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FINANZA/ I fondi avvoltoi ora volteggiano su Haiti

Avvoltoio_EuroR375.jpg (Foto)

Non fatevi abbindolare dalle notizie come vengono vendute: purtroppo la crisi ha reso solo un certo tipo di capitalismo più aggressivo di prima, poiché ne ha esposto i limiti e quindi creato le condizioni per un suo superamento. Obama, almeno così si vocifera a Londra in ambienti finanziari, era pronto a mettere mano alle dark pools e alle contrattazioni over-the-counter, ma qualcuno gli avrebbe suggerito di lasciar perdere: meglio non toccare troppo gli interessi di Wall Street.

 

La crisi non li ha cambiati, li ha solo resi peggiori. Prendiamo la cronaca di questi giorni. Il Club di Parigi - l'organizzazione che raggruppa i principali Paesi creditori - ha chiesto anche alle altre nazioni di annullare il debito di Haiti, dopo il violento terremoto che ha colpito martedì scorso la capitale Port-au-Prince causando decina di migliaia di morti. «Tenuto conto delle spese finanziarie che Haiti dovrà sostenere per al ricostruzione, il Club di Parigi chiede agli altri creditori di annullare la totalità del debito haitiano», si legge in un comunicato dell'organizzazione, che da parte sua ha già cancellato i 214 milioni di dollari dovuti da Port-au-Prince ai Paesi membri.

 

Fino al settembre del 2008 il debito estero totale di Haiti ammontava a 1,88 miliardi di dollari: oltre ai Paesi membri del Club di Parigi i principali creditori sono Venezuela e Taiwan. Quel debito non sarà mai annullato: verrà comprato dalle banche, le quali poi gireranno il tutto ai vulture funds - i fondi avvoltoi - pronti a battere cassa, non appena l'impegno internazionale avrà rimesso in sesto il paese, con tassi di interesse da usura. È normale, è sempre andata così. Solitamente, occorre essere onesti, alcuni paesi del Terzo Mondo “meritano” le attenzioni dei vulture funds per far conoscere al mondo regimi di satrapi che vivono nel lusso mentre i propri concittadini muoiono letteralmente di fame nonostante miliardi di dollari di aiuti dei paesi sviluppati, in questo caso però siamo alla speculazione pura su una tragedia: a New York come a Londra, si stanno mettendo in pratica strategia per speculare su quei palazzi sbriciolati dal terremoto.

 

Certamente non è core business, qualche biliardino per gonfiare le tasche e garantirsi dividendi più alti: i bonus che le banche, d'affari e non, stanno pagando ai loro manager in questi giorni sono immorali allo stesso modo. Non perché chi produce ed è bravo non meriti un riconoscimento, anzi. Ma perché se ci troviamo in queste condizioni lo dobbiamo alle banche, grandi e medie, non certo ai fondi speculativi che sulla crisi hanno gravato per meno del cinque per cento e come loro abitudine non scatenano tempeste ma salgono in giostra a cose fatte, guadagnano e scappano.

 

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