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SCENARIO/ Passera: l’Italia a crescita zero è a rischio tenuta sociale

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I conti pubblici sono un’assoluta priorità ma si possono mettere in campo grandi opere anche senza mettere a rischio i conti pubblici: mobilitando soldi privati, soldi europei, soldi già stanziati e non spesi. Le soluzioni in molti casi ci sono. Ci sono, per esempio, molte opere in grandi città che possono essere finanziate da dismissioni di patrimonio pubblico. Spingere in questa direzione può compensare la mancanza grave di altri tipi di domanda e dare ossigeno all’economia. Se non ci inventiamo qualcosa potremmo trovarci con un 2010 molto complicato, perché ci sono tante imprese che stanno finendo le riserve.

 

In una recente lezione ad una platea di imprenditori di tutte le parti del mondo Julián Carrón, presidente di Cl, ha criticato l’individualismo teorico e pratico come presupposto culturale del momento che stiamo vivendo. Ma è un errore, dice, pensare che il nostro bene possa essere conseguito in antitesi a quello degli altri, perché la nostra natura di uomini è carità. Qual è la sua opinione?

 

Veniamo da un periodo basato sulla convinzione ideologica che il bene comune sia originato dalla contrapposizione di interessi personali. Ma è stato - almeno in parte - un errore, perché le società si tengono insieme anche e, soprattutto, se c’è condivisione di responsabilità e non soltanto attraverso contrasto “produttivo” di interesse. Allo stesso modo ipotizzare che il comportamento dell’imprenditore sia mosso esclusivamente dalla massimizzazione del proprio profitto è fortemente riduttivo. Molti imprenditori che hanno fatto la fortuna propria e delle loro comunità sono imprenditori mossi dalla creatività, dal coraggio, dalla volontà di costruire qualcosa di importante nel lungo periodo insieme a un gruppo di collaboratori sempre più grande. Certo l’incentivo del guadagno è fondamentale, ma in molti casi per molti grandi imprenditori un incentivo ancora più forte è stata la forza del loro progetto.

 

Anche in una fase di grave crisi, che obbliga tutti a fare economia di forze e a fare i conti con le risorse disponibili?

 

Le economie e le società più solide sono non solo quelle dove c’è più competitività, ma quelle che hanno saputo sviluppare anche coesione solidarietà e tenuta sociale. Nei momenti di crisi la tenuta sociale è messa sotto grave stress, anche perché meno crescita vuol dire meno risorse e ciascuno tende ad arroccarsi e a difendere le rendite che come gruppo, categoria o corporazione ha consolidato nel tempo. Il compito della buona politica è quello di riuscire a evitare quest’involuzione, che alimenta la contrapposizione sociale, indebolisce la fiducia e rallenta ulteriormente la crescita.

 

«Come può fare l’uomo - dice Carrón - a sostenersi in una positività e in un ultimo ottimismo - perché senza ottimismo non si può agire-? La risposta è: non da solo, ma coinvolgendo con sé altri». È d’accordo?

 

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