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BANCHE/ Cgia: in un anno sofferenze invariate, ma preoccupa il Sud

Pubblicazione:sabato 6 giugno 2009

 

Da settembre 2008 a marzo 2009 l'incidenza delle sofferenze sui prestiti erogati alle famiglie produttrici (aziende con meno di 5 dipendenti) è scesa dello 0,4%. Per le altre aziende, invece, è aumentata dello 0,1%. A livello territoriale, nonostante una generale leggera contrazione, preoccupa la situazione del Mezzogiorno. L'analisi è della Cgia di Mestre sviluppata attraverso il proprio osservatorio sul credito.

«Le aziende italiane, nonostante la crisi, si confermano buone pagatrici - sostiene Giuseppe Bortolussi, segretario dell'associazione degli artigiani e delle piccole imprese di Mestre - almeno nei confronti del sistema creditizio. E le micro imprese, da settembre a marzo scorso, hanno addirittura

diminuito l'incidenza delle sofferenze sul totale dei prestiti ottenuti, passando da un 6,9%, registrato nel settembre del 2008, al 6,5% conseguito nel mese di marzo di quest'anno. Anche se, a partire dall'inizio del 2009, c'e' stata un'inversione di tendenza e l'incidenza ha cominciato a risalire».

Leggermente diverso, invece, l'andamento registrato dalle societa' non finanziarie: l'incidenza delle insolvenze, secondo Cgia, e' aumentata di un leggerissimo 0,1% passando dal 3,2% del settembre 2008 al 3,3% del marzo scorso.

«Anche se - prosegue Bortolussi - tutti gli esperti sono concordi nel ritenere che il deterioramento dei pagamenti segue con ritardo il peggioramento della congiuntura, fino a questo momento possiamo dire che, nonostante gli effetti della crisi e il conseguente calo dei consumi le imprese italiane hanno mantenuto fede ai loro impegni. In particolar modo le piccolissime, che non godono di un buon trattamento da parte delle banche italiane».

La Cgia è riuscita a verificare anche la situazione emersa a livello regionale nel secondo semestre del 2008. Anche in questa fase si è registrata una leggera contrazione dell'incidenza delle sofferenze sugli impieghi e in questo caso, oltre alle imprese, vengono incluse anche le famiglie consumatrici. Preoccupa, purtroppo, lo storico differenziale esistente ancora tra Nord e Sud del Paese.

 

 



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