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Economia e Finanza

GENERAL MOTORS/ Piano entro l’1 giugno, ma i creditori non ci stanno

Gm stima di aver bisogno di 27 miliardi di dollari per portare a termine il proprio piano di ristrutturazione, cioè 4,5 miliardi di in più rispetto a quanto previsto in febbraio

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In caso di ricorso al Chapter 11, cioè l'amministrazione controllata, gli attuali azionisti di General Motors non riceveranno nulla in cambio dei loro titoli. Lo precisa Gm in una comunicazione alla Sec, nella quale prevede di ottenere entro l'1 giugno ulteriori 2,6 miliardi di dollari dal governo americano, portando così a 18 miliardi il debito nei confronti dello stato.

Gm stima di aver bisogno di 27 miliardi di dollari per portare a termine il proprio piano di ristrutturazione, cioè 4,5 miliardi di in più rispetto a quanto previsto in febbraio.

Se il 90% dei creditori non accetterà il drastico piano di riduzione del debito presentato dalla casa automobilistica, il ricorso al Chapter 11 sarà inevitabile. Il piano di Gm prevede che al Tesoro vada - come già annunciato nei giorni scorsi - il 50% della nuova società, a fronte del 39% dell'United Auto Worker (Uaw). I creditori si troverebbero con in mano il 10%, mentre agli attuali azionisti resterebbe l'1%.

Per l'attuazione di tale progetto, Gm sarà costretta a emettere oltre 60 milioni di nuove azioni e offrirà un titolo nuovo ogni 100 attualmente controllati. Ma il nodo dei creditori non sarà facile da sciogliere: gli obbligazionisti hanno già detto no a questo progetto, e rilanciato con un piano che prevede che a loro vada il 58% della società. L'amministratore delegato di Gm, Fritz Henderson, ha però precisato che il Tesoro non vorrebbe i creditori sopra il 10%.

In vista della scadenza dell'1 giugno, Gm avvierà in settimana nuove trattative con il sindacato che, in una lettera, ha invitato al Congresso a opporsi al piano della casa automobilistica di chiudere 16 impianti proprio mentre crescono le esportazioni verso il Messico e altri paesi. La chiusura infatti - avverte il sindacato Uaw - si tradurrebbe nella perdita di migliaia di posti di lavoro.

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