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Economia e Finanza

RIMEDI/ Il mix vincente contro la povertà

A rispondere ai bisogni dei più poveri non può essere solo lo Stato, specie in un momento di crisi come quello attuale. PAOLA PIERRI, presidente di Unidea-UniCredit Foundation ci spiega il ruolo che può avere il privato in questo campo

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La crisi che stanno attraversando tutte le economie del mondo mette ancor più in risalto il problema di chi fatica e non riesce a soddisfare i suoi bisogni più elementari, come quello del cibo. Perché è proprio in questi momenti che occorre fare di più per rispondere a questi bisogni. Un compito cui sono chiamati a rispondere anche i soggetti privati, e non solo la politica. Ce lo ricorda anche Paola Pierri, Presidente di Unidea-UniCredit Foundation, fondazione privata del gruppo UniCredit che sostiene, con successo, anche i progetti della Fondazione Banco Alimentare.

 

Cosa può fare e quali compiti spettano al mondo del non profit in un momento di recessione come quello attuale?

Come ha detto Ivan Lo Bello, Presidente del Banco di Sicilia, nel suo saluto all’inizio dei lavori delle Assise della Federazione Europea dei Banchi Alimentari che si è da poco conclusa a Palermo, il modo più serio per rispondere alla crisi è fare bene il proprio mestiere. Questo vale per il for profit così come per il non profit, che sono chiamati in momenti come questi a dare il meglio di sé e a tirare fuori quelle capacità, quelle energie, quelle risorse che devono essere mobilitate nelle fasi di difficoltà, che sono poi le grandi occasioni di cambiamento e di riflessione.

Dunque la lotta al disagio sociale non è solo un tema politico?

È ovvio che l’attenzione sia concentrata sulle politiche pubbliche e sulle misure che lo Stato è in grado di attivare per far fronte alla crisi, ma questo non esime gli individui, le aziende, il non profit dal prendere su di sé la responsabilità di una parte, seppur piccola, delle risposte e delle soluzioni.

Quale è la vostra idea-guida e come si concilia con quella di Banco Alimentare?

Unidea-UniCredit Foundation cerca sempre di lavorare in una logica di partnership e non di limitarsi all’erogazione di grants. Da questo punto di vista, il rapporto con il Banco Alimentare è un ottimo esempio di come si possa collaborare attraverso iniziative diversificate e piani di lungo periodo.

Come si articola il sostegno di Unidea-UniCredit Foundation al Banco Alimentare?

Unidea-UniCredit Foundation collabora con il Banco Alimentare da diversi anni, sia per l’avvio e lo sviluppo di “Pronto Banco” in Sicilia, sia per le attività istituzionali del Banco Alimentare.

“Pronto Banco” è un’iniziativa di sostegno telefonico e suggerimenti operativi a persone in difficoltà. Dopo cinque anni, come giudica questa esperienza?

L’iniziativa di “Pronto Banco” in Sicilia - 1.398 enti convenzionati, 3.500 servizi di assistenza, 6.700 chiamate in entrata e 8.170 in uscita nel solo 2008 - ci sembra importante proprio per la sua capacità di dare risposte concrete al disagio sociale e di valorizzare al meglio le competenze specifiche degli enti pubblici, associazioni del territorio e operatori sociali. Peraltro, la capacità di dare risalto al ruolo di ciascun attore sociale in una logica di rete può essere la strada per avviare altre iniziative in grado di rispondere a esigenze emergenti soprattutto in questo momento.

Trasformare il surplus di pochi nel necessario per molti: questa esperienza è “esportabile” anche per altri paesi?

Proprio come braccio operativo nel non profit di un grande gruppo bancario internazionale (presente in 22 paesi in Europa centro-orientale e in Asia centrale), siamo sempre interessati a sostenere iniziative nei diversi paesi e le esperienze dei Banchi Alimentari ci sembrano un ottimo esempio di come si possa coniugare la standardizzazione derivante da anni di esperienza in diverse aree del mondo con il rispetto delle specificità locali.

Dall’aiuto dei Banchi Alimentari dipendono quattro milioni di poveri in Europa. Non c’è un paese indenne dal bisogno?

Purtroppo non c’è paese dove una parte della popolazione non sia ancora alle prese con i bisogni di base. Il cibo rappresenta un bisogno elementare e affrontare questo problema ci spinge a non dimenticare la vera dimensione che assume il disagio sociale, anche molto vicino a noi.

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