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SCENARIO/ Passera: l’Italia a crescita zero è a rischio tenuta sociale

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Certamente in alcuni paesi la mancanza di regole e di buon senso nel campo della finanza è stata esiziale. Se gli Usa avessero avuto, per fare un esempio, le regole italiane, sull’indebitamento o sulla speculazione tra attivi e passivi o sulle passività fuori bilancio, la crisi non ci sarebbe stata. Anche il nostro sistema di supervisione e controllo si è dimostrato molto più solido di quello di altri paesi che di solito ci fanno la lezione su tutto. E questo solo per quanto attiene la sfera delle regole, che non esaurisce un problema vasto e complesso.

 

A che cosa si riferisce?

 

Taluni assunti ideologici su cui erano basate le politiche e i comportamenti - la convinzione, ad esempio, che i mercati tendano automaticamente all’equilibrio, o che il prezzo di mercato sia sempre significativo - si sono dimostrati fallaci. Le debolezze del sistema di governance delle public companies anglosassoni con il collegato problema dei bonus assurdi, l’insostenibilità geopolitica dei grandi disequilibri nel commercio internazionale e degli sbilanci risparmio-consumo nelle varie parti del mondo, sono tutte lezioni mai poste prima con tanta chiarezza. Sapremo comportarci di conseguenza?

 

Il 14 settembre scorso, in un’intervista su La Stampa lei fece un primo bilancio della crisi a un anno di distanza dal crac di Lehman. In quel periodo le banche erano al centro delle polemiche per la stretta del credito. «Il credito - le disse - non può però sostituire la crescita».

 

Il credito serve per finanziare progetti, fatturati e investimenti, può aiutare ma non può sostituire la crescita dell’economia. Per questo dico che se il mercato non ha la forza, da solo, di rimettere in moto l’economia, bisogna supplire con iniziative di sistema, utilizzando le poche risorse disponibili per stimolare l’economia nel breve e costruendo competitività nel medio periodo. E siccome il nostro paese ha ad esempio un grande ritardo nelle infrastrutture, investire in strade, porti, reti di telecomunicazioni, termovalorizzatori, acquedotti, ecc. immetterebbe ricchezza nel sistema e lo rafforzerebbe strutturalmente.

 

E i conti pubblici?

 

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