BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

OCSE/ Rialzate le stime sul PIL, ma in Italia resta forte la recessione

Per l'economia mondiale il peggio sembra essere stato evitato. Il fondo della peggior crisi degli ultimi 60 anni sarà con ogni probabilità toccato verso la fine di quest'anno, ma quella che poi seguirà sarà comunque una ripresa debole e fragile

Per l'economia mondiale il peggio sembra essere stato evitato. Il fondo della peggior crisi degli ultimi 60 anni sarà con ogni probabilità toccato verso la fine di quest'anno, ma quella che poi seguirà sarà comunque una ripresa debole e fragile: i danni socio economici ereditati si protrarranno nel tempo e la disoccupazione schizzera' a livelli record. Per i governi di tutto il mondo non c'e' dunque tempo di rilassarsi perche' le sfide restano elevate e servono ancora sforzi notevoli. Soprattutto in paesi come l'Italia dove la recessione e' molto profonda e la situazione dei conti pubblici particolarmente compromessa. Il panorama delineato oggi dall'Ocse nell'Economic Outlook per la congiuntura internazionale e' per la prima volta da due anni piu' roseo rispetto alle ultime stime ufficiali, grazie soprattutto al miglior andamento dell'economia in alcuni paesi emergenti e negli Stati Uniti. Un contributo importante che ha permesso di evitare il peggio, riconosce inoltre l'Organizzazione per la cooperazione economica e lo sviluppo, e' arrivato dalle politiche di stimolo adottate in tutto il mondo. Le previsioni per il Pil dei paesi dell'area sono state riviste al rialzo: nel 2009 il calo sara' del 4,1% contro il 4,3% atteso a marzo scorso, mentre per il 2010 si prevede un rialzo dello 0,7%, rispetto a un calo dello 0,1%. E, in particolare, il Pil americano non scendera' piu' del 4% ma del 2,8% quest'anno e nel 2010 salira' dello 0,9% invece di restare inchiodato allo zero. In paesi come Cina e India la crescita sara' ben superiore: nel 2009 rispettivamente +7,7% e +5,9%, nel 2010 +9,3%, +7,2%. Critica resta invece la situazione di Eurolandia, dove segnali di ripresa 'non sono ancora chiaramente visibili': il Pil scendera' del 4,8% quest'anno (-4,1% nelle precedenti stime) per poi registrare una crescita zero il prossimo (-0,3%). La ripresa che arrivera' sara' lenta e l'aumento della disoccupazione (al 12% nel 2010) colpira' la spesa per consumi. Il ritmo del declino tuttavia diminuira' grazie alle misure governative e alla ripresa del commercio internazionale. In Italia la recessione 'molto forte' si protrarra' fino alla fine del 2009, con il calo dell'export e il peggioramento delle condizioni finanziarie che hanno colpito duramente gli investimenti. La disoccupazione salira' significativamente, per toccare il 10,2% nel 2010, mentre il deficit registrera' un aumento 'sostanziale' per attestarsi al 5,3% quest'anno e al 5,8% il prossimo. Alla luce della situazione generale, dunque, le stime Ocse parlano ora di un calo del Pil del 5,5% quest'anno (-5,3% agli ultimi aggiornamenti) e un ritorno a un +0,4% il prossimo. Le misure adottate dal governo sono state 'sagge': e' stato evitato infatti uno stimolo fiscale aggressivo preferendo riallocare la spesa all'interno del bilancio previsto in modo da far fronte alle preoccupazioni sociali e dare stimolo economico all'attivita'. Nell'area euro il ritmo del declino rallentera' grazie alle misure governative. Inoltre nel 2010 la ripresa del commercio mondiale aiutera' le esportazioni e il miglioramento delle condizioni finanziarie rilancera' gli investimenti. Ora per i paesi di tutto il mondo non c'e' ragione di compiacersi, bisogna agire. L'Ocse invita quindi i governi ad 'implementare velocemente e in pieno le misure di stimolo gia' annunciate'. Inoltre 'e' urgente una migliore regolamentazione e supervisione dei mercati finanziari' per evitare il ripetersi di crisi come questa. L'Ocse suggerisce infine una 'exit strategy': quando la ripresa sara' abbastanza solida 'sara' necessario un consolidamento', riducendo debito pubblico e deficit, in modo coordinato tra i diversi paesi. E si dovra' prevedere un piano 'chiaro e credibile' e una tabella di marcia per il ritiro delle misure di emergenza.

© Riproduzione Riservata.