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FINANZA/ 1. L'attacco dei fondi Usa a Obama (e all'Europa)

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Serve un cambio di marcia e per non creare scossoni di tenuta democratica, nulla è più salutare di una minaccia da parte di Pechino rispetto alla diversificazione delle riserve - che farebbe crollare ancora di più il dollaro - e all’abbandono della politica di mantenimento a galla del debito Usa attraverso la detenzione in massa dei suoi titoli.

 

A quel punto, con un rischio mortale ancorché “artificiale” all’orizzonte, Obama sarà costretto a cambiare registro e anche uomini, mettendo ai posti chiave personaggi di quel mondo della finanza, dell’economia e delle élite che dopo la grande crisi iniziata due anni fa e la dipartita dell’amministrazione Bush temevano di non poter più rientrare in gioco.

 

La “strategia per un nuovo secolo americano” prefigurata da Dick Cheney non passa obbligatoriamente dalle armi: anzi, si attua meglio attraverso battaglie economico-politiche-finanziarie di bassa intensità come quelle messe in atto dai fondi e fatte trasparire da Irwin Stelzer.

 

Torneremo a parlarne, molto presto. Una cosa è certa: gli Usa non intendono veder ridimensionato il loro ruolo di potenza. E non permetteranno a nessuno, nemmeno a Obama, di fermare questa loro decisione.

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