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FINANZA/ Ugo Bertone: ecco il patto che aiuta la Germania e affossa l’Italia

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b) Il modello teorico poteva funzionare se i Paesi più ricchi avessero aumentato la quota dei consumi interni a vantaggio dell’import. Al contrario, la Germania ha reagito alla nascita dell’euro con un grande sforzo di austerità fiscale e finanziaria pubblica e con un regime di moderazione salariale dell’apparato produttivo. Il risultato è stato, nel giro di dieci anni, uno sbilancio enorme in quanto a produttività a favore della locomotiva tedesca. Berlino, intanto, non intende affatto cambiare la fisionomia di un’economia fondata sui successi dell’export piuttosto che sui consumi interni.

 

c) L’Unione Europea, nonostante le critiche, ha saputo reagire in maniera quasi eroica alla prima ondata della crisi globale: è stato creato un veicolo di risoluzione delle crisi di rifinanziamento dei paesi in difficoltà; è stato varato un pacchetto di pronto intervento per 60 miliardi; la Bce è stata chiamata a comprare titoli del debito pubblico in emissione; sono state istituite nuove autorità di vigilanza sui mercati finanziari. Ma tutto questo rischia di non bastare, in assenza di una forte volontà di coordinamento di queste strutture e di un “passo indietro” delle autorità nazionali. Come ha detto Jean-Claude Trichet, presidente della Bce, “ci sono forti dubbi che le strutture democratiche possano far fronte, con i loro meccanismi e i loro tempi decisionali, a una seconda, violenta ondata di crisi”. Tutt’altro che da escludere.

 

d) Per queste ragioni il dibattito sul patto di stabilità (rigore alla tedesca o gradualità latina?) diventa il dibattito sull’esistenza stessa dell’Unione. Per carità, l’euro può sopravvivere anche a una fase di incertezze politiche e decisionali. Ma, in quel caso, rischia di far da vaso di coccio in una contesa globale che si gioca sempre di più sul fronte valutario.

 

e) In queste settimane si è assistito al flop dei tentavi, nell’ordine, di Svizzera, Giappone e Brasile di frenare l’eccessiva rivalutazione delle loro monete nei confronti del dollaro, spinto al ribasso dall’aggressiva politica della Federal Reserve. La Cina, intanto, resiste perché non vuole che la rivalutazione dello yuan si riveli una trappola paragonabile a quella che, negli anni Ottanta, portò alla rivalutazione dello yen e, di riflesso, alla Bolla finanziaria del mercato azionario e immobiliare giapponese. Non è difficile prevedere che dallo scontro tra i due giganti una Comunità Europea debole abbia ben poco da ricavare. Sia nel caso di discesa del dollaro, nefasta per le sorti dell’export. Sia nel caso di una svalutazione troppo violenta dell’euro, che provocherebbe il collasso delle aste dei debiti pubblici europei.

 

Insomma, urge una riflessione comune. Nel frattempo, sarebbe saggio per l’Italia un taglio urgente dei costi della finanza pubblica, accompagnato da un calo parallelo della pressione fiscale. Forse il rilancio delle privatizzazioni, a partire dagli enti locali, potrebbe dar l’avvio ad un fenomeno virtuoso. A partire dalle minori spese in cda e consulenze.



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COMMENTI
01/10/2010 - quadrare il circolo ? (attilio sangiani)

Non capisco come si potrebbe,in Italia,oggi,tagliare "subito" la spesa pubblica per diminuire la pressione tributaria. Vero che aumenterebbe la domanda privata,sperabilmente non solo per consumi,ma ulteriori "tagli" susciterebbero conflitti sindacali,sociali e politici difficilmente governabili. E poi: come si potrebbe por mano alla diminuzione del rapporto tra il debito pubblico e il PIL ? Forse si potrebbe con un Governo forte,non indebolito da conflitti interni alla maggioranza ( Fini e,forse,parlamentari P.d.L. disciplinati ma pressati da coloro che temono il D.Lgv.Delegato sui "costi stanard",vero spauracchio per il Sud.... a meno che Berlusconi lo annacqui da renderlo inutile e sollevare la reazione della Lega di Bossi...

 
01/10/2010 - Analisi corretta (Adriano Sala)

Concordo con Ugo Bertone sull'analisi. Manca solo un punto: i nuovi paesi. Credo che sia indispensabile che i nuovi paesi entrino solo quando rispetteranno tutte le condizioni dell'adesione all'euro, per evitare ingressi inopportuni come quelli di Grecia e Italia. Mi chiedo però se la Germania si farà carico di trainare l'economia aumentando i consumi. La mia risposta è negativa. Ho una pessima opinione di questo paese. La Germania ha tentato due volte di conquistare l'Europa con guerre sanguinose. Falliti i tentativi ora, a mio avviso, sta cercando di raggiungere lo stesso obiettivo con la conquista economica. Le grandi guerre del passato sono state sostituite dalle guerre economiche. Cordialità. A. Sala