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ALITALIA/ Petrolio e Ryanair i veri pericoli del 2010

Alitalia_RyanairR375.jpg (Foto)

Bisogna aiutare Aeroporti di Roma (Adr) a sviluppare un aeroporto che possa essere effettivamente definito come un hub vero, dove i tempi di transito siano competitivi, dove cresca l’efficienza e l’attenzione per i passeggeri che devono passare da un velivolo all’altro. Occorre poi avere un ruolo all’interno di Skyteam che possa poi convincere altri partner a generare nuovo traffico sui propri aerei. Purtroppo al momento sul mercato più ricco, quello nordamericano, Air-France, Klm, Delta e Northwest hanno lasciato le “briciole” ad Alitalia. Sarebbe più semplice iniziare dal mercato del mediterraneo, del Nord Africa, dove però Air France è da sempre leader.

 

Com’è stato il 2009 degli aeroporti italiani? Il traffico nel nostro paese è cresciuto?

                                                                                        

È stata una situazione estremamente eterogenea. Ci sono aeroporti che sono cresciuti in maniera importante come Bologna o gli scali sardi; altri come Linate, invece, hanno subito un tracollo della clientela business. È difficile quindi fare un quadro di sintesi, ma si può dire che il contributo positivo determinante è arrivato dalle low cost, in particolare da Ryanair ed Easyjet. Gli aeroporti “aggrediti” dall’alta velocità e che più dipendevano dalla clientela business hanno visto diminuire i propri passeggeri.

 

E quale può essere una previsione per il 2010?

 

C’è un effetto trascinamento della crisi che blocca ancora la ripresa, unita a un’incertezza sull’andamento del prezzo del petrolio che di fatto bloccano ogni possibilità di mettere in atto i piani di sviluppo delle compagnie aeree, che, è bene ricordarlo, chiuderanno i bilanci in profondo rosso. In questo contesto, confermare quei piccoli valori di crescita che ci sono stati nella seconda parte del 2009 sarebbe già un risultato importante.

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