Economia e Finanza
giovedì 14 gennaio 2010
Un anno è passato dall’avventura della nuova Alitalia. Al fine di comprendere al meglio l’andamento della compagnia aerea nazionale, nata dalle ceneri del vecchio operatore statale fusosi con AirOne, è bene contestualizzare l’analisi.
L’anno scorso è stato il più difficile per il mondo aeronautico che ha subito la peggiore crisi di tutta la sua storia. La IATA, l’associazione che raggruppa quasi tutte le compagnie aeree mondiali, ha previsto perdite superiori ai 10 miliardi di euro per il 2009 e prevede solo un leggero miglioramento per il 2010. La crisi economica ha impattato duramente su quasi tutti i vettori aerei che hanno visto ridursi anche del 30% i ricavi per passeggero trasportato.
In questo anno di crisi globale non tutti gli operatori hanno sofferto in maniera uguale. Le compagnie più competitive ed efficienti sono addirittura riuscite a fare dei profitti e ad aumentare il numero di passeggeri trasportati.
L’anno della crisi è stato caratterizzato da tre fenomeni importanti. Il primo è la caduta del numero di passeggeri che ha caratterizzato tutto il primo semestre e una contemporanea diminuzione dello yield. Il secondo fenomeno che ha caratterizzato il 2009 è certamente la caduta del prezzo del petrolio. Senza questa diminuzione dei costi legati al carburante, molte altre compagnie sarebbero fallite oltre a quelle che hanno dovuto portare i libri in tribunale. Ultimo, ma non meno importante, fenomeno è stato la modificazione del mercato: le alleanze globali sono diventate sempre più strette, i vettori tradizionali si sono fusi - come nel caso British Airways e Iberia - sotto la pressione competitiva delle compagnie low cost.
Il mercato italiano si è contratto di circa 4 milioni di passeggeri rispetto al 2008, arrivando a registrare poco più di 102 milioni di passeggeri. La quota di mercato delle compagnie low cost è cresciuta e Ryanair ed Easyjet hanno conquistato rispettivamente circa il 18% e il 9% di tutto il mercato italiano.
In questo panorama molto difficile, dove solo un prezzo del petrolio in discesa ha aiutato i bilanci delle compagnie, Alitalia si è ritrovata ad affrontare il suo primo anno di vita. Nei primi due mesi, la compagnia guidata da Rocco Sabelli, ha rischiato davvero molto. Il load factor era inferiore al 50% e solo una politica tariffaria molto aggressiva ha permesso di riconquistare in parte la clientela.
I dati complessivi di riempimento degli aeromobili saranno certamente inferiore di 10 punti percentuali rispetto alle compagnie tradizionali e di 15 punti percentuali rispetto agli operatori low cost più importanti. Questa differenza è una delle cause di un primo anno difficile per l’operatore, che vedrà delle perdite operative superiori a 300 milioni di euro. Questo dato del load factor deriva in gran parte da un primo semestre molto difficile, con uno start-up estremamente complicato.
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..E scriviamo pure da qualke parte ke questa pseudo-privatizzata Alitalia tra i tanti amici ha anche quelli che con i soldi dei contribuenti continuano a fare i generosi, per esempio il Ministero della Difesa ke la sceglie per trasportare i suoi militari all'estero (ma probabilmente perche' ha vinto una gara con le altre compagnie ke operano sul mercato italiano), oppure il Ministero degli Affari Esteri che le fa pubblicita' gratis in uno spot che riguarda il viaggiare sicuri. E no, mi dispiace, il risultato in realta' e' molto peggiore di quello che sembra, perke' nell'analisi manca la valutazione di tutti quegli aiutini di cui hanno potuto usufruire gli abili imprenditori, inclusa la totale assenza del Garante LETTA ke gli ha permesso di violare gli accordi indisturbati, la stampa quasi totalmente asservita che disinforma i cittadini, la privazione del diritto allo sciopero dei lavoratori tramite sotterfugi, un presidente ENAC che e' l'Emilio Fede della situazione, etc...insomma uno scenario artificiale senza interferenze...che impedisce di capire come realmente se la cava questa nuova Alitalia. Sarei anke curiosa di sapere come viene fatto il paragone tra i dati quando la compagnia di prima aveva molti piu aerei e serviva molte piu destinazioni. Immagino che i dati siano in proporzione alle nuove dimensioni della compagnia altrimenti anke questo dato non avrebbe senso.
Io direi che Colaninno e Sabelli di amici ne hanno avuti tantissimi , amici ovviamente molto interessati. Finchè il trasporto aereo in Italia sarà gestito in questo modo (e ci metto pure l'altro baro di queta partita , la Ryanair) allora esisteranno due cornuti e mazziati in questo panorama : il lavoratore ed il cliente. Gazzoli Guido
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