BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

TASSE/ Le due incognite che mettono a rischio la riforma di Berlusconi

Foto Imagoeconomica Foto Imagoeconomica

Perché le tasse diminuiscono proprio in un contesto di concorrenza istituzionale. Perché noi vogliamo abbassarle? Per attrarre contribuenti, e per non farci “scappare” i nostri. Ma se noi partiamo dal presupposto (alla Mario Monti) che la concorrenza fiscale sia un male, allora non avrebbe senso diminuire le imposte. Se non c’è rischio che la base imponibile venga erosa dai “fuggitivi fiscali”, perché spremere di meno il contribuente? 

 

Sempre ieri l’Istat ha segnalato una discesa dei redditi reali degli italiani (già tra i più bassi d’Europa). Il Professor Campiglio dalle nostre pagine ha detto che se si vogliono aumentare i redditi da lavoro occorre investire di più in capitale umano. Cosa ne pensa?

 

È una formula suggestiva, ed è sicuramente giusto cercare di migliorare l’università e la formazione, ma è bene precisare che gli “investimenti in capitale umano” non producono un ritorno immediato. Ci vuole tempo. Per avere salari più alti, dobbiamo trovare uno spazio più saldo nella divisione internazionale del lavoro.

 

In che modo?

 

Questo può avvenire solo liberando le energie vive dell’economia italiana. Questo significa liberalizzare tutti quegli spazi nei quali ancora consentiamo il formarsi di posizioni di rendita. Non solo per aumentare il nostro potere d’acquisto, ma soprattutto per rendere possibile agli imprenditori di mettere in gioco la propria creatività, di sperimentare. La vera sfida per un Paese come il nostro è diminuire l’intermediazione politica, aumentando gli spazi per l’impresa: cercando di avvantaggiarci delle possibilità di innovare e sperimentare che ci dà il mercato, in settori che abbiamo dato per morti, che pensavamo fossero incapaci di generare ricchezza e valore, perché monopolizzati dal pubblico. Purtroppo, come dimostrano i troppi ragionamenti che si sentono sul ruolo della Cassa Depositi e Prestiti, stiamo andando esattamente nella direzione opposta. 

 

Ancora ieri il presidente della Bce, Jean Claude Trichet, ha dichiarato che ci troviamo in un clima di ripresa. Secondo lei, nel 2010 potremmo dire di esserci lasciati alle spalle la crisi?

 

CLICCA SUL SIMBOLO >> QUI SOTTO PER CONTINUARE A LEGGERE L’INTERVISTA 


COMMENTI
12/01/2010 - E' uno dei tanti slogan (GIAN LUCA BARBERO)

Personalmente, mi trovo molto d'accordo con l'analisi di Mingardi. "Pagare di meno per pagare tutti" è quanto ci vorrebbe, precisando che "tutti" significa "tutti", non soltanto le famiglie numerose, gli anziani, ecc. secondo il repertorio di frasi fatte a cui ci hanno abituato gli attuali politici. Anche i ricchi: perché non fare una riforma seria che preveda l'abbattimento dell'aliquota al superamento di una elevata soglia di reddito invece delle varie versioni (4 attualmente) dello scudo fiscale? Oggi, infatti, il contribuente paga il 47% oltre i 75.000: la Svizzera è senz'altro più conveniente! La storia delle 2 aliquote risale già al precedente governo Berlusconi. L'epilogo fu piuttosto triste: le aliqote furono più di due e quella relativa al primo scaglione aumentò dal 18% al 23%, creando complessivamente una forte pressione fiscale, nonostante l'ingegnoso meccanismo di deduzioni (c.d. "No Tax Area") e le varie clausole di salvaguardia create dal Ministro Tremonti. Speriamo che questa volta vada un po' meglio. Gian Luca Barbero