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1 ANNO DAL CRACK/ 1. Pelanda: la politica non ci ha salvati. Da dove ripartire?

Pubblicazione:martedì 15 settembre 2009

Lehman_croce_rossaR375_15sett08.jpg (Foto)

Il fallimento un anno fa di Lehman Brothers, generando un collasso totale della fiducia, trasformò la crisi finanziaria in recessione globale. Dal marzo 2009 l’economia mondiale è in ripresa. Ora è possibile analizzare con freddezza la storia della crisi, ripulirla dai miti, e usarla come lezione per il futuro.

 

Che la crisi finanziaria sia nata per eccesso di finanziarizzazione dell’economia e avidità dei banchieri è il mito più importante da smontare. Il cataclisma iniziò alla fine del 2006 in America perchè si incrociarono tre fattori: (a) la legislazione populista statunitense, in particolare dal 1997, che permette ad un povero di comprare una casa accedendo ad un mutuo facilitato, senza garanzie, invece di assisterlo con edilizia pubblica; (b) la mancata regolazione del sistema finanziario da parte della politica, con la complicazione della nuova legge bancaria statunitense del 1999 che permetteva di spostare il risparmio in speculazioni acrobatiche e senza controllo; (c) il rialzo del costo del denaro a causa del picco inatteso di inflazione che rese insostenibili per molti americani le rate a tasso variabile dei mutui.

 

Le insolvenze contaminarono i prodotti finanziari sintetici con alla base i mutui e ciò fece crollare la fiducia anche sul resto del ciclo finanziario globale congelandone le operazioni. La liquidità cominciò a mancare. Nell’estate del 2007 le banche centrali iniziarono a compensarne la mancanza con erogazioni d’emergenza. Ma ciò finanziò la crisi e non la soluzione. Il mercato finanziario restava bloccato, le banche restie a ricostruire i patrimoni e ripulire i bilanci, la Riserva federale senza poteri per costringerle, il governo, troppo influenzato da interessi privati, indeciso nel dargliele. Nel settembre 2008 Lehman Brothers fu lasciata fallire, probabilmente, per dare il segnale che così non si poteva andare avanti.

 

In questa storia, pur semplificata, si trova facilmente che il colpevole principale è il sistema politico statunitense sia incapace di fare il mestiere di regolatore stando dietro alle innovazioni della finanza sia ammalato di populismo economico. Gli enti che erogarono e finanziarizzarono la gran parte dei mutui insolventi furono le agenzie di fatto governative Freddie Mac a Fannie Mae. L’industria finanziaria non regolata, ovviamente, divenne più acrobatica e predatoria per motivi di concorrenza. Ma la colpa principale è stata della politica. Anche in Europa.

 

Le banche europee saltarono o andarono in crisi di liquidità per il rapporto sbilanciato tra patrimonio e operazioni a debito, sintomo evidente di una colpevole mancata regolazione. La finanziarizzazione è come la tecnologia nucleare. Se controllata produce tanta energia pulita a basso costo, se non lo è diviene distruttiva. Probabilmente la demonizzazione dell’industria finanziaria deriva dalla paura dei politici di farsi imputare di incompetenza e conseguente necessità di trovare un capro espiatorio altrove, anche contando sulla mancata conoscenza della tecnica finanziaria da parte della popolazione.

 

Questo punto è critico per il futuro. La finanza supersintetica permette di rendere il capitale abbondante per l’economia reale. Va regolata non per comprimerla o per punirla, ma per darle basi di certezza utili a reggere l’espansione del suo ciclo tecnico. Se la regolazione sarà restrittiva e non espansiva mancherà nel mondo circa 1/3 del capitale finanziario necessario alla ripresa e questa si trasformerà in lunga stagnazione con impatto negativo anche sull’Italia. Per evitarlo va fatto un chiarimento pubblico urgente sui punti qui detti.

 

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www.carlopelanda.com



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COMMENTI
15/09/2009 - Il martello e la penna (Roberto Alabiso)

1. E' certo, che le cause della crisi vanno ricercate prima della “Lehman Brothers”. Crolla un edificio, può essere un pilastro o il terremoto, ma anche il terreno non idoneo a sopportarne il peso. Bisogna aspettare che il polverone causato dalle macerie si diradi per studiare la vera causa, sempre che i dati a disposizione non vengano “corrotti” o la polvere, per qualche strano motivo, tardi a dissolversi. La grande finanza sarà anche una bella invenzione, ma convincere di questo chi vede i frutti del proprio lavoro direttamente proporzionali alla fatica fisica o mentale che ogni mestiere comporta, sia che usi un martello oppure una penna, sarà un po' arduo, almeno sino a quando sarà possibile guadagnare con una tastiera in pochi istanti, più che in una vita intera. Certo, bisogna premere il tasto giusto, essere preparati, aver studiato ed avere intuito, capacità di analisi e di sintesi e fiuto per gli affari, saper prevedere i mercati e le tendenze, insomma essere proprio bravi, intelligenti e non persone comuni, ma tutto e sempre sulla pelle di qualcun altro. Cos'è che produce ricchezza? La grande finanza anche se onesta? Credo proprio di no, semmai la finanza dovrebbe essere di supporto, come dovrebbe esserlo il capitale e le banche di conseguenza. Ma non siamo nati ieri ed alle favole,fortunatamente, non ci crede più nessuno. Buona Giornata

 
15/09/2009 - L'errore (Roberto Pazzi)

Cortese professore, la politica ha i suoi torti ma i politici in democrazia li votiamo noi! Giustamente come Lei osserva un sistema di taciti compromessi prima o poi cede; a maggior ragione se non si crede in uno sviluppo reale. Ma in quale sviluppo occorre credere? Innanzitutto in quello sviluppo che parte dalla persona e dalla sua comunita’. Da anni in Italia è in atto questo processo ‘rinnovatore’ - lo sappiamo - ma con grande fatica e lentezza, purtroppo. Spesso i politici danno la colpa a cattive informazioni, confondendo vero da verosimile, per giustificare un’incapacità reale nell’affrontare nuove emergenti realtà positive. Si sente tra la gente che ci vorrebbe un grande cambiamento e questo implicherebbe uno spirito giovane ma l’Italia purtroppo ha forse il più alto tasso di anzianità del mondo ed è pertanto destinata ad essere inerziale, a ‘calmare’ i necessari e urgenti cambiamenti. Tutto quello che è capitato è contro i diritti naturali dell’uomo, della famiglia, della gente disgraziata e minacciata che non vive in eterno ma ‘per l’eterno’. Malgrado tutto io sono positivo. E ci credo veramente; causa situazioni contingenti anche dall’estero lavorerò duramente per i miei figli, per la mia comunità e per il mio paese: questa è l'unica soluzione affinchè a poco a poco possa rifiorire la bellezza in questa Italia che nessun errore 'politico' mi potrà togliere dal profondo del cuore!

 
15/09/2009 - Ma il problema sta proprio nella Finanza (Paolo Raffone)

Quando la Finanza alimenta sè stessa, quando si fanno affari colossali con i debiti, quando si strutturano strumenti finanziari complessi dove dentro ci si mette un pizzico di cianuro con l'idea che ciò non faccia male, quando lo strumento derivato diventa pura speculazione ... ebbene che cosa ci si deve attendere, se non disastri? La Finanza che illude in guadagni facili in breve tempo è una fonte di disastri. Io credo che solo il lavoro, quello manifatturiero, quello dei campi, quello dei servizi produca effettiva e concreta ricchezza. E la Finanza deve essere soprattutto a servizio di questa realtà del fare e del produrre. La crisi sta passando, ma le vecchie abitudini mi sembra che restino ben salde. Intanto ci va di mezzo sempre e solo la povera gente.