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SCENARIO/ Negli Usa è crisi petrolifera, in Italia è finita la benzina del credito

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Nella media dei quattro trimestri terminanti a settembre 2009, sia per i finanziamenti alle imprese sia per quelli alle famiglie consumatrici, il flusso di nuove sofferenze in rapporto ai prestiti (tasso di decadimento) è aumentato rispetto al trimestre precedente e si è confermato più elevato nel Mezzogiorno. Tra le imprese, il tasso di decadimento è risultato particolarmente elevato in Molise (9,7%) e nelle Marche (4,8%): in Molise il significativo peggioramento della qualità del credito è in larga parte riconducibile alle difficoltà della filiera produttiva locale del settore della moda. Interi settori di eccellenza, il fiore all'occhiello del nostro export e del nostro sistema-paese strangolati da mancanza di credito, concorrenza sleale, normative capestro e l'inerzia politica di chi, a conti fatti, sembrava unicamente interessato al buon fine dell'operazione scudo fiscale.

 

Benedetta, per carità, altrimenti da febbraio sarebbero state a rischio pensioni e stipendi dei dipendenti pubblici stante la realtà di cassa vuote che lo Stato deve affrontare, ma ora servirebbe un colpo di coda, qualcosa che riattivi il flusso di denaro nel sistema produttivo e consenta ai nostri imprenditori di poter sfruttare anche le occasioni che le crisi portano con sé, prima delle quali l'assoluta qualità dei nostri prodotti e servizi che diviene dirimente in un ambito in cui l'indice di produttività non è più la prima voce. Servono, insomma, quelle benedette riforme condivise di cui si parla tanto ma che mai arrivano: costo del lavoro, mercato del lavoro, una sorta di Commissione Harz come quella voluta da Gerard Schroeder prima di passare lo scettro del potere ad Angela Merkel.

 

Prima di parlare e parlarsi addosso, i nostri politici facciano un giro nel Veneto non più miracoloso, nel bresciano e nel bergamasco della metallurgia e dell'edilizia in crisi, vadano nella Marche a vedere il comparto calzaturiero. Senza poi dimenticare quella bestemmia alla natura che è la nostra cronica incapacità di tramutare in oro il nostro patrimonio artistico, paesaggistico e culturale attraverso un sistema di cluster per il turismo che realmente divenga competitivo sulla piazza globale. Le priorità sono queste: vediamo se qualcuno là fuori decide di mettervi mano.

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