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FINANZA/ 1. L'attacco dei fondi Usa a Obama (e all'Europa)

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Obama, già alle corde con la recrudescenza dell’allerta terrorismo, tutto può permettersi tranne che vedere il deficit superare l’attuale livello record. I numeri parlano da soli. Il deficit statunitense, al 30 settembre, ha infatti raggiunto la cifra record di 1,4 trilioni di dollari, la più alta in assoluto dai tempi della fine della seconda guerra mondiale. Il rapporto deficit/Pil - quello che il trattato europeo di Maastricht fissa al 3% - è arrivato negli Usa a sfiorare il 10%. Il peggioramento è stato netto nell’ultimo anno: nel 2008 il deficit era fermo a “soli” 459 miliardi di dollari ma la crisi finanziaria, i massicci aiuti alle banche e alle imprese in difficoltà, nonché il minor gettito fiscale causato dalla crisi economica hanno fatto peggiorare nettamente i conti.

 

Già lo scorso ottobre, quando furono resi noti questi dati, la minoranza repubblicana al congresso usò subito le cifre per attaccare la politica di spese pubbliche del presidente Obama, che però ha accusato l’amministrazione Bush di aver creato le premesse per un deficit così alto. L’attacco di Stelzer, domenica, era chiaro: Obama, con la sua politica, si è messo sullo stesso piano del greco George Papandreou e di Gordon Brown, altri due leader capaci di portare i deficit degli Stati che governano in doppia cifra in rapporto al Pil.

 

Stelzer invocava riforme, chiamava il Senato a un’azione che non si riducesse a un secondo pacchetto di stimolo fiscale che scaricasse su figli e nipoti i costi delle politiche attuali dei padri solo per salvare le vite pubbliche di alcuni politici. Insomma, per il “portavoce” di Rupert Murdoch - uomo che con le sue tv e giornali influenza non poco l’opinione pubblica a stelle e strisce, così come britannica - Obama non starebbe governando in base al principio del buon padre di famiglia: starebbe pensando all’oggi e non al domani, non tenendo conto del grido di allarme che arriva dall’economia reale e dalle strade, lasciando crescere il tasso di disoccupazione e infischiandosene degli studi di economisti e Fed che, nonostante parlino di un deficit destinato a scendere nei prossimi anni, non lo vedono comunque mai più al di sotto del 5% in rapporto al Pil. Troppo per un gigante come gli Usa.

 

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