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CRISI/ Un consiglio a Tremonti per dare più soldi alle famiglie

La crisi può essere un occasione per riprendere il sentiero dello sviluppo. A patto che vengano attuate le dovute riforme strutturali. Specie nel sistema fiscale. Che dovrà avere come principale interesse il potenziamento della famiglia. Oltre ad alcune caratteristiche che LUIGI CAMPIGLIO illustra al sussidiario.net. VOTA IL SONDAGGIO

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La severa crisi in corso è anche una finestra di opportunità per realizzare riforme essenziali per consentire al Paese di riprendere un sentiero di sviluppo, non diversamente da quanto accadde negli anni ’30, quando la crisi stimolò, sia in Europa che negli Stati Uniti, l’emergere di nuove regole, organismi e istituzioni su cui si è fondata la crescita economica del secondo dopoguerra. Il progetto di riforma fiscale di cui in questi giorni discute Tremonti rientra a pieno titolo nel novero delle grandi riforme rese necessarie, ma anche possibili, dai grandi mutamenti strutturali in atto.


E’ questa anche l’occasione storica per rispondere al problema, enorme e silenzioso, della crisi economica della famiglia, da cui a cascata derivano conseguenze pervasive su tutto il tessuto economico e sociale, e in particolare il ristagno demografico di un Paese sempre più vecchio, per il quale il flusso di giovani immigrati è, anche se in aumento, solo un temporaneo palliativo. La questione centrale è che se accanto al Pil introduciamo - come misura nuova delle potenzialità di sviluppo - il numero di anni di lavoro utili fino alla pensione della popolazione esistente, cioè una prima approssimazione del Prodotto Potenziale, tale indicatore è in tendenziale declino già a partire dal 1990 e in questi anni registra un ulteriore rapida diminuzione.


Un sistema fiscale disordinato e incoerente è ostile ai contribuenti e alle famiglie perché impoverendone il potere di acquisto ne limita anche la libertà di scelta sugli aspetti più privati - ma “comuni” - quali appunti il numero di figli. Come ha ben dimostrato l’Istat in un’indagine recente la famiglia è la fondamentale unità di scelta economica, oltre che - a maggior ragione - per le decisioni più private. A ciò si sommano gli effetti cumulativi della crisi economica, perché - come già sottolineava Keynes nel 1937 - un’epoca di declino della natalità è caratterizzata da un incipiente timore e pessimismo, mentre all’opposto - egli scriveva: «un’era di crescita della popolazione tende a promuovere l’ottimismo, dato che la domanda di mercato tenderà ad eccedere, piuttosto che essere inferiore alle aspettative». E anche quando ciò avvenisse l’errore sarebbe rapidamente corretto.


 

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COMMENTI
23/01/2010 - la riforma Tremonti (BRUNO LASI)

La riforma va CENTRATA SULLA FAMIGLIA, favorendone la costituzione, la prolificità, la capacità di mantenervi ed assitervi disabili e vecchi. Risparmieremo spese per trattare le devianze, i disordini sociali, per l'assistenza e per la sanità pubblica. MA VA ACCOMPAGNATA DA UN GRANDE LAVORO EDUCATIVO dalla scuola, alla produzione culturale e di intrattenimento, alla pubblicità. Mettere su famiglia è una liberazione delle potenzialità umane; persone più felici consumano di più, ma non buttano niente che abbia un valore. OHE' DATEVI UNA SVEGLIATA SIGNORI DELLA POLITICA !!! MA CHI CE L'HA FATTO FARE DI RIDURCI IN QUESTO STATO...

 
22/01/2010 - La tribolazione vale x tutti. (claudia mazzola)

Permettetemi di fare la voce di un piccolo cittadino imprenditore rosso di fido con fornitori insolventi, che si è portato la paga a 1000 € al mese, alla faccia del costo della vita noi possiamo fare quel che vogliamo, ma quando mai!

 
22/01/2010 - Considerazioni sul consiglio a Tremonti (Gianluigi Lonardi)

Bel discorso se fosse fatto dal farmacista. Togli un grammo di tassa di quà, aggiungi un grammo di imposta di là ma il risultato non cambia perchè quello che serve è una cura drastica che si chiama secessione. Bisogna arivare a questo risultato perchè è immorale tassare i poveri dipendenti del nord a qualsiasi etnia appartengano o qualsiasi provenienza abbiano per mantenere un meridione sprecone ed ignavo (meridione, non meridionali). Questi livelli di prelievo, considerando la qualità e la quantità dei servizi forniti in cambio, secondo mè rendono immorale la lotta all'evasione fiscale anche perchè a pagare realmente sono sempre gli ultimi, cioè i cittadini a reddito fisso, in quanto i loro aumenti salariali o pensionistici non seguono ne in velocità ne in quantità gli aumenti del costo della vita come invece possono fare liberi professionisti e imprenditori.