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ALITALIA/ Un ex dipendente: ecco le scelte manageriali che portano al fallimento

Pubblicazione:martedì 26 gennaio 2010

alitalia_cartello_arrivederciR375_20ago2008.jpg (Foto)

Caro Direttore,

 

ho letto l’articolo di Guido Gazzoli “ALITALIA/ Un ex dipendente: i dati parlano chiaro, dov'è il successo di Colaninno e soci?” pubblicato su ilsussidiario.net del 21 gennaio scorso e l’ho trovato molto ben costruito e articolato. Vorrei fornire un ulteriore contributo per aiutare i lettori a capire quanto successo nella storia di Alitalia, essendone stato dipendente per molti anni.

 

Poco prima della sciagurata scelta politica di spostare i voli da Fiumicino a Malpensa, quindi verso la fine degli anni ‘90, Alitalia oltre a effettuare in casa le operazioni di revisione dei propri aeromobili, forniva le stesse prestazioni anche a compagnie straniere.

 

Si trattava di un’attività che sviluppava un fatturato su base annua oscillante tra i 100 e 120 miliardi di lire (intorno ai 60 milioni di euro), che aveva un margine di contribuzione pari al 30%. Inoltre, dal ricavato delle riparazioni per conto terzi si coprivano per circa il 10% i costi della Direzione.

 

Le opportunità che il mercato offriva erano moltissime, ma a causa del dimensionamento organizzativo, si era costretti a rifiutare diverse commesse e non si riusciva a soddisfare ogni anno contratti che avrebbero potuto generare decine di milioni di euro.

 

I prepensionamenti (già allora) avevano ridotto la forza lavoro notevolmente, ma il management non giudicò necessario il sufficiente reintegro di personale per dare a questa attività un “indirizzo dedicato” così come la domanda avrebbe richiesto.

 

Alitalia si era introdotta in questo mercato nel 1985, con lo scopo di saturare i cicli di produzione, contribuendo alla riduzione dei suoi costi a beneficio di un aumento di produttività. Nel tempo si era verificata un’elevata opportunità di business che avrebbe richiesto un incremento di risorse umane, capaci di dare a questa attività un peso strategico, anziché marginale.

 

Basti pensare che si era riusciti a consolidare e incrementare la propria quota di mercato, raddoppiando il fatturato dal 1990 al 1996. Consolidare non era certo facile, anche se economicamente si era molto competitivi (anche qui guarda caso si parla di costo di manodopera).

 

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COMMENTI
26/01/2010 - GRAZIE SIG MASSIMO! (Z sara)

Per il suo contributo a far conoscere la verita'. Anche se di questi tempi mi sembra che la gente sia piu a caccia di capri espiatori e di valvole di sfogo che di verita', il fatto che abbia scritto e' molto importante.

RISPOSTA:

Grazie a lei Sara, l'esempio della rana bollita è eccellente e grazie a mauro bazzi anche se ricordo che gli scioperi sono una conseguenza e non una causa (Massimo Domenici)

 
26/01/2010 - dominici ha ragione (mauro bazzi)

Quanto scritto nell'articolo mi sembra sensato. La manutenzione di Alitalia era davvero un'attiva redditizia per l'azienda. Alialia sebbene fosse famosa per il servizio di bordo poco friendly, per gli scioperi, per le hostess scorbutiche e racchie, tuttavia nel settore dell'aviazione civile stava diventando famosa per la grande qualità della manutenzione aerei. Purtroppo mi sembra che anche in questo caso siamo capitati nel solito modo statalista e clientelare di trattare le aziende italiane statali: senza nessun occhio al mercato e con scelte perdenti. Insomma davvero ALitalia ha perso la possibilità di incrementare il suo fatturato grazie alla manutenzione degli aerei! Come al solito i manager Alitalia si sono confermati miopi e i sindacati conniventi.

 
26/01/2010 - LA RANA BOLLITA E L'ACCANIMENTO CONTRO I LAVORATOR (Z sara)

Vede Sig Giuseppe, sono d'accordo con Lei quando dice ke “non sembra abbiano mai mosso un dito...per garantire a se stessi il loro rapporto di lavoro” ma ha mai sentito parlare del fenomeno della rana bollita? Risale ad una ricerca condotta dal John Hopkins University nel lontano 1882. Durante un esperimento, alcuni ricercatori americani notarono che lanciando una rana in una pentola di acqua bollente, questa inevitabilmente saltava fuori per trarsi in salvo. Al contrario, mettendo la rana in una pentola di acqua fredda e riscaldando la pentola lentamente ma in modo costante, la rana finiva inevitabilmente bollita (internet). Questo forse puo aiutarla a capire (ammesso voglia capire). Lei invece dov’era, insieme agli altri contribuenti/passeggeri tutti “stakeholders” mentre accadeva?Perche’non ha fatto sentire la sua voce?La realta’ e’ ke Alitalia era solo un’altra delle aziende statali italiane gestita alla "statale", in un settore, quello trasporto aereo che da un po’ nell’occhio. Di sicuro c’era tanta gente in +, ma ce n'erano tanti di + ke erano li per svolgere il proprio lavoro al meglio e hanno diritto al rispetto come persone e come lavoratori. Nessuno, in un Paese civile, si puo’ permettere, qualunque sia l’alibi, di privarli di questo diritto. Non si faccia illusioni, non sono stati “selezionati” i lavoratori CAI quindi insieme a tanta gente ke lavora seriamente c'e' anke la minoranza di cui parla x la quale non e' cambiato proprio nulla.

 
26/01/2010 - Alitalia al limite di cottura (GIUSEPPE PIGLIAPOCO)

Quando una azienda viene considerata e gestita come una congregazione di carità è improbabile che possa resistere a lungo sul mercato. Questo lo sapevano anche i sindacati e gli stessi piloti ed il resto del personale i quali non sembra abbiano mai mosso un dito per imporre il rispetto dei principi di trasparenza ed efficienza della Spa Alitalia per garantire a se stessi il loro rapporto di lavoro.Quando l'azienda arriva al limite di cottura bisogna estrarla quanto prima dal forno nel modo più conveniente, più opportuno e più rapido possibile prima che fallisca ; è andata bene come è andata in considerazione che le diatribe sindacali e le oziose discussioni politiche stavano anch'esse facendo del loro meglio per spingere l'azienda verso il precipizio. Era da anni che l'Azienda aveva bisogno di un management di riguardo e protetto dalle interferenze politiche ed arano anni che le norme comunitarie impedivano allo Stato di iniettare vitamine. Ogni altra discussione oggi è puramente oziosa. Bisogna solamente sperare che la nuova società sia in grado di risalire la china quanto prima per riposizionarsi in vista di una nuova e più consistente progettualità aziendale.

RISPOSTA:

Mi rendo conto che la campagna denigratoria perpetrata a danno e a senso unico contro i lavoratori da quasi tutti i mass media, quasi tutti sia chiaro, ha avuto effetti devastanti sull’opinione pubblica. Peraltro ciò è avvenuto senza tenere conto dei disagi sofferti dai manifestanti per cercare di far valere i propri diritti mediante gli strumenti previsti in una società di diritto. La riflessione del sig. Pigliapoco è emblematica. Sono d’accordo con lui che Alitalia non è stata una Compagnia aerea in grado di resistere in un mercato internazionale. Ma le ragioni hanno però origini lontane e forse vanno ricercate negli anni ‘80, cioè da quando Nordio fu cacciato dall’allora Presidente dell’IRI Prodi per essere sostituito dal povero Verri (morì poco tempo dopo la sua nomina) a cui subentrò poi Bisignani. Da allora, fatta eccezione per Domenico Cempella che è stato l’unico AD a portare i conti in attivo, i vari amministratori che si sono succeduti, non sono stati in grado di saper gestire la Compagnia. Pertanto sig. Pigliapoco, appare chiaro che non sono i dipendenti che devono farsi carico di un’assunzione di responsabilità in ordine alla debacle della Compagnia. Anzi, le vorrei ricordare che durante tutti questi anni, nelle varie vertenze contrattuali che ho vissuto, ne cito una per tutte, il contratto cosiddetto 6x6, cioè incrementi di 6 mila lire annue per 3 anni, i lavoratori i propri sacrifici li hanno fatti. Questo succedeva, negli anni in cui tutti i lavoratori italiani subivano il taglio di 4 punti percentuale della Scala Mobile, guarda caso, grazie al governo Craxi oggi così tanto celebrato e guarda caso, grazie agli accordi precedentemente presi tra le associazioni imprenditoriali e CISL e UIL. Questo è un Paese senza memoria. Come vede i dipendenti di questa Compagnia le loro responsabilità se le sono prese e penso che abbiano anche dato, attraverso tutte le professionalità, un forte valore aggiunto che ha contribuito a costruire per Alitalia un'immagine di serietà e sicurezza. Peccato che a pagare siano stati i soliti noti (Massimo Domenici)

 
26/01/2010 - Alitalia (Giorgio Dimauro)

In riferimento a quanto scritto dall'ex Dipendente dell'Alitalia purtroppo bisogna aggiungere ancor altra chiarezza. Come venivano assunti i Dipendenti? Dove venivano assunti i Dipendenti? Il loro contratto perchè differiva così tanto dal resto del mercato? Inoltre, se il Dipendente che scrive si ritiene così abile nel profilo di manager perchè non si è offerto al mercato? O perchè non ha aperto lui quella attività di cui parla. Purtroppo, in Italia ognuno si canta la sua messa, creando solo un danno all'economia ed ai consumatori. Basta!

RISPOSTA:

Evidentemente non sono stato sufficientemente chiaro e me ne rammarico soprattutto per il danno che ho procurato all’economia e ai consumatori. Francamente non ritengo dar seguito al commento offerto, eccezion fatta per ringraziarla per il suggerimento di aprire una attività da qualche centinaio di milioni di euro. Cordialità (Massimo Domenici)