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FINANZA/ Dall’Islanda alla Grecia, l’Ue rischia di esplodere

Euro_DinamiteR375.jpg (Foto)

Le cose potrebbero complicarsi, visto che il Ministro inglese alle finanze Paul Myners ha già fatto sapere che la controversia sul debito da 3,8 miliardi di euro potrebbe avere un effetto sul supporto britannico all'ingresso dell'Islanda nella Ue: e vista la nazionalità del nuovo Mister - anzi, Mrs - Pesc europeo, c'è da credergli. Ci sono arrivati, il nodo è al pettine. Peccato che, ad occhio e croce, ora sia l'Islanda a ben guardarsi dall'ingresso nella Ue.

 

Ecco cosa scrivevo il 28 luglio scorso: «Non ho mai detto - il testo del mio ultimo articolo ne è la prova - che a mio avviso esiste un problema storico-etnico-culturale per l’ingresso dell’Islanda dell’Ue. Non lo penso affatto, soprattutto alla luce di chi abbiamo fatto allegramente entrare finora e di chi sta per farlo. Detto questo, se anche la Bei ha fatto l’errore di indicizzare obbligazioni in corona islandese ora inesigibili (che dire dei regolatori dormienti quando mezza Europa operava sul forex scommettendo anche la moglie sul cross tra euro e corona danese?), nessuno mi toglierà dalla testa che prima di gettarsi in un investimento bisognerebbe informarsi: e il fatto che le tre banche islandesi fossero esposte a liabilities pari a 11 volte il Pil del paese lo sapevano tutti, erano il più grosso hedge fund del mondo. Se uno vuole rischiare va benissimo, non si lamenti però poi se picchia la faccia contro il muro…

 

Non sarà l’Ue a dover pagare dazio, sarà l’Islanda a riprendersi prima del previsto e dire “no grazie” al nodo scorsoio dell’agganciamento all’euro che sta devastando, ad esempio, la Lettonia. Qualche cifra. I disoccupati, nonostante il default globale dell’economia del paese, sono il 9,1% e tendono a scendere in maniera rapida mentre la media dell’eurozona è il 9,5% e tende a salire in maniera devastante. Quest’anno la contrazione dell’economia sarà del 7%, sempre meglio del 9,8% dell’Irlanda. Inoltre, parola di chi è appena tornato da lassù, non si era mai visto un boom del genere del turismo - soprattutto giapponese ben fornito di yen - e di vita notturna, soprattutto di europei: qualcuno comincia a parlare di “Ibiza artica”.

 

Il perché è presto detto: la corona islandese ha perso metà del suo valore rispetto all’euro dopo il crollo delle sue banche, la vecchia cara svalutazione che attrae. Insomma, tra due-tre anni quando gli islandesi saranno chiamati a dire sì o no all’adesione Ue, si troveranno di fronte a un’economia nazionale già in netta ripresa, mentre dall’altra parte la bomba a orologeria della disoccupazione sarà già esplosa. Il problema vero è l’economia reale, non la finanza. Già oggi la disoccupazione giovanile è al 34% in Spagna, al 28% in Lettonia, al 25% in Italia e al 24% in Grecia e continua a salire».

 

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