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FINANZA/ Ecco perché l’Europa pagherà il prezzo più alto della crisi

Nelle ultime 24 ore da Francoforte e Berlino sono arrivate notizie che non depongono affatto verso un check up favorevole per il vecchio continente. Ma qual è stato l’errore di fondo che vedrà l’Europa pagare il prezzo più alto di tutti alla crisi?

Euro_ZeroR375_03mar09.jpg (Foto)

L’economia della Germania, si sa, è un po’ il termometro con cui si misura lo stato di salute dell’Europa. Beh, nelle ultime 24 ore da Francoforte e Berlino sono arrivate notizie che non depongono affatto verso un check up favorevole per il vecchio continente. La Confindustria tedesca ha confermato che la metà dei suoi membri sta patendo una contrazione del credito e lo stesso ministro delle Finanze, Peter Steinbruck, ha dovuto finalmente ammettere che «dobbiamo prendere molto seriamente in considerazione il rischio di un credit crunch per la seconda metà di quest’anno».

 

Alleluja, alla fine l’ha capita anche lui. Ma non basta. A confermare la gravità della situazione sono giunte le richieste accessorie di Steinbruck: sospensione di Basilea 2 per permettere il salvataggio delle banche e soprattutto prestito diretto da parte dello Stato per far ripartire il credito. Suona, ad occhio e croce, come una chiamata d’emergenza.

Sempre dalla Germania, poi, sabato scorso la BaFin, l’ente regolatore di Borsa e mercati, ha reso noto che i bad debts in pancia alle banche tedesche «stanno per scoppiare come una granata» avendo toccato quota 816 miliardi di euro, 268 dei quali in conto solo a Hypo Real. Senza dimenticare che il deficit tedesco sta toccando il 6%, portando il debito su Pil all’86%: stiamo parlando della locomotiva d’Europa!

Gli esperti della Bce, d’altronde, hanno parlato chiaro: ci sono almeno altri 203 miliardi di euro di svalutazioni da fare entro l’anno nei bilanci delle banche Ue e questo nonostante proprio la Banca centrale europea abbia recentemente iniettato la cifra monstre di 442 miliardi di euro nel sistema per rilanciare il credito. Tutto inutile.

Ma dal resto dell’Unione non arrivano notizie migliori. Il ministro spagnolo delle Finanze, Luis Espadas, ha confermato con il massimo del candore che il rapporto debito pubblico/Pil della Spagna potrebbe tranquillamente raggiungere il 90%: nel 2007 era il 36%, tanto per capirci. Quello italiano è previsto al 116% nel 2010, quello greco al 109%, quello belga al 101% e quello francese all’86%: trovate forse spazio per dell’ottimismo? Se sì, calcolate che la contrazione dell’eurozona quest’anno - stando a dati del Fondo Monetario Internazionale – toccherà il 4,8% contro il 2,6% degli Stati Uniti.

Ma qual è stato l’errore di fondo che vedrà l’Europa pagare il prezzo più alto di tutti alla crisi? Certamente la scelta della Bce di non seguire l’esempio di Giappone, Gran Bretagna, Canada e Stati Uniti nella politica di quantitative easing ha portato a una netta contrazione del credito privato in questi ultimi mesi e peserà ancora di più nei prossimi.

Ma che cos’è il quantitative easing? Si tratta del processo di “creare moneta” da parte delle banche centrali al fine di acquistare, per esempio, titoli di stato in mano ai privati. Si tratta di una strategia che viene messa in campo quando i tassi d'interesse sono vicini allo zero e l'istituto centrale ha pochi margini di manovra sul costo del denaro: attraverso il quantitative easing viene allargata la massa monetaria presente in un sistema. Peccato che la massa monetaria M3 nell’eurozona sia crollata a febbraio al 5,9% (salvo poi risalire e frenare ancora nei mesi successivi), un segnale che ricorda pericolosamente quello risuonato negli States prima del crollo di Lehman Brothers: alla Bce, però, nessuno pare preoccuparsene.

La seconda settimana di settembre cambieranno idea, ignorare l’M3 è scelta che si fa a proprio rischio e pericolo: non è certo l’Hindemburg Omen, ma difficilmente si sbaglia a segnalare i marosi a dispetto dell’indice Vix, quello che determina la volatilità dei mercati, ancora basso rispetto ai livelli massimi della crisi nonostante i tracolli post-green shots delle scorse settimana (si chiama euforia suicida o speculazione, non ha fondamentali a cui fare riferimento). Forse, più che tenere un nuovo referendum sul Trattato di Lisbona, l’Irlanda dovrebbe tenerne uno sulla capacità della Bce di intervenire a tutela della propria economia: la massa monetaria M3 irlandese è crollata alla velocità del 30% annuo lo scorso mese, praticamente una condanna a morte per un’economia iper-indebitata come quella di Dublino.

Se a questo unite il combinato congiunto della bomba ad orologeria rappresentata dal tasso di disoccupazione Ue che nella sola Spagna potrebbe sfondare quota 20% con la crescita esponenziale, entro il 2040, del numero di pensionati su lavoratori attivi, allora avete perfettamente chiaro cosa aspetta nel recente futuro l’Europa. Certo, a dire che le cose vanno male si ha un buon 50% di possibilità di azzeccarci, però bisogna anche avere le cifre per corroborare questa negatività, altrimenti si gioca solo a dadi. Come vedete, le ho messe in fila una dopo l’altra queste cifre. Lascio i dadi ad altri.

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COMMENTI
15/07/2009 - ulteriore nota (alessandro giudici)

In merito alla risposta dell'autore al mio precedente commento, vorre aggiungere quanto segue. Innanzitutto sono d'accordo sul giudizio politico in merito alla BCE e alla BoE. Non condivido in toto invece il giudizio su Brown etc, nonostante sia vero che l'anno prossimo verra' mandato a casa. In primo luogo l'ipotesi sottostante che il governo Cameron fara' meglio e' tutta da provare. E qui ovviamente c'e' il beneficio del dubbio. Non mi dispiace Cameron come persona, ma quando discute di politiche per il futuro non vedo tutta questa differenza "sistemica" in rispetto a quelle proposte da Brown o dai liberal democratic. Vedremo. In secondo luogo c'e' una bella domanda aperta su quanto spazio l'anno prossimo il BNP prendera' in parlamento, visti i risultati di quest'anno (e conseguenti fondi maggiori per la campagna), il fatto che la crisi si acuira' (e quindi il BNP avra' piu' presa su un certo elettorato, e infine il fatto che c'e' una disaffezione crescente verso la politica (la domanda su quanti andranno a votare anche l'anno prossimo e' aperta). Infine, ho un dubbio grande come una casa sulla tenuta della cosa piu' importante per un paese, cioe' del sistema educativo. Quello inglese sembra al collasso (a parte in certi luoghi storici), con particolare riferimento all'universita' (la qualita' del sistema inferiore e' morta da tempo...) cosi come il modello su cui si basa. Di questo vedo segnali inquietanti tutti i giorni, facendo un PhD in Management a Cranfield SOM.

 
14/07/2009 - nonostante tutto l'Europa se la caverà (gc cg)

Dissento totalmente. Bottarelli, davvero crede che stampare moneta (anche se dire quantitative easing suona effettivamente più cool) sia la panacea dei problemi economici? Io credevo fosse l’ultima spiaggia dell’archetipica repubblica delle banane. In generale, le faccio notare che i paesi “continentali” hanno almeno preservato un apparato industriale, un’economia più diversificata, un tasso di risparmio più alto e una serie di protezioni sociali che, pur nella loro imperfezione, sono stati provvidenziali. Da qui si può ripartire. Altrettanto non si può dire per USA e Regno Unito. Le loro economie sono state completamente smaterializzate a beneficio dei servizi finanziari – ovvero tutte le uova sono state messe in un paniere, con quale lungimiranza… hanno deficit commerciali strutturali (importano tutto) tassi di indebitamento privato e ora anche pubblico paurosi. Questi sono problemi ben più profondi dei toxic assets. Guardi cosa dice Jim Rogers sulle prospettive del Regno Unito e soprattutto Peter Schiff su Obama e i vari programmi di “stimolo". Sperando che abbia second thoughts. Regards

 
14/07/2009 - Quis custodiet custodes? (Pilade Tonin)

Se la banca centrale europea, a Francoforte, puo' decidere per suo statuto, in modo praticamente indipendente dal potere politico europea, e se lo stesso potere politico europeo è così frammentario e litigioso, chi sarà in grado di dirigere l'economia europea fuori dal guado? Forse qualche centinaio di milioni di formichine? Non penso però che riuscirebbero ad uscire dall'oppressione delle multinazionali che l'Europa ha creato e che fagocitano ormai tutte le risorse finanziarie e produttive.

 
14/07/2009 - e quindi? (alessandro giudici)

Seguo costantemente da Londra questa serie di articoli, altamente interessante e con contenuti invero globalmente condivisibili. D'altra parte a) sarebbe ulteriormente utile che fossero accompagnati da qualche suggerimento costruttivo, se no tanto vale chiudere baracca e burattini e chi si è visto si è visto (da cui sorgerebbe la domanda sul perchè spendere tempo a scrivere su questo sito); b) non si capisce bene se l'autore veda tutto nero in Europa ma NON in UK o ANCHE in UK, vista per di più la sua profonda conoscenza del contesto anglosassone.

RISPOSTA:

Anch’io vivo a Londra e quindi mi rendo quotidianamente conto di quanto la crisi stia picchiando duro anche qui ma ci sono due, piccolo differenze. Uno, la City – se tedeschi e francesi tornaranno a piu’ miti consigli - e’ ancora in grado di essere il motore dell’economia. Due, la mia non anglofilia congenital ma il fatto che qui gli errori in economia li sta facendo il governo Brown che tra pochi mesi gli inglesi avranno la gioia di mandare a casa, la Bank of England non ha sbagliato quasi nulla a differenza della Bce. Qualcuno pensa di poter mandare a casa I burocrati di Francoforte con il voto? (Mauro Bottarelli)

 
14/07/2009 - Politica monetaria della BCE e Bad Bank tedesca (Enrico Castro)

Trichet ha spiegato[1] perché non sta adottando la stessa politica degli altri banchieri centrali. Inoltre per la Germania bisogna aggiungere che il governo tedesco sembra aver trovato un accordo[2] per l'istituzione di una bad bank. [1] http://blogs.wsj.com/economics/2009/07/13/trichet-why-the-ecb-isnt-acting-like-the-fed/ [2] http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Finanza%20e%20Mercati/2009/07/Germania_Bundestag_bad_bank.shtml?uuid=e3e59452-67e9-11de-bb24-784de86f3209&DocRulesView=Libero&fromSearch

RISPOSTA:

Sono al corrente del fatto che la Germania stia approntando una bad bank ma vorrei sapere come puo’ reggere l’impatto, al netto del deficit statale e della crescita del debito pubblico (debito su Pil 86 per cento di rapporto), di qualcosa come 816 miliardi di euro di assets tossici (lo conferma la BaFin, non il sottoscritto) a livello di bilancio federale dopo tutto cio' che ha gia' speso? Forse nella Ruhr oltre al carbone ci sono anche miniere d’oro e pezzo di petrolio? (Mauro Bottarelli)