Economia e Finanza
venerdì 22 gennaio 2010
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Nonostante la sua centralità, la famiglia è oggi un soggetto sociale spesso dimenticato oppure considerato come in via di estinzione, nonostante che proprio in Italia la famiglia-impresa che diventa impresa-famiglia abbia rappresentato la chiave del grande miracolo economico italiano, mentre le imprese familiari ancora dominano la scena economica, sia per le piccole come per le grandi imprese.
Sarebbe fatale se tutto ciò non diventasse l’asse centrale della riforma fiscale, le cui caratteristiche desiderabili - che in parte raccolgono stimoli vecchi e nuovi di Tremonti - possono essere così riassunte: semplicità fiscale, in quanto valore di democrazia (e il quoziente familiare è “semplice”, come ben dimostra l’esperienza francese di mezzo secolo), ed equità sia verticale che orizzontale (in particolare a favore di chi non ha “voce” politica, il che significa un’attenzione centrale al sostegno economico dei figli, come in Germania).
Inoltre, sussidiarietà e decentramento fiscale (perché libertà e responsabilità si accompagnino, in ambienti urbani sempre più “amici” delle famiglie), dalle imposte sulle persone a quelle sulle “cose”, cioè un riassetto del sistema fiscale che riduca il peso delle (numerose) imposte dirette, bilanciato da un aumento di quelle indirette (nella prospettiva di ridurre l’evasione fiscale e favorire il risparmio per il futuro proprio e dei propri figli), una maggiore valorizzazione delle imposte di scopo, che rendano meglio visibile la relazione fra il “sacrificio” del cittadino e il beneficio che ne deriva (come nel caso della sanità).
Non si può infine dimenticare che i costi di transizione dal vecchio al nuovo, normali per qualunque riforma, potrebbero diventare molto impegnativi per una riforma di questo respiro. Viviamo in un Paese che ha bisogno di riprendere il suo cammino di sviluppo, senza dimenticare la sua storia, con un sistema fiscale pesante, ma soprattutto poco efficiente e troppo spesso ostile. La crisi è un opportunità sia perché consente maggiore innovazione, dando voce ai bisogni delle famiglie, del capitale umano e morale del Paese, e non solo ai suoi interessi forti, sia perché ciò rappresenta la sola via d’uscita al rischio di un declino incipiente del Paese.
La riforma va CENTRATA SULLA FAMIGLIA, favorendone la costituzione, la prolificità, la capacità di mantenervi ed assitervi disabili e vecchi. Risparmieremo spese per trattare le devianze, i disordini sociali, per l'assistenza e per la sanità pubblica. MA VA ACCOMPAGNATA DA UN GRANDE LAVORO EDUCATIVO dalla scuola, alla produzione culturale e di intrattenimento, alla pubblicità. Mettere su famiglia è una liberazione delle potenzialità umane; persone più felici consumano di più, ma non buttano niente che abbia un valore. OHE' DATEVI UNA SVEGLIATA SIGNORI DELLA POLITICA !!! MA CHI CE L'HA FATTO FARE DI RIDURCI IN QUESTO STATO...
Permettetemi di fare la voce di un piccolo cittadino imprenditore rosso di fido con fornitori insolventi, che si è portato la paga a 1000 € al mese, alla faccia del costo della vita noi possiamo fare quel che vogliamo, ma quando mai!
Bel discorso se fosse fatto dal farmacista. Togli un grammo di tassa di quà, aggiungi un grammo di imposta di là ma il risultato non cambia perchè quello che serve è una cura drastica che si chiama secessione. Bisogna arivare a questo risultato perchè è immorale tassare i poveri dipendenti del nord a qualsiasi etnia appartengano o qualsiasi provenienza abbiano per mantenere un meridione sprecone ed ignavo (meridione, non meridionali). Questi livelli di prelievo, considerando la qualità e la quantità dei servizi forniti in cambio, secondo mè rendono immorale la lotta all'evasione fiscale anche perchè a pagare realmente sono sempre gli ultimi, cioè i cittadini a reddito fisso, in quanto i loro aumenti salariali o pensionistici non seguono ne in velocità ne in quantità gli aumenti del costo della vita come invece possono fare liberi professionisti e imprenditori.
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