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SCENARIO/ Passera: l’Italia a crescita zero è a rischio tenuta sociale

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Se pensiamo ai progetti di successo nella vita di ciascuno di noi, quasi sempre - se non sempre - li abbiamo realizzati insieme ad altri, non da soli. L’impresa ha una sua necessaria dimensione individuale di concorrenza “contro” le altre imprese, ma sempre più vediamo che tante cose si riescono a fare soltanto a livello di settore e di distretto, o addirittura a livello di paese. La produttività e la competitività delle imprese dipendono per una grande parte da fattori di sistema: dalla logistica all’energia, dalla formazione alla giustizia.

 

Ma il nostro è anche il paese cui si rimprovera sempre di non riuscire a pensare in grande, quello per cui non si riesce a capire se il piccolo sia un vizio o una virtù.

 

L’imprenditorialità diffusa è una fonte di energia pervasiva che altri paesi non hanno e che noi dobbiamo saper valorizzare al meglio rendendo più facile fare impresa in Italia. La dimensione delle aziende non è di per sé una garanzia di successo - e infatti ci sono ottime aziende in tutte le categorie dimensionali - ma è altrettanto certo che sotto una certa dimensione non si riescono ad attivare fattori chiave di successo quali l’innovazione o l’internazionalizzazione. La rete può in parte supplire.

 

Cosa bisogna fare?

 

Il fisco dovrebbe premiare di più chi patrimonializza, dovrebbe favorire gli imprenditori che mettono insieme le loro aziende, chi investe in innovazione. Attualmente troppe leggi dal punto di vista giuslavoristico, contabile, amministrativo, fiscale di fatto “premiano” solo chi rimane piccolo. Occorre cioè anche rimuovere gli incentivi negativi alla crescita dimensionale e favorire in tutti i modi la creazione di aziende che abbiano le dimensioni sufficienti per svilupparsi sul mercato che sarà sempre più globale.

 

L’economia del dopo crisi ha bisogno di più o meno regole?

 

Le regole non basteranno mai, se il presupposto è quello dell’homo homini lupus, come dice Carrón nel suo intervento, cioè se siamo solo individui in guerra l’uno contro l’altro. Vale per la società e vale per il mondo economico e finanziario. Ma è anche vero che buone regole fanno la differenza e lo abbiamo toccato con mano anche nella recente crisi: alcuni sistemi che avevano regole non buone sono crollati, altri hanno tenuto molto meglio. Le buone regole hanno però sempre bisogno di controlli efficaci.

 

Quello che però vale per la convivenza sociale vale anche per l’economia, o no?

 

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