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G20/ Pittsburgh parte già col piede sbagliato, ci vorrà una nuova crisi per capirlo?

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A rompere le uova nel paniere ci ha pensato Paul Volcker. Il vecchio capo della Federal Reserve che negli anni di Reagan stroncò l’inflazione e gettò le premesse per uno dei più energici boom del dopoguerra, propone che venga impedito alle banche commerciali, le quali si alimentano con i depositi dei risparmiatori, di operare per proprio conto in borsa e su mercati finanziari troppo ampi, impersonali e pericolosi. Uscire dalla logica del supermercato per passare alle boutique (magari raccolte in spazi comuni), consente di impostare in modo diverso anche la questione del capitale, calibrando i requisiti di sicurezza e le norme di vigilanza in modo diverso a seconda del mestiere svolto e del grado di rischio preso.

 

Si tratta di recuperare la distinzione tra banche commerciali e d’investimento e ai limiti della vecchia legge bancaria, il Glass Steagal Act, abolito nel 1999 quando era al massimo la pressione globalizzatrice di Wall Street. Volcker andrà in Congresso a spiegare in dettaglio la sua proposta dirompente che non trova, per la verità, né il consenso dei colossi bancari che sono usciti vincitori dalla grande selezione (Bank of America, Citigroup, Goldman Sachs, Merrill Lynch, JP Morgan Chase, le cinque sorelle), né dell’amministrazione. Il segretario al Tesoro Geithner è intervenuto mercoledì alla Camera dei rappresentanti per perorare la riforma della regolazione finanziaria che in molti trovano nello stesso tempo confusa e timida. Mentre non si sono spente le polemiche politiche sui salvataggi e il potere discrezionale esercitato dalla Fed e dal Tesoro.

 

Intanto, l’Unione europea ha varato il suo schema di riforma basato su due nuove autorità: il System of Financial Supervisors composto dai banchieri centrali e presieduto da Trichet, presidente della Bce, che rappresenta una sorta di superviliganza continentale; e il Systemic Risk Board presieduto da Mervyn King, governatore della Banca d’Inghilterra, che deve vegliare sugli equilibri tra borsa e moneta, portando a bordo anche la City. Ma nessuna delle grandi architetture di regole e regolatori è in grado di affrontare il problema dei problemi che, ancora una volta, non sta nella sovrastruttura, ma nel cuore del capitale bancario. Ci vorrà un nuovo G20. Speriamo non una nuova crisi.

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