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FINANZIARIA/ Bertone: Tremonti vara il “catenaccio” e punta tutto sullo scudo fiscale

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La finanziaria, intanto, rifiuta il “consiglio” dell’Ocse, e cioè utilizzare i quattrini dello scudo per ridurre il deficit. Una scelta dettata dallo stato di necessità, ma che lascia ben poche speranze su un possibile futuro cambio di marcia: l’ipoteca del debito pesa in maniera inesorabile sulla crescita del Pil (dal ’97 ad oggi, anche negli anni migliori, non c’è stata crescita reale al netto dell’inflazione) e sulla produttività, frenata di un 10%.

 

Non c’è grande spazio nemmeno per un alleggerimento fiscale sulla busta paga, destinato comunque ad essere il grande tormentone del 2010: le maggiori disponibilità di finanza pubblica rispetto al Dpef, promette il testo finale, dovranno essere destinate alla riduzione della pressione fiscale. Ma è realistico sperare in “maggiori disponibilità di finanza pubblica”? Forse sì, visto che l’andamento dei tassi dei Bot, vicini allo zero, consente discreti risparmi sul fronte della spesa. Forse no, dati precedenti: negli anni passati il richiamo agli sgravi fiscali è rimasta lettera morta, nonostante le promesse elettorali. Facile che stavolta, quando si avvicina il ricorso alle urne, le cose vadano diversamente.

 

Ancor più facile che, nei prossimi mesi, il governo debba riaprire il dossier della finanza locale, pena il rischio di un’“insurrezione” anche delle amministrazioni amiche. La Finanziaria “light”, infatti, risulta poi particolarmente indigesta alle Regioni, ancora in attesa di risposta su capitoli di spesa vitali e strategici, quali il fondo sanitario. Il paradosso è che, più si parla di federalismo, meno risorse vengono destinate al livello regionale. Nel frattempo la Ragioneria dello Stato segnala che, a proposito della spesa delle amministrazioni centrali, risultano inutilizzati residui per 90 miliardi, cioè “somme impegnate e non pagate”. Insomma, lo Stato italiano fa quadrare, a fatica, i conti non onorando le spese. Come non è concesso a migliaia di Pmi.



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