Economia e Finanza
lunedì 11 gennaio 2010
Il trasporto aereo nel 2009 ha subito una forte contrazione in tutto il mondo. In Italia, l’anno passato si è aperto con l’avvio dell’attività della nuova Alitalia e si è chiuso con lo scontro, poi rientrato, tra Ryanair ed Enac. Mentre l’Ente nazionale dell’aviazione civile chiedeva alla compagnia irlandese di accettare tutti i documenti rilasciati dalla pubblica amministrazione italiana, Ryanair aveva minacciato di non operare più collegamenti nazionali dal prossimo 23 gennaio. Alla fine si è giunti a un compromesso: Ryanair accetterà, oltre a passaporto e carta d’identità, anche i tesserini At-Bt, rilasciati ai dipendenti dei ministeri. E intanto la compagnia irlandese ha fatto sapere di aver superato, nell’anno solare 2009, i 65 milioni di passeggeri (con un incremento del 13%). Per il 2010, secondo quanto dichiarato da Michael O’Leary, amministratore delegato di Ryanair, l’obiettivo resta quello di diventare la prima compagnia nel nostro paese, superando Alitalia. Di tutti questi temi abbiamo parlato con Oliviero Baccelli, vicedirettore del CERTeT - Centro di Economia Regionale Trasporti e del Turismo dell’Università Bocconi - e docente di Economia dei trasporti.
Professore, innanzitutto come giudica il compromesso raggiunto tra Ryanair ed Enac?
Devo dire che è difficile capire chi abbia “vinto” tra i due, perché all’estero si scrive che l’abbia spuntata Ryanair, mentre in Italia si dice che la compagnia irlandese abbia dovuto fare un passo indietro. Secondo me, l’unica cosa chiara è che non era interesse di nessuna delle due parti arrivare a uno scontro frontale. Credo che la soluzione di compromesso migliore sarebbe stata quella di dire che Ryanair accetta solo i documenti specificati sul suo sito.
Secondo lei quale delle due parti aveva più ragione?
In un momento in cui si parla di sicurezza, dell’uso dei body scanner negli aeroporti, ipotizzare di utilizzare documenti poco aggiornati o difficilmente riconoscibili fa certamente un pò sorridere. Credo che Ryanair fosse dalla parte della ragione dal punto di vista sostanziale, mentre da quello formale l’Enac chiedeva solamente il rispetto delle norme italiane.
Nel caso in cui Ryanair avesse deciso di andare allo scontro lasciando a terra i suoi voli nazionali, chi avrebbe perso?
La sconfitta maggiore sarebbe stata per il sistema regolatore italiano, che avrebbe dimostrato di non avere quel minimo di flessibilità necessaria a far sì che una compagnia possa proporre delle regole leggermente più rigide.
Ma c’è stato in qualche modo un “vincitore”?
Ryanair ha utilizzato questo polverone per farsi pubblicità, come ha sempre fatto da quando è nata. La compagnia irlandese non è nuova a “minacce”, scontri con i gestori aeroportuali o messaggi provocatori. Una pubblicità che crea la notizia per cui Ryanair fa il possibile per tagliare i costi superflui e che fa sì che per programmare un viaggio a basso costo si parta dal suo sito. Anche in questo caso, infatti, Ryanair ha fatto passare il messaggio per cui cambiare la procedura di accettazione di documenti diversi dalla carta d’identità e dal passaporto avrebbe creato costi aggiuntivi da scaricare sui passeggeri.
Il numero uno di Ryanair, Michael O’Leary, continua a sostenere che presto la sua compagnia sorpasserà Alitalia. Secondo lei è possibile?
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