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Economia e Finanza

CRISI/ La lezione del Papa a chi crede che la vita sia una variabile del Pil

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1 - L’adorazione del feticcio del gigantismo economico è una delle cause della crisi che stiamo vivendo perciò la lezione che dovremmo trarre è che la rincorsa alla crescita del Pil a tutti i costi non è esattamente quella che si può definire una buona idea.

 

2 - Il libro è l’ennesima dimostrazione di come per una certa scienza economica tutte le attività umane devono rientrare all’interno del mercato. Che le donne si occupino dei figli (al di là del fatto che siano o meno “costrette”) è, per gli autori, sabbia gettata nei suoi ingranaggi.

 

3 - Gli autori tralasciano di ricordare il fatto che se l’Italia ha resistito meglio di altre nazioni alla crisi lo si deve esattamente alla famiglia che ha garantito al Paese risparmio, coesione sociale e sostegno ai più deboli. Visto come è andata, prima di sostenere che la famiglia è uno dei colpevoli della scarsa crescita bisognerebbe pensarci due volte.

 

4 - La tesi secondo la quale è ingiusto costruire nuovi asili perché graverebbero sulla fiscalità generale è semplicemente ridicola. Seguendo questo ragionamento le carceri dovrebbero essere finanziate dai reclusi, la sanità solo dagli ammalati e i costi della politica solo da chi esercita il diritto di voto.

 

5 - Sostenere poi che sempre la famiglia sia colpevole della scarsa propensione alla meritocrazia perchè essa tende a promuovere solo chi rientra nel suo circolo a prescindere dal merito (il cosiddetto “familismo amorale”) è un’altra tesi da maneggiare con moltissima cura. Se il figlio di un avvocato ha ottime probabilità di fare l’avvocato la colpa non è del padre che lo promuove, ma nella struttura di accesso al lavoro di avvocato che non dà le stesse opportunità al figlio dell’impiegato postale. Non è la famiglia a impedire una puntuale “allocazione ottimale delle risorse”, ma l’organizzazione fatta a “caste” della società.

 

5 - Riguardo alle università. Gli autori sostengono che sono troppe e di scarsa qualità perché le famiglie vogliono i figli vicino e quindi votano quei politici che garantiscono l’università “sotto casa” (pag. 112). Se questo è il problema allora, abolendo il voto popolare, le università diminuirebbero e la qualità aumenterebbe. Forse il problema ha più a che fare con clientelismo e assistenzialismo, non con il “familismo amorale”.

 

6 - Solo un accenno al tema della bassa natalità che Alesina ed Ichino non vedono come un problema. E’, al contrario, uno dei problemi più drammatici con i quali l’Italia dovrà fare i conti nei prossimi decenni.

 

7 - Resta infine un’altra tesi. Il connubio tra il reddito “certo” del padre e la disponibilità della donna a lavorare in casa fa sì che “l’attuale struttura della società italiana, con la sua particolare articolazione del rapporto tra famiglia e mercato, non è sempre efficiente” infatti “se in una famiglia italiana il padre perde la certezza di essere occupato nell’anno successivo la probabilità che i figli escano di casa aumenta di oltre il 40%” (pag. 101). Anche qui, la soluzione non può che essere quella di rendere tutti gli italiani (e soprattutto i padri di famiglia) dei precari perenni.

 

Se questo è il massimo che la cultura economica italiana può offrire al Paese mi pare che non si possa non condividere le parole del Papa.

 

 

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COMMENTI
06/01/2010 - Adesso ho capito! (Francesco Giuseppe Pianori)

Penso proprio di aver capito dove sono nati e vissuti i nostri Alberto Alesina e Andrea Ichino! Si sono trovati orfani in un asilo nido statale e hanno fatto carriera con i soldi pubblici! Li ha allattati una maestrina laureata e sono stati vestiti per la filantropia di Marzotto! Sono stati mantenuti agli studi dalla Fondazione Agnelli e hanno trovato lavoro grazie ai Sindacati Confederali. Il divorzio dalle prime mogli glielo hanno pagato le Organizzazioni Divorziste e la nascita per sbaglio dei primi figli è stata assistita dalla International Planned Parenthood Federation. Geniale: non ci avevo mai pensato prima! Abbiamo risolto tutti i problemi che angustiano l'Italia dall'anno 1 dell'Era Volgare. (Non è politically correct parlare di "dopo Cristo...)

 
05/01/2010 - Mercato e meritocrazia. (Francesco Prati)

Leggendo gli ultimi articoli di critica verso il Pil, ho sempre più l'impressione che la critica provenga sempre da quelle economie il cui Pil ristagna o cresce sempre al di sotto degli altri. Non mi sembra che durante il boom economico italiano ci si preoccupasse molto della variabile usata. Detto ciò, penso innanzitutto che le parole usate dal Papa siano più che mai corrette, ma ritengo che non possano essere utilizzate per nascondere, o evitare di risolvere problemi strutturali. Trovo poi paradossale prima la critica secondo cui per "una certa scienza economica tutte le attività umane devono rientrare all’interno del mercato", per poi criticare la società senza meritocrazia e quindi "un’organizzazione fatta a “caste”". Ma forse non è il mercato il massimo garante della meritocrazia? Forse quanto scritto nei precendeti libri del prof. Giavazzi e del prof. Alesina, sulla necessità di liberalizzazioni, oggi è quanto mai di attualità (trovo quasi "profetico" i passi scritti su "Il liberismo è di sinistra" a proposito di Rayan Air!) Sul tema delle liberalizzazioni rientra anche la disputa sulle università, come già riscontrato dal prof. Perotti nel libro "L'università truccata". A mio parere basterebbe affidarsi alle classifiche internazionali per determinare un coefficiente in fase di assunzione (soprattutto nel pubblico impiego!). Diversamente ritengo sia un negare l'evidenza.

 
05/01/2010 - Il Pil e le famiglie (Pierluigi Assogna)

Ottima critica. Gli autori de "L’Italia fatta in casa" a quanto pare non hanno considerato il rapporto di Stglitz e Fitoussi, relativo alla misurazione esclusivamente economica della economia contrapposta alla misurazione del progresso sociale e della qualità della vita, molto interessante, che supporta molto bene le considerazioni di Marco Cobianchi.