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Economia e Finanza

CISL/ La rivoluzione di Bonanni, quando sindacato e industria collaborano al bene comune

FIORENZO COLOMBO tira le somme di tutti i principali passaggi innovativi compiuti dal proprio sindacato sotto la guida di Raffaele Bonanni dimostrando come sia possibile tutelare i lavoratori ricercando l’armonia e non il conflitto fra le parti

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Il Congresso della Cisl, tenutosi a Roma negli scorsi giorni, ha avuto il merito, tra gli altri, di aver riportato all’attenzione della pubblica opinione i “temi della realtà”, in questi giorni in cui sembra che il dibattito sui problemi del Paese sia orientato dai troppi gossip che, paradossalmente, sono diventati materia della politica.

Eppure, tra velinate e moralismi ricorrenti, nel Paese (ma anche in tutto il mondo industrializzato) si stanno consumando vicende cruciali, per l’oggi ed il futuro, dai tentativi di regolare/stimolare le vie per la fuori-uscita dalla crisi al riassetto del settore auto, dalle massicce iniezioni sul fronte economico per finanziare gli ammortizzatori sociali (e l’Abruzzo) alle necessità conseguenti di reperire risorse per le casse pubbliche (vedi i discorsi sulle pensioni) ed un nuovo orizzonte del Welfare (il Libro Bianco del Ministro Sacconi), che cambia il paradigma della spesa sociale in Italia.

La Cisl ha avuto il merito di “stupire” con l’introduzione di alcune parole decisive, quali la responsabilità in capo ai vari attori della politica economica e sociale, tra cui il sindacato, la partecipazione ai processi di democrazia economica, nel Paese e nelle Imprese, una consapevolezza circa il bisogno di unità tra i vari soggetti per fare, in alternativa «a chi critica e fa polemiche senza fare proposte realistiche e credibili, rinchiudendosi in fortini che assomigliano alle prigioni» (sindacato e bipolarismo muscolare).

Vengono inseriti con forza nel glossario sindacale cislino (e dagli interventi di Bonanni) le preoccupazioni circa l’assenza dal dibattito del termine “sussidiarietà”, il riferimento alla Dottrina Sociale della Chiesa (qualcosa di più e di diverso dal “cristianamente ispirati”) sulla necessità di ricostruire un nuovo umanesimo del lavoro, la centralità della persona, della famiglia tradizionale e della comunità.

Nei fatti (e sui giornali) Bonanni ha segnalato che «la lotta di classe è morta e sepolta».

Possiamo ben affermare che ciò rappresenta la naturale evoluzione a cui sta giungendo la Cisl, dopo le coraggiose strade percorse sulla riforma degli assetti della contrattazione in Italia, con una Cgil autoesclusa dalle firme degli accordi più per problemi interni (in vista del dopo Epifani) e per non alterare gli equilibri nei rapporti con le opposizioni politiche facenti capo alla sinistra, assimilando il Governo e tutte le Associazioni dei datori di lavoro in una accusa rovesciata (il mondo sta isolando la Cgil).

Ma per stare al merito del Congresso ed in sintesi i suoi fatti salienti:

La Cisl si presenta con una costante crescita di associati e, tra i lavoratori attivi, è ormai prossima ai numeri che rappresenta la Cgil: da qui una pari dignità completa, di fatto e nella rappresentatività, con una coesione interna molto elevata (Bonanni è stato rieletto con il 99% dei consensi), con un gruppo dirigente relativamente omogeneo sul piano politico e culturale, al centro e in buona parte delle periferie.

La presenza di esponenti di Governo ai massimi livelli (Letta, Tremonti, Scaiola, Sacconi, il Sindaco Alemanno), la straordinaria sintonia con lo stesso Ministro del Welfare, esito di una relazione fattiva costruita negli anni che hanno portato al Patto per l’Italia del 2002, l’ottimo rapporto con alcuni esponenti significativi dell’opposizione (E.Letta, Casini, Rutelli, Franceschini), il rilancio del Forum delle Associazioni (Confcooperative, Confartigianato, Mcl, CdO e altre, con la sola esclusione delle Acli), segnalano il credito della Cisl e la sua autorevolezza nei processi decisionali del Paese, oltre che una condivisione di uno schema intorno agli obiettivi da perseguire, nonché una modalità di dialogo aperta ad un fare rete con diversi interlocutori e forze sociali.

L’accoglienza e l’intervento del Presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia (c’è sempre una prima volta, anche in un congresso sindacale), con una presentazione che segnala un passaggio dal classico schema della controparte alla comune responsabilità circa le sorti dell’apparato industriale e della sua base occupazionale (da controparte a “cumparte”, sempre secondo Bonanni); infatti, a titolo di cronaca, il capo del sindacato mondiale è intervenuto segnalando che lui non ha capito gli italiani, che vanno d’accordo con il Governo e gli Industriali

La relazione di Bonanni, i documenti finali, gli interventi, i temi preparatori del dibattito delineano una Cisl molto pragmatica e concreta, fuori da approcci ideologici e vagamente terzomondisti quali taluni in passato; una linea che, apparentemente, sembra navigare a vista nell’attuale situazione ma che in realtà prefigura l’abbraccio di un orizzonte culturale e politico radicato nell’auspicio della pratica della sussidiarietà e della migliore tradizione che scaturisce dalla presenza cattolica in Italia, senza tradire uno spiccato ruolo sindacale nelle tutele nel mondo del lavoro e con i servizi offerti sul territorio.

La proposizione di un modello contrattuale che, lungi dalla sua destrutturazione, auspica il suo adattamento nel territorio e nelle aziende usando la leva legislativa della defiscalizzazione e di sgravi contributivi per le quote di retribuzione correlate agli andamenti economici delle singole imprese e ai fattori di merito (se questa non è legislazione di sostegno); l’estensione della bilateralità contrattuale, quale strumento di cambiamento e integrazione ad una linea di welfare to work ( anche qui il Libro Bianco..), partendo dalle esperienze e tradizioni sindacali del mondo dell’edilizia e dell’agricoltura (i metalmeccanici poco hanno da dire su questo fronte).

L’offerta alla Cgil di una sponda di ripresa nei rapporti sul terreno della riforma fiscale per i lavoratori dipendenti e per i pensionati, senza venir meno alle regole sancite dagli accordi recentemente firmati con il Governo; un terreno in cui la strada è obbligata e la Cisl, in virtù di ciò, non esaspera toni e contenuti, in una linea soft ma ferma, non gridata ma concreta sui singoli aspetti della vita politico-sindacale.

Da ultimo e poco noto alle cronache, una serie di iniziative interne importanti quali la nascita di una nuova aggregazione organizzativa di tutti i lavoratori non-standard riunificati (somministrati, autonomi, co.co.pro., ecc.), affidata alla guida di chi, in questo segmento del mercato del lavoro, ha costruito la presenza della Cisl in questi 10 anni dopo la legge Treu (Guizzardi); così come la promozione nella dirigenza di nuove figure del mondo degli immigrati e l’inserimento di giovani neo laureati, provenienti da diverse esperienze, in ruoli a tempo pieno. Da segnalare altresì il cambiamento della dirigenza in Lombardia (segretario Petteni), palcoscenico decisivo per gli scenari nazionali e per le relazioni inerenti Regione Lombardia.

Certamente non possiamo dimenticare che la Cisl non è monolitica, che fonda la sua presenza su Federazioni e Territori in parte autonomi e indipendenti nella costruzione di linee e valutazioni politiche di natura sindacale, in quanto essendo un’organizzazione di rappresentanza (e non una azienda) non sussistono leve gerarchiche o coercitive e la sua classe dirigente proviene da esperienze molto variegate; per esempio, in materia scolastica e universitaria, siamo ancora lontani nell’abbracciare i temi della libertà di educazione, delle scuole private e dell’autonomia professionale del personale docente.

Tuttavia è indubbio che la Cisl ha intrapreso una strada importante, diversa dal recente passato, da incoraggiare, non fosse altro perché pochi soggetti oggi, nella pratica concreta, assumono posizionamenti non conformisti e poco “politicamente corretti”, senza gridare e senza l’ossequio ai media, molto attenti alle elite borghesi e meno al popolo che opera e silenziosamente costruisce, pur tra contraddizioni, sofferenze e con una povertà che attanaglia un numero crescente di persone e famiglie.

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