BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

SCENARIO/ Pelanda: la ripresa Usa manda in crisi l'Europa

trichet_problemiR375_7nov08.jpg (Foto)

Essa sta accelerando, già mesi fa Bernanke si disse sicuro che lo avrebbe fatto dal giugno 2010, pare stia avvenendo un po’ prima. Se così, la locomotiva americana riprenderà a trainare presto quella secondaria cinese e i vagoni europei. In tal caso le stimolazioni sia monetarie sia di spesa pubblica straordinaria potranno essere ridotte già in primavera negli Usa, in autunno nell’eurozona e subito in Cina.

 

Entro questi tempi c’è lo spazio di riequilibrio calibrato per le masse monetarie, in modo da evitare sia deflazione sia inflazione, nonché di contenimento della crescita dei debiti pubblici. Quindi lo scenario più probabile è il (b) ed è una buona notizia.

 

Ma, conseguenti, ce ne sono due inquietanti. Un qualsiasi incidente in America riaprirebbe le alternative destabilizzanti (a) e (c). Se andrà tutto bene nel breve, resterà nel medio-lungo la dipendenza della crescita mondiale dalla locomotiva americana che ormai è troppo piccola per reggere un tale carico, promessa di crisi ripetute e sempre più gravi nel futuro. C’è un problema di struttura.

 

www.carlopelanda.com

© Riproduzione Riservata.

COMMENTI
09/01/2010 - Ripresa? (michele maioli)

La ripresa degli USA dov'è? La FED ha regalato soldi ai banchieri senza esautorarli. Le agenzie di rating continuano a far danni come prima (e quindi più di prima). Inoltre l'Europa è nata proprio per servire i capricci degli USA e della Finanzza anglosassone. E' ovvio che ci mandi in crisi. Per questo è necessario recidere i ponti. Siamo legati ad un cadavere che è solo peso in più, e rischiamo di affogare anche noi. E l'Europa invece manda in crisi gli stati europei (Grecia, ad esempio), volendoli punire per aver cresciuto il debito cercando di salvarsi dal fallimento. Avanti così e questa Europa si disgregherà (finalmente). Gli USA tenteranno la ripresa con la guerra: in fondo bastano delle mutande esplosive.

 
08/01/2010 - Crisi (Roberto Pazzi)

Gentile professore con la solita sintesi, credo sia determinante evidenziare il suo “come” dell’ipotesi B, vale a dire la variabile critica per un riequilibrio calibrato: la competitività di prodotto per uno sviluppo sociale reale. Come accenna esiste il rischio che se l’innovazione non sarà adeguatamente ‘monitorata’, la Fed proponga raffinate strategie finanziarie sul 2010-2011 che indurranno a supporre il successo dell’ipotesi B. Per sostenere anche un consenso elettorale, l’obiettivo principale è di ridurre la disoccupazione. Infatti, da recenti stime questo obiettivo è fortemente in crisi; per il continuo aumento della popolazione americana, l’occupazione dovrebbe crescere di 100mila unità/mese nei prossimi 5 anni per riportarsi ai livelli d’occupazione precedenti al 2007 (WSJ on Tuesday, January 05, 2010) mentre a Dicembre 2009 è cresciuta solo di 10mila unità/mese. Bernanke lo sa bene. L’Area economica Pacifica, molto coesa e ben organizzata per una crescita della domanda interna, e l’Area Atlantica dovrebbero essere i veri protagonisti, garantendo agli USA il ruolo di regolatore. Ma Eurolandia viaggia a 3 velocità con interessi spesso conflittuali. Penso che si debbano cercare forti alleanze ultranazionali sui piani industriali che inducano riflessioni e che vadano oltre gli attuali schieramenti politici, spesso rivelatori di scarsa identità. Si dovrà arrivare presto ad un piano industriale europeo e i primi Stati capaci di costruire alleanze saranno più ascoltati.