BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

DIBATTITO/ Caro Brunetta, il problema dei giovani non si risolve così

brunetta_tv_giletti_R375.jpg (Foto)

A questo punto, però, si presenta un argomento, in senso contrario all’idea di Brunetta, sicuramente risolutivo, anche se lascia l’amaro in bocca a quanti ancora si dicono riformisti: il Governo, con i suoi ministri più influenti, non vuole sentir parlare di pensioni, come scelta di strategia generale. Al fondo di questa ritrosia non c’è soltanto una preoccupazione di carattere elettorale (guai a mettersi contro i pensionati, dicono), ma anche una scarsa capacità progettuale.

 

E’ sicuramente vero, infatti, che in Italia gli ammortizzatori sociali hanno sempre escluso gli inoccupati, diversamente da quanto avviene in altri paesi a più elevata moralità civile e dove l’amministrazione è più efficiente che da noi ed in grado quindi di perseguire gli abusi. Ma una “questione giovanile” esiste. Ed è molto complessa, in quanto lascia emergere un intreccio tra condizione di diffusa precarietà e di lavoro rifiutato.

 

In sostanza, i giovani finiscono spesso nel cul de sac della precarietà perché rifiutano lavori più stabili ma considerati poco gratificanti sul piano sociale. Le polemiche che hanno accompagnato l’emendamento di chi scrive al «collegato lavoro» sull’apprendistato non sono che l’espressione di un pregiudizio culturale nei confronti della manualità del lavoro a cui si contrappone l’iperuranio di una formazione, sgangherata ed inutile, come quella prefigurata dalla legge Fioroni che ha portato a 16 anni il diritto-dovere di istruzione.

 

E’ altrettanto vero, però, che sono stati i giovani a pagare il prezzo più alto nella crisi e a trovarsi sostanzialmente indifesi quanto a misure a sostegno del reddito (anche se il governo ha introdotto una prima forma di indennità una tantum per i collaboratori in regime di monocommittenza). Si tratta, quindi, di raccogliere gli inviti di Brunetta, magari in altre forme.

 


COMMENTI
26/01/2010 - bamboccioni..fuori casa (MASSIMO MESINI)

PUR BANALIZZANDO STO PENSANDO CHE AD OGNI LEGGE CHE SI RISPETTI..CI DEVONO ESSERE CONTROLLI E SANZONI CHI NON LA RISPETTA E ALLORA....CHI ANDRA' A CONTROLLARE CHI ESCE DI CASA DOPO AVER AVUTO GLI INCENTIVI...E SE NON SI PREVEDE UN CONTROLLO SIMILE CHI SE NE ANDRA' PUR AVENDO AVUTO QUELLO CHE POTREMMO CHIAMARE...OBOLO..?E' SOLO UN PROBLEMA EDUCATIVO..C'E' SOLO DA SPERARE NELLE NUOVE GENERAZIONI E IN NUOVI GENITORI CHE MATURINO IL SENSO DELLA GIUSTA INDIPENDENZA DEI FIGLI.