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LAVORO/ Cazzola: attenti ai dati Inps, non c’è un milione di disoccupati in più

Pubblicazione:martedì 29 settembre 2009

Numeri_coloratiR375_23gen09.jpg (Foto)

Non è corretto usare i dati nello stesso modo in cui gli ubriachi si servono dei lampioni: per appoggiarvisi e non per fare luce.

 

Eppure, siamo convinti che i dati forniti dal presidente-commissario dell’Inps, Antonio Mastrapasqua, daranno lo spunto per nuove polemiche sullo sfascio dell’azienda Italia e su quella “quarta settimana” che in tanti non riuscirebbero a vivere dignitosamente.

 

Va detto subito che 980mila pratiche di disoccupazione non significa che vi siano in Italia quasi un milione di disoccupati in più. I dati del processo produttivo delle strutture dell’Inps vanno sempre assunti con grande cautela, in quanto è possibile che vengano svolte più pratiche, in un anno, per le medesime persone. I dati delle pratiche, poi, possono riferirsi a periodi diversi, rispetto ai quali non è corretto imputare – in termini di competenza – le prestazioni al momento della liquidazione, soltanto perché gli aspetti amministrativi si sono conclusi in ritardo.

 

Le statistiche dell’Inps danno poi un’altra indicazione: il sistema di protezione sociale ha tenuto, pur con tutti i suoi difetti. Con la cig in deroga il Governo ha consentito che le imprese non assumessero decisioni dettate dallo shock dei primi mesi dell’anno sul terreno dell’occupazione. L’incremento esponenziale della cig è anche una conseguenza dell’allargamento della platea degli aventi diritto attraverso, appunto, la sua estensione agli esclusi. Se fosse passata la linea della sinistra che tendeva a concentrare sulla disoccupazione almeno 5 miliardi di euro il segnale dato alle imprese sarebbe stato devastante: quello del licenziamento.

 

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COMMENTI
30/09/2009 - Chissachilosà (Roberto Alabiso)

Chissà, dovrei essere contento e rincuorato dopo aver letto quanto scrive Cazzola, invece non lo sono per niente.Anzi.