responsabile della concorrenza, ha aperto infatti una procedura contro l’Italia per i presunti benefici fiscali che godrebbero le banche di credito cooperativo e ha accusato la deducibilità degli utili a riserva.

Le attuali procedure che minacciamo l’esistenza del sistema cooperativo sono una spada di Damocle che pende sulla nostra economia, perché, in questo momento così difficile, sono garanzia per lo sviluppo del nostro sistema produttivo. Il fatto che siano ancora aperte procedure contro l’Italia dimostra che c’è una precisa volontà di spazzare via queste realtà che, invece, hanno il merito di sostenere e aiutare la piccola e media impresa e molte realtà presenti nel nostro Paese.

Pare strano che l’Europa che da sempre non si è mai opposta e spesso ha taciuto sugli aiuti dati alle banche ora voglia essere così severa con le Banche di Credito Cooperativo, contro le quali si è deciso di sferrare un vero e proprio attacco. Nessun privilegio nei loro confronti, perché, come rivelano i numeri, le BCC servono all’Italia nella misura in cui sfiorano il 4% della raccolta e l’8% degli impieghi del sistema creditizio. Hanno una forza che altri soggetti non possiedono: sono legate alle realtà produttive territoriali e portano sostegno alla micro e piccola impresa.

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