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CRISI/ Allarme disoccupazione CNEL: a rischio 500.000 posti di lavoro

Pubblicazione:domenica 26 luglio 2009

Il rapporto del Cnel dà dati allarmanti sotto il versante della disoccupazione e della crisi economica. «Le previsioni per i prossimi mesi» recita il rapporto «sono molto incerte. La disoccupazione in Italia continuerà ad aumentare e il ricorso agli ammortizzatori sociali sarà ancora significativo. Il ricorso alla Cassa Integrazione nell'ultimo bimestre ha registrato un rallentamento ma resta su livelli assoluti molto elevati a testimoniare della profondità della crisi». Anche il panorama futuro del mercato del lavoro viene dipinto a fosche tinte dal Rapporto del Cnel che stima per il 2009 «una perdita di posti di lavoro tra le 350mila e le 540mila unità se misurato in forze di lavoro e tra le 620mila e le 820mila in termini di Ula (unità lavorative annue). Lo stock di disoccupati potrebbe aumentare in una forchetta che oscilla tra 270mila e 460mila unità».

 

«Il tasso di disoccupazione a fine anno potrebbe collocarsi, nella peggiore delle ipotesi, poco al di sotto del 9%. Cruciali - secondo il Cnel - nel determinare le caratteristiche e l'intensità della ripresa saranno gli ultimi mesi del 2009 e i primi del 2010». Per queste ragioni «è importante che vi sia piena consapevolezza del fatto che nei prossimi mesi potrebbero rendersi necessari ulteriori interventi per estendere e rendere ancora più flessibili i sostegni al reddito».

 

«I risultati ottenuti dall'attuale sistema di ammortizzatori sociali (così come è stato rafforzato per il biennio) non eliminano la necessità di una riforma del sistema -di cui si parla dal 1997- ma ne possono consentire una discussione più equilibrata e più completa». Il Cnel proporrà questo argomento al centro della riflessione dei prossimi mesi, unitamente a quella più complessiva sul futuro del sistema di welfare in Italia.

 

Il Cnel ritiene, inoltre, che una riforma degli ammortizzatori sociali debba tenere conto di alcuni elementi determinanti: «a) le condizioni di accesso ai sostegni al reddito e le compatibilità di un livello di carattere universale con i costi in termini di sostenibilità finanziaria; b) il rafforzamento delle azioni di formazione e di orientamento, ancora oggi troppo slegate dai bisogni reali del mercato del lavoro, se si vuole riorientare il sentiero di sviluppo dell'economia italiana sui cosiddetti green jobs o su i white jobs (lavori legati ai servizi socio-sanitario-assistenziali alla persona o alle famiglie); c) quale sistema di tutele e sostegni al reddito può essere possibile per il lavoro indipendente, la vittima più significativa di questa crisi. E questo è per il sistema produttivo italiano una perdita di grande rilevanza, che deve essere quantomeno attenuata».

 

Le indicazioni fornite dal Rapporto consentono di affermare che «siamo in una fase di forte difficoltà e di grande incertezza. Le scelte più importanti da parte delle imprese avverranno - si legge nel documento - con tutta probabilità nel prossimo semestre. La “tesaurizzazione” del capitale umano dipenderà dalle scelte di politica economica nazionale ma anche dalla congiuntura internazionale. L'assetto del sistema di ammortizzatori sociali sarà determinante per garantire la necessaria coesione sociale e la tenuta del sistema produttivo».

 

Rispondendo a Bankitalia, il ministro del Lavoro Maurizio Sacconi ha voluto precisare che “in questa stagione non si può fare una riforma strutturale ed organica degli ammortizzatori sociali”. Né, ha detto intervenendo alla presentazione del Rapporto Cnel, «possiamo a regime pensare di proporre per periodi troppo lunghi misure di protezione del reddito. Noi non faremo – ha spiegato - il salario garantito per chiunque, comunque e a prescindere. Una parte di esclusione c'è». Agli inoccupati, ha spiegato, «dobbiamo dare molte canne per pescare, ma non pesci». In sostanza per Sacconi occorre mantenere un requisito d'accesso agli ammortizzatori: «Per accedere alla cassa integrazione devi aver lavorato».

 

In serata il ministro del Lavoro ha però annunciato in una nota, dopo la relazione del Governatore della Banca d'Italia nella sede parlamentare che ha espresso la posizione collegiale dell'Istituto, di aver «chiesto l'opportunità di un utile confronto con i qualificati esperti del Servizio Studi della Banca d'Italia, verso i quali porto sincera stima, sulle caratteristiche del nostro mercato del lavoro e sui modi con cui dare la migliore protezione attiva ai disoccupati».

 

«L'esperienza positiva che stiamo registrando con gli ammortizzatori straordinari che abbiamo aggiunto a quelli ordinari - ha rimarcato - può consentirci di riflettere insieme sulla costruzione domani di una riforma strutturale e sulle modalità immediate di accompagnare reddito a vera formazione».



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