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MEETING/ Passera (Intesa): la crisi non è finita, ma abbiamo una “ricetta”

Ospite del Meeting di Rimini, Corrado Passera, amministratore delegato di Intesa Sanpaolo, parla a ilsussidiario.net della situazione del mondo finanziario e del rapporto banche-imprese. Nonostante i segnali di miglioramento, la crisi resta, ma le banche non faranno mancare il loro apporto alle imprese

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Ospite del Meeting di Rimini dove partecipa all’incontro “Affrontare la crisi e rilanciare le imprese: da dove partire?”, Corrado Passera, ad di Intesa Sanpaolo, parla a ilsussidiario.net della situazione del mondo finanziario e del rapporto banche-imprese. In particolare, Passera spiega come sia «importante sostenere quelle aziende che hanno problemi finanziari contingenti e non definitivi».

 

Il presidente della Fed Bernanke nel discorso per il convegno annuale della Fed a Jackson Hole ha dichiarato che le prospettive di un ritorno alla crescita nel breve termine sono buone, ma che di fronte a noi ci sono ancora sfide difficili. Si sente di condividere questa opinione in riferimento alla realtà italiana?

 

Ci sono vari segnali positivi o meglio sono venuti meno alcuni segnali negativi. Il fatto che l’economia abbia smesso di calare in alcuni Paesi è un fatto positivo, ma ciò non è avvenuto in tutti i Paesi e in particolare non è ancora avvenuto in Italia. Occorre poi avere presente che non basta che l'economia non cali, ma è necessario che cresca in modo sostenibile per recuperare occupazione e assicurare la tenuta dei conti pubblici. È verosimile che nei prossimi mesi la crescita non sarà sufficientemente robusta e la ripresa possa forse manifestarsi nel 2010. Come Italia veniamo da un lungo periodo di crescita insufficiente, ora siamo in un periodo di calo e non sappiamo quando finirà la crisi. Dobbiamo fare di tutto per uscire dalla recessione.

 

Tra pochi giorni sarà trascorso un anno dal fallimento di Lehman Brothers: secondo lei il sistema bancario internazionale in questi dodici mesi ha avviato un reale risanamento?

 

Innanzitutto occorre precisare che alcuni Paesi hanno reagito meglio alla crisi finanziaria e altri hanno avuto maggiore difficoltà. In alcuni Paesi, come il nostro, le regole e i controlli hanno funzionato meglio mentre in altri Paesi, come l’Inghilterra e gli Stati Uniti, le regole e i controlli si sono dimostrati carenti. Questa mancanza di regole e controlli ha portato all’accumulo di attività finanziarie tossiche che speriamo in gran parte si siano assorbite. Contemporaneamente il sistema finanziario in una fase di grande recessione soffre per il deterioramento della qualità del credito. In particolare le banche commerciali stanno soffrendo per l’aumento delle sofferenze, degli incagli e di tutto ciò che è cattivo credito. Ciò indebolisce il sistema creditizio. Il nostro Paese ha reagito bene a questa situazione non facendo venire mai meno il credito all’economia. Il sistema bancario ha continuato a portare risorse sia a quella parte del sistema che ce la fa sia, con interventi di moratoria, a quella parte dell’economia che ha avuto maggiori difficoltà.

 

Le istituzioni finanziarie devono far fronte sia alla necessità di preservare la propria solidità patrimoniale che a quella di non far mancare ossigeno al sistema produttivo. Come si possono conciliare utilmente queste due esigenze in una fase economica così delicata?

 

Bisogna avere più coraggio, stando vicino a quegli imprenditori che hanno la lungimiranza di investire e continuare a crescere. Ovviamente il primo dovere della banca è quello di concedere il credito alle imprese che hanno le caratteristiche per reggere, e svilupparsi .La crisi globale si è originata proprio dall’aver dato cattivo credito e dall’aver finanziato creditori che non avevano le caratteristiche adatte. Adesso occorre rendersi disponibili sia ad aiutare quella parte dell’economia che ce la sta facendo e anche bene, sia quella parte dell’economia che pur essendo in difficoltà è comunque in condizione di andare avanti.

 

Il sistema produttivo italiano è costituito da Pmi, spesso sottocapitalizzate, che hanno tra i propri punti di forza la capacità di innovazione...

 

Le variabili chiave per la crescita delle aziende sono l’innovazione e l’internazionalizzazione; per le imprese italiane che sono molto spesso piccole e patrimonialmente deboli, tutto questo è più difficile. Intesa Sanpaolo si è sempre impegnata per favorire le imprese che si mettono insieme, si patrimonializzano e investono perché sono quelle che in futuro riusciranno a raccogliere le sfide. La banca può poi svolgere un ruolo di ponte tra imprese e università per la ricerca, così come svolgiamo un ruolo di ponte tra pubblico e privato per le infrastrutture.

 

Intesa Sanpaolo è molto impegnata anche nel settore del non profit...

 

Noi abbiamo creato Banca Prossima proprio per favorire le imprese sociali che hanno un compito sempre più importante da svolgere per costruire bene comune. Sono sempre di più i servizi alla persona che il privato non è interessato a svolgere e il pubblico non ha più le risorse sufficienti per farlo.

 

La moratoria dei crediti promossa da Abi e Confindustria sotto la regia del Tesoro, cosa può cambiare nella concessione del credito?

 

Intesa Sanpaolo aveva già sottoscritto un accordo simile con Confindustria a luglio e si era mossa in questa direzione, perciò possiamo solo accogliere con piacere il fatto che l’intero sistema abbia fatto lo stesso passo. È importante venire incontro a quelle aziende che hanno problemi finanziari contingenti e non definitivi perché diversamente verremmo meno ai nostri compiti di selezione del credito.

 

(Paolo Annoni)

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COMMENTI
24/08/2009 - complimenti (CORRADO RUINI)

mi auguro che il Dottor Passera come leader del secondo gruppo bancario metta in pratica ciò che di giusto e vero ha detto oggi sostenendo noi piccoli imprenditori che ogni giorno siano sul campo di battaglia, sotto il fuoco incrociato dei diversi soggetti ( stato- banche- clienti- fornitori- dipendenti- concorrenti)