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FINANZA/ I fondi avvoltoi ora volteggiano su Haiti

Il debito estero di Haiti non sarà mai annullato: verrà comprato dalle banche, le quali poi gireranno il tutto ai vulture funds pronti a battere cassa, non appena l'impegno internazionale avrà rimesso in sesto il paese

Avvoltoio_EuroR375.jpg (Foto)

Obama fa scuola. Il ministro delle Finanze svedese, Anders Borg, ha proposto all'Ecofin di «discutere la possibilità di introdurre una tassa sulla stabilità» nell'Unione europea, sul modello di quanto fatto dagli Stati Uniti. «Il sistema finanziario dovrebbe pagare per i costi reali che impone alla società e ai contribuenti sotto forma di garanzie statali implicite per le banche con importanza sistemica», ha scritto Borg in una lettera al presidente dell'Ecofin, la spagnola Elena Salgado.

 

«Una tassa pagata dalle istituzioni finanziarie darebbe un contributo ai nostri sforzi verso il consolidamento finanziario, ma accrescerebbe anche la legittimità delle nostre misure nei confronti del settore finanziario nella pubblica opinione», ha aggiunto Borg, osservando che «inoltre una tassa sulla stabilità aiuterebbe a risolvere il problema delle banche con importanza sistemica e il problema delle “too big to fail” (troppo grandi per fallire) che viene discusso ampiamente in numerosi forum internazionali».

 

Ovviamente questo non accadrà mai, visto che non siamo nemmeno riusciti a imporre un sacrosanto stress test a livello europeo per le banche continentali, le quali hanno continuato bellamente a nascondere nei bilanci i titoli tossici e a giocare con gli off-balance-sheets come se rimandando la risoluzione dei problemi questi sparissero magicamente da soli.

 

C'è però un problema ulteriore: Obama, con la sua decisione di chiedere il conto ai giganti di Wall Street, sta giocando una pericolosa mano di poker contro il proprio destino politico. Interpellato dalla Cnbc, Richard Bove, analista della Rochdale Securities, ha infatti definito quanto posto in essere dal presidente Usa «un'espropriazione in stile venezuelano», di fatto accomunando Obama a Chavez e bollandolo di comunismo.

 

Non è un'accusa da poco negli Usa, tanto più che già la riforma sanitaria ha fatto terminare l'inquilino della Casa Bianca nel mirino degli oppositori con accuse da maccartismo in piena regola. Da almeno dieci giorni diciamo che è in atto una campagna per destabilizzare l'amministrazione Usa, questa è certamente una parte sostanziale di essa.

 

Il mondo del business più sfrontato non vuole che la crisi diventi l'occasione per porre un argine alla speculazione più bieca e alle pratiche più inaccettabili. Come ad esempio quella di Goldman Sachs, pronta ad annunciare un bonus multi-milionario per i propri dipendenti. Oppure Deutsche Bank, intenzionata ad alzare gli stipendi dello staff. Oppure Citigroup, che festeggia i propri risultati in linea con quanto previsto dagli analisti - una perdita di quasi otto miliardi di dollari, 33 cents ad azione contro i 30 previsti - e dà una spinta alle Borse nonostante il crollo delle revenues: va bene così, sono un mondo a parte e vogliono restare tali.

 

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