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SCUDO FISCALE/ A chi conviene un ampliamento della “sanatoria”?

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La disciplina in materia di emersione delle attività detenute all’estero (cosiddetto “scudo fiscale”), introdotta dall’Articolo 13-bis del decreto-legge 1° luglio 2009 No. 78, è stata modificata in sede di conversione in legge del decreto da parte del Parlamento (avvenuta con la Legge 3 agosto 2009 No. 102).

 

In estrema sintesi, lo scudo consente di regolarizzare la propria posizione fiscale a coloro che abbiano esportato o detenuto all’estero capitali e altre attività in violazione dei vincoli valutari e degli obblighi tributari previsti dalle norme sul “monitoraggio fiscale”.

 

Questa opportunità è offerta ad alcune categorie di contribuenti fiscalmente residenti nel territorio dello Stato: persone fisiche, enti non commerciali, società semplici e associazioni equiparate. Non possono invece usufruire dello scudo fiscale gli enti commerciali e le società, siano esse società di persone o società di capitali (ad eccezione, come già ricordato, delle società semplici).

 

Lo scudo fiscale permette di far emergere le attività detenute, a partire da una data non successiva al 31 dicembre 2008, illegalmente all’estero senza incorrere nelle sanzioni amministrative (e in alcune sanzioni penali) che sarebbero ordinariamente applicabili. Gli effetti si producono con la presentazione di una dichiarazione riservata ad un intermediario finanziario, ove devono essere indicate le attività che si intendono “riportare a galla”, e con il pagamento di una imposta straordinaria pari al 5% delle attività indicate nella dichiarazione riservata. Questi adempimenti devono essere completati tra il 15 settembre di quest’anno ed il 15 aprile del 2010.

 

L’emersione delle attività detenute all’estero può avvenire secondo due modalità diverse: il rimpatrio (che implica il trasferimento fisico in Italia delle attività oggetto di scudo fiscale) e la regolarizzazione (che invece implica il mantenimento all’estero di tali attività). La strada della regolarizzazione, tuttavia, è consentita solo per attività che siano detenute in un Paese dell’Unione Europea o in un Paese aderente all’accordo sullo Spazio Economico Europeo (SEE) che garantisca un effettivo scambio di informazioni fiscali in via amministrativa (trattasi al momento di Islanda e Norvegia). Se le attività sono detenute in Paesi diversi (ad esempio, Svizzera, Montecarlo o San Marino), l’unica possibilità consentita è il rimpatrio.

 

Il rimpatrio può avere ad oggetto solo attività di natura finanziaria: denaro, azioni e strumenti finanziari assimilati, quotati e non quotati, quote di società ancorché non rappresentate da titoli, titoli obbligazionari, certificati di massa, quote di partecipazione ad organismi di investimento collettivo del risparmio, polizze assicurative. L’operazione di regolarizzazione, invece, può essere utilizzata anche per investimenti esteri di natura non finanziaria, quali, ad esempio, gli immobili e i fabbricati situati all’estero, gli oggetti preziosi, le opere d’arte e gli yacht.

 

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COMMENTI
23/09/2009 - come ai "pentiti" della camorra,mafia e simili (attilio sangiani)

la moralità di questa legge è pari a quella degli sconti ai pentiti. Se lo Stato non riesce con i rigori, inapplicati e talora inapplicabili, della legge,ci prova "con le buone".

 
23/09/2009 - considerazioni (Calogero Di Lucia)

Questo articolo fa il paio con "PARADOSSI/ Quelle tasse non pagate che potrebbero far bene all’Italia". Il tono lascia trasparire una rassegnata presa d'atto. C'è l'onestà e una forma di dis-onestà alla quale possiamo togliere il prefisso; ovviamente non è di prima qualità, ma cerchiamo di non fare gli schizzinosi. Vediamo di trattare questi ---onesti con i guanti bianchi,ne potremmo trarre qualche vantaggio. A pensare che basterebbe recuperare un terzo dell'evaso-nero per guardare alle finanziarie e ai nostri conti con più serenità senza tagliare su certe spese. Tanto rigore per definire i livelli essenziali di assistenza (LEA) escludendo prestazioni cosidette non necessarie: cure dentarie, riabilitazione, prestazioni socio-sanitarie, farmaci salvavita e non ecc. che sarebbe legittimo e indice di responsabilità se altrettanto rigore o meglio se un pò più di rigore (non esageriamo),si usasse per chi non paga o elude le tasse le tasse, che con gli interessi nel frattempo maturati e con le opportunità che gli vengono fornite per legge azzera la sua storia di evasore fiscale e quant'altro. C'è di che riflettere anche rispetto ai 104,19 euro (tutti non una percentuale) che l'Agenzia delle entrate si è premurata di recuperare al sottoscritto per un riallineamento delle aliquote fiscali intervenuto successivamente in relazione agli arretrati contrattuali percepiti nel 2006 in quanto dipendente ASL. Viva il rigore e la precisione ..... se non fosse a senso unico.