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SCENARIO/ 1. Pelanda: un doppio pericolo incombe sull’Italia

I vertici internazionali dello scorso fine settimana non hanno risolto la “guerra dei cambi” internazionale che, spiega CARLO PELANDA, può far male all’Italia

G7_FMI_091010R400.jpg (Foto)

Sta aumentando la divergenza tra nazioni in materia di cambi e politiche monetarie. Tale tendenza comporta un pericolo grave di instabilità complessiva e gravissimo per l’eurozona e, in particolare, per l’Italia.

 

Nei vertici multipli - G7 e Fmi - tenutisi a Washington nello scorso fine settimana la divergenza non è stata ricomposta e il prossimo appuntamento per farlo sarà il summit G20 di novembre. Ma questo organismo dimostra interessi troppi diversi per essere composti. Pertanto il problema resterà irrisolto nel prossimo futuro. Si riuscirà a evitare il disastro?

 

Tutte le monete, con l’eccezione dell’euro, sono da mesi pilotate al ribasso l’una contro l’altra. La Cina non vuole rivalutare la yuan per non penalizzare le esportazioni che ne trainano la crescita. Il Giappone non vuole che lo yen si rivaluti per lo stesso motivo. La Riserva federale statunitense sta stampando dollari per comprare titoli di debito americano allo scopo di stimolare la ripresa troppo lenta, più con manovra monetaria (bolla di liquidità) che di bilancio e fiscale, e ciò fa perdere valore al dollaro.

 

L’Amministrazione Obama favorisce la svalutazione competitiva per aumentare l’export e ridurre le importazioni dall’Asia che riducono le produzioni americane e i posti di lavoro. Lo yuan cinese resta di fatto agganciato al dollaro e se questo va giù l’altro lo segue lasciando inalterato il problema. Per questo Obama ha scatenato una pressione come mai si è visto contro la Cina, anche ripescando quel G7, cioè l’alleanza con gli europei, che nell’estate del 2009 aveva derubricato a favore di un accordo G2 con la Cina.

 

Ma Pechino resta ferma sulla sua posizione e ciò amplifica la svalutazione competitiva degli altri. Appunto, con l’eccezione dell’euro perché la Bce tiene una politica monetaria non inflazionistica. Con il paradosso che l’euro fragilissimo per i noti problemi di insolvenza di alcune nazioni sta diventando la moneta con cambio. Tale situazione, se non corretta, renderà meno competitive le esportazioni di beni eurodenominati penalizzando, in particolare, Germania e Italia.

 

Ma non è solo questo il pericolo. Quando il cambio del dollaro scende le materie prime prezzate in dollari tendono a salire di prezzo. Quindi nel gioco svalutativo c’è un pericolo crescente di inflazione combinato con una ripresa stagnante. Inoltre il rischio di inflazione è anche aumentato dal fatto che l’abbondanza di liquidità in dollari si trasferisca nelle economie emergenti “sovraccaricandole” e mandandole in inflazione, così globalizzandola.

 

Continua


COMMENTI
11/10/2010 - emettere titoli in € dalla BCE (attilio sangiani)

Glu U.S.A. si sono largamente finanziati sul mercato mondiale dal 1944,godendo del privilegio di disporre dell'istituto di emissione della moneta mondiale. Se ora tale funzione passa,almeno in parte,all'area Euro,non potrebbe la BCE godere dello stesso privilegio e "stampare moneta" a costo zero da far mettere tra le riserve delle varie nazioni ? Con i capitali così raccolti potrebbe finanziare investimenti e consumi nelle nazioni Euro,allentando le rigide norme del "patto di stabilità " ?

 
11/10/2010 - doppio pericolo? (celestino ferraro)

Chiarissima la patologia: qual è la terapia? CF