BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

FINANZA/ Lo sapevate? La “verde” Cina può fare a meno del petrolio. E si prepara allo scacco matto

La Cina investe riserve e commodities per spezzare il nodo che la lega all’oro nero, alle sue fluttuazioni speculative e alla dipendenza unica. E ci sta riuscendo. Presentandosi per prima al traguardo dell’energia verde come fonte primaria

petrolio_estrazioneR375.jpg (Foto)

 

Come spiegavo in un precedente articolo, il mercato delle commodities appare un vero e proprio rompicapo. Infatti, nonostante l’Ice di Londra, il mercato della City dove si trattano i futures sul petrolio statunitense, abbia trovato l’accordo con l’ente di vigilanza Usa affinché smetta di funzionare come una dark pool per squeezes e corners e sia obbligata a tracciare e comunicare le operazioni che in essa vengono compiute (ridicolo nel ridicolo, però, ad oggi il personale addetto a tale operazione è di quattro persone), nessuno sa spiegarsi perché, nonostante la ripresa industriale latiti, il petrolio punti diretto verso quota 80 dollari al barile.

Persino a BlackRock, hedge fund dove certo la parola speculazione non scandalizza nessuno, fanno notare che si sta continuando con lo short covering, ma che il range tra 60 e 80 dollari prefissato per stabilizzare le economie sta virando secco verso il punto massimo: «Nonostante alcuni paesi emergenti chiedano energie, un prezzo a 80 dollari potrebbe creare qualche problema», ha dichiarato Bob Dole, capo dell’investment di BlackRock sempre alla Cnbc. Anche perché altrove, per l’esattezza in Cina, la vecchia dipendenza dai combustibili fossili sta per essere battuta con passi da gigante che noi, sonnolenta Europa ma anche l’America, nemmeno immaginiamo.

Pechino sta infatti “scappando” verso il traguardo dell’energia verde come fonte primaria, conquistando il primo posto per quanto riguarda il tasso di conversione del fotovoltaico salito al 15,6% del totale energetico, ma i tre giganti del settore - Suntech Power, Trina e Yingling - intendono arrivare a quota ancora superiore entro il 2012, anno in cui si intende abbattere del 70% il costo di un watt grazie alle nuove tecnologie basate sull’utilizzo di cadmio telluride. Inoltre, entro il 2020 nasceranno nuove turbine eoliche per il controvalore energetico di 100 gigawatts.

Insomma, la Cina ha trovato il mondo di investire le proprie riserve e la propria manbassa di commodities - soprattutto metalli preziosi e scientificamente strategici - per spezzare il nodo che la lega all’oro nero, alle sue fluttuazioni speculative e alla dipendenza unica. Se andrà avanti di questo passo diverrà davvero il gigante in grado di dominare il mondo: indicizza già i commerci nella sua moneta con tutti i paesi dell’Asia - tranne il Giappone -, si prepara a mettere con le spalle al muro gli Usa rispetto alla gestione del loro debito e ora si lancia sul mercato strategico delle energie alternative dicendo addio a possibili ricatti di Opec, Russia e speculatori di ogni razza e paese.

Sarà anche in crisi - e lo è - ma è destinata a uscirne più forte di prima. Anche perché capace di investimento e attivismo che stanno spazzando via la concorrenza nel settore. I pionieri tedeschi Solarworld e Conergy hanno chiesto l’intervento dell’Ue affinché denunci il dumping messo in atto dalla Cina e dalla sue aziende, i cui progetti saranno coperti per metà dell’investimento dal potente portafogli del ministro delle Finanze cinese.

A Ubs l’analista strategico Patrick Hummel non ha dubbi: «Un gran numero di produttori tedeschi di cellule solari e moduli solari non sopravviverà». E parliamo di un indotto che dà lavoro a 75mila persone e poco tempo fa era leader al mondo. La Q-Cells sta già tagliando le linee di produzione e 500 licenziamenti sono già stati annunciati a Thalheim, vista la scelta di spostare gli impianti in Asia: detto fatto la sempre previdente e rapida Goldman Sachs ha infilato il titolo della compagnia nella lista della “convinction sell”, quelle da vendere subito.

Qualcuno a Bruxelles sta preoccupandosi per caso di questo e di altro che accade nel mondo mentre ancora noi ci arrovelliamo con la ratifica dell’ormai inutile Trattato di Lisbona da parte di un paese in default tecnico? Riflettiamoci…

 

 

 

© Riproduzione Riservata.
COMMENTI
02/09/2009 - Cina si o no? (alessandro giudici)

Nonostante segua regolarmente gli articoli di Bottarelli (e generalmente ne sia persuaso) ora mi sfugge un passaggio. In articoli recenti mi era sembrato di capire che la Cina fosse sul punto di crollare miseramente, che stesse "pompando" i propri dati di crescita, che il pensarla come futuro mercato di riferimento fosse un rischio o errore, etc. Ora da questo articolo sembra il contrario. Nel futuro la Cina farà scacco matto e tanti saluti a tutti. Capisco che la situazione sia complicata, ma qui faccio fatica a cogliere il nesso. Se crolla, perchè è in crisi, su quali basi si può affermare che poi farà scacco matto? Se non crolla, di cosa abbiamo letto finora? Chiarimenti sarebbero ben graditi. cordiali saluti.

 
01/09/2009 - La Cina non è fessa (Roberto Alabiso)

Se è vero ciò che dice, o noi siamo un po’ fessi e fissi ad un modo rattrappito di pensiero oppure non vediamo al di la’ del nostro, seppur lungo,naso e non c’è da stare allegri per niente. Ci vuole forse un miracolo, non economico, ma qualcosa che illumini la nostra ragione. Quando decideremo di partire da ciò che c’è e non da ciò che prima o poi, anzi fra poco "sta già finendo"? Grazie per l’informazione e cordiali saluti

 
01/09/2009 - Tuo articolo sopracitato. (forno lodovico)

Molto interessante il tuo articolo. Sono un ingegnere che lavora nel settore automotive, in proprio. Dall'inizio dell'anno, vista la crisi, mi sono buttato ventre a terra sulle energie alternative. Purtroppo non vi sono ancora settori cosi appetibili all'interno di questo mondo, però si attende anche qui un grande miglioramente tecnologico che renda le cose più fruibili per noi che facciamo della componentistica. Mi piacerebbe leggere altre cose, dal tuo punto di vista si intende, su questo nuovo mondo con il quale dobbiamo sicuramente avere a che fare in futuro. Complimenti ancora. Lodovico Forno