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CRISI/ Disoccupazione e debito, c’è una bomba in casa nostra…

Pubblicazione:giovedì 10 settembre 2009

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Da settimane ormai batto sul tasto della Cina e sul fatto che il gigante asiatico sia l’unico soggetto ad aver sfruttato la crisi economica e finanziaria globale per rivedere i propri criteri di sviluppo e investimento, diversificando e quindi operando una sorta di hedging difensivo rispetto alle molte incertezze che gravano e continueranno a gravare sul pianeta: oscillazioni ormai fuori controllo dei fondamentali da parte del prezzo del petrolio, dollaro in caduta libera, banche ancora incapaci di rendere noto quale sia il reale stato patrimoniale e l’entità degli assets tossici, inflazione pronta a galoppare non appena i tassi torneranno a salire, necessità di un nuovo piano di rilancio infrastrutturale per affrontare le sfide energetiche e produttive del futuro.

La pensa così anche Jim O’Neill, capo del dipartimento Global economic research di Goldman Sachs, secondo cui «questa crisi ha costretto la Cina a trasformarsi da economia basata sull’export in un’economia che guarda maggiormente al consumo interno. Si può dire che questa crisi ha fatto davvero bene alla Cina, la quale nonostante tutto entro l’anno raggiungerà un tasso di crescita a doppia cifra. La diversificazione che Pechino sta operando è segnale di un più sofisticato piano di investimento, tanto più che il valore dell’aumento delle vendite al dettaglio cinesi è di molto superiore al valore del calo di quelle Usa. Inoltre basta parlare con i responsabili delle aziende non cinesi che operano nel paese: hanno sempre grandi sorrisi stampati sui loro volti». Insomma, mentre l’America sembra avvilupparsi nella crisi e l’Europa non riesce a trovare una soluzione condivisa, la Cina sfrutta il momento di incertezza per guadagnare terreno.

E leadership. Anche perché, come annunciato ieri dall’ex capo della Fed, Alan Greenspan, «un’altra crisi finanziaria colpirà certamente il pianeta, per il semplice fatto che quando si ricomincerà a fare soldi il senso di avidità umana riproporrà gli stessi errori compiuti nell’ultimo periodo». Essere attrezzati e aver diversificato significa poter affrontare altri scossoni in posizione d’attacco. Come anticipato, in Europa si va in ordine sparso. Il primo governo che sembra voler cercare un argine ai potenziali rischi che presenterà il prossimo autunno è quello spagnolo, che ha annunciato una stretta sulla pressione fiscale, volta a contrastare il deterioramento dei conti pubblici. Una stretta “moderata” quantificata in circa 1,5 punti in termini di Pil ma che rappresenta un'inversione di rotta a 180 gradi rispetto ai programmi che aveva sostenuto fin dall'arrivo al potere, con il taglio delle imposte che costituiva una priorità.

D’altronde prima che esplodesse la crisi la Spagna vantava tra i tassi di crescita più sostenuti in tutta Europa, peccato che gli stessi si basassero sul boom del mercato immobiliare e l’esplosione della bolla ha mostrato a tutti quanto il re sia nudo. Oggi in Spagna il tasso di disoccupazione ha già raggiunto il 17,9 per cento, il livello più elevato in Europa e oltre alla stretta fiscale vi sarà anche una riduzione della spesa pubblica del 4,5 per cento rispetto all'anno in corso. Sui primi sette mesi dell'anno il cumulato di deficit di bilancio della Spagna ha raggiunto 49,68 miliardi di euro, il quintuplo rispetto a un anno prima. Secondo le previsioni dello stesso governo per l'insieme del 2009 balzerà al 9,5 per cento rispetto al Pil, più del triplo del limite del 3 per cento previsto dal patto Ue di stabilità e di crescita. Insomma, o si interviene o si rischia grosso.

Peccato che, al netto della situazione, questa manovra appare poco più che un brodino. Tutta da vedere, invece, la ricetta tedesca anche se una notizia giunta ieri da Francoforte sembra far intendere che comunque vadano a finire le elezioni di fine mese, la bad bank statale si farà. Commerzbank, istituto gravato da 101 miliardi di euro di assets tossici stando ai dati dell'ente regolatore della Borsa tedesca, ha infatti restituito nel mese di agosto cinque miliardi di euro di garanzie statali e sta per rimborsare al governo altri cinque miliardi: Commerzbank smetterà inoltre di emettere obbligazioni garantite dallo Stato. L'esecutivo tedesco aveva concesso a Commerzbank garanzie per quindici miliardi di euro, cinque dei quali sono stati utilizzati per un'emissione obbligazionaria e un'iniezione di capitale da 18,2 miliardi per consentirle di sopravvivere alla crisi finanziaria e di acquisire Dresdner Bank: attualmente lo stato controlla il 25 per cento dell'istituto di credito teutonico. Come ovvio, ieri a metà seduta il titolo Commerzbank era in rialzo del 11,5 per cento alla borsa di Francoforte. Speriamo bene.

E mentre in Grecia gruppi di estrema sinistra fanno le prove di autunno caldo con un attentato alla Borsa di Atene, altrove si naviga a vista. Un altrove che non farete certo fatica a capire a chi sia riferito. Una cosa è certa: la crisi è grave, strutturale e globale quindi i singoli governi possono fare poco ma un dato deve essere chiaro e inequivocabile per tutti. Ovvero, che la vera bomba per l'economia reale, la ripresa e la stabilità sociale non si chiama inflazione ma disoccupazione. Governo, parti sociali e opposizione, quella che ancora ha voglia di pensare al bene comune, intervengano e in fretta. La trappola del lavoro unita a quella potenziale del debito a quota 120 sul Pil potrebbero essere un combinato devastante per il nostro paese: occorre intervenire. E occorre farlo presto.

 

 



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COMMENTI
10/09/2009 - Suo articolo sul debito e disoccupazione (forno lodovico)

Caro Bottarelli, Anch'io desidero contraddirla. Mi sembra che lei non abbia alcuna altra motivazione a scrivere che il gusto del funesto. Con questo non dico che i tempi che corrono non ci diano da pensare. Nel mio piccolo, quest'anno viaggio a meno della metà del fatturato dell'anno scorso (quindi nessun dubbio dell'esistenza di una crisi pesante), ma sono dei mesi che la sento profetizzare solo in negativo. A suo dire la Cina, avendo gonfiato un numeri della sua economia, dovrebbe scoppiare. Qualche mese dopo è diventata l'esempio di come sfruttare in positivo la crisi e non scoppia più, ma ci fa scoppiare a noi. La Germania non stà meglio, l'Europa tutta sta perdendo leadirship (e non dico che questo non sia plausibile.. anzi). Gli USA sono superindebitati etc, dietro l'angolo si nasconde un crack borsistico da far tremare i polsi etc... Insomma tutto o quasi sull'orlo del baratro, ma questo baratro non arriva. Le borse tirano, tutti i numeri di macroeconomia parlano di fine della discesa ed inizio dell'ascesa, ma a suo dire questa è pura propaganda... Io che non sono un economista sarei riuscito nella facile profezia di prevedere un effetto di disoccupazione. Le rammento però che nel '93 a seguito di una minore caduta del Pil la disoccupazione fu molto maggiore di quelle prevista per questa crisi. Mi fermo qui. Non le sembra di esagerare con il pessimismo?? Cordiali saluti Lodovico Forno

RISPOSTA:

Caro Forno, sulla Cina ho cambiato idea per il semplice fatto che solo da poche settimane Pechino ha palesato la sua nuova strategia: finché dalla Cina giungevano solo notizie di un'ulteriore scommessa sull'export in contemporanea con i cargo e i container fermi nei porti era dura prevedere un roseo futuro. Nelle ultime settimane invece penso di aver documentato nei dettagli la nuova strategia di Pechino. Che la Germania non stia bene e l'Ue non abbia leadership lo ha implicitamente ammesso anche lei, che gli Usa siano super indebitati è un dato di fatto e ne parlo domani. Per quanto riguarda il crack borsistico mi limito soltanto a valutare le centinaia di miliardi di assets tossici ancora nei bilanci delle banche e la quantità spaventosa di soldi già spesa dai governi per cercare di scaricarli in bad banks o simili: quei soldi stanno finendo, il Fmi non può stampare moneta all'infinito e i focolai di crisi finanziaria legati al comparto bancario sono decine. Le Borse, poi, stanno sì vivendo un rally ma con book illiquidi e volumi ridicoli rispetto ai veri mercati del “toro”, il tonfo dei bancari di oggi ne è la riprova. I dati macro non mi paiono dei migliori nel medio termine. Sulla disoccupazione penso che finché non si opererà seriamente sul comparto bancario imponendo stress tests, le banche continueranno a mettere a posto i loro Core Tier 1 e rallentare la crescita bloccando il credito a famiglie e imprese in una nazione basata sulle Pmi. Detto questo, spero davvero di sbagliarmi. Cordialmente, MB

 
10/09/2009 - Preoccupazioni condivise (Giuseppe Crippa)

Anch’io, caro Bottarelli, sono preoccupato quanto Lei dell’ “altrove”…. Mentre la Spagna e la Germania cominciano a fare qualcosa per contenere gli effetti dei loro specifici problemi, nel nostro paese si conta soltanto sugli ammortizzatori sociali (che non raggiungono tutti coloro che perdono il lavoro e che andrebbero comunque culturalmente ripensati perché anziché impegnare le persone a reagire alla cattiva sorte li cullano in un’eterna attesa di chi li riassuma...) Non conterei molto sulle parti sociali: se la Mercegaglia si dichiara disponibile a dialogare con la CGIL, questo stesso sindacato inaugura settembre con la proposizione di piattaforme separate per i differenti contratti collettivi nazionali in fase di scadenza, piattaforme che sembrano ignorare completamente il fatto che stiamo attraversando una crisi strutturale. In più abbiamo un capo del Governo continuamente assillato da “problemi personali” di vario tipo, ai quali si aggiungono, in mancanza di questioni poste da un’opposizione silente, i problemi che gli creano i suoi stessi amici ed alleati: difficile aspettarci da lui un lavoro che richiede impegno e concentrazione. Auguriamoci almeno che alcuni ministri di buona volontà abbiano la possibilità di proporre qualcosa di buono. Ma cosa? Cosa suggerirebbe Lei?

 
10/09/2009 - A prescindere (Roberto Alabiso)

Senta, oggi inizio con il contraddirLa! La Marcegaglia ha annunciato ieri a chiare lettere che la ripresa è cominciata. E' anche vero che nei prossimi anni o mesi 700.000 lavoratori resteranno a casa, ma tutti gli altri saranno più contenti. Magari qualcuno camminerà ad occhi bassi vedendo l'amico che è stato licenziato, ma per il bene del paese, questo ed altro. Sinceramente se fossi Marcegaglia, anch'io per logica di questione, non avrei esagerato col dire che la ripresa sarà difficile e quindi gioco-forza dovremo “ristrutturare”, ma saprei e non lo direi, che i disoccupati rischiano di essere molti di più, altrimenti che ripresa sarebbe, sino a 700 mila rientra nel progamma. In Cina probabilmente di partenza hanno una condizione diversa, lì con cento euro si paga una squadra di lavoratori per una settimana e tutti, ultima l'Alcatel vuole andarci. Da noi, come per gli insegnanti, ci saranno gli ammortizzatori, così nessuno si lamenterà. Ma qualcuno questi li dovrà pagare, a prescindere, noi non siamo la Cina, i soldi li diamo persino a chi non lavora. Io la riforma della scuola l'avrei rimandata di un paio di anni, magari mi sarebbe capitata qualche supplenza, perché non lavorare, stanca. Per la crisi e i soldi, ho paura che faremo come Zapatero, a noi la fantasia e la voglia di cambiare, ormai sono finite. Una volta si diceva la “Cina è vicina”, oggi qualcuno dice anche la “ripresina è vicina”. A me non piacciono nell’uno e nell’altro slogan. Grazie sempre buona giornata