BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

FINANZA/ Il dietrofront di Giavazzi smaschera i danni della Bce

Pubblicazione:mercoledì 13 ottobre 2010

BceR400_4ott10.jpg (Foto)

Essendo Giavazzi un commentatore celeberrimo, dalle colonne di questo modesto quotidiano mi permetto umilmente di dissentire, ipotizzando che sia vero esattamente l’opposto di quanto affermato: e cioè che le politiche economiche del governo Obama, come quelle di qualsiasi altro governo, si debbano adeguare, soprattutto per difendere il proprio export, ai valori espressi dai cambi monetari. Finché la politica monetaria verrà determinata da un organismo distinto e indipendente dal governo (cioè dalle banche centrali, come avviene ottusamente in tutto il mondo moderno e occidentale), la politica economica sarà sempre un gioco di rimessa e di speranzosa attesa sugli andamenti dell’economia internazionale.

 

Esempio due. “La debolezza del dollaro è il riflesso dell’impotenza di Obama che non riesce a convincere le famiglie americane a spendere”. Ma come, sono tre anni (se non più) che ci ripetono in tutte le salse che la colpa della crisi è tutta delle famiglie americane, che hanno speso oltre le loro possibilità, e ora, dopo un simile bombardamento mediatico, questi incontentabili liberisti si lamentano del fatto che le famiglie americane non spendono più?

 

Ma un modesto ragionamento sul fatto che le famiglie non spendono perché non hanno moneta e le banche hanno smesso di fare credito, lo vogliamo spendere? E sulla disoccupazione in continuo aumento, abbiamo qualche considerazione da fare? Senza lavoro e senza credito: a qualcuno viene in mente un qualche motivo per cui le famiglie americane hanno ridotto le spese?

 

In realtà, il dollaro debole è figlio della debolezza dell’economia e di un crisi mai risolta, che ha segnato l’economia Usa in misura maggiore rispetto all’economia europea. Una crisi che dipende strettamente dalla crescente disoccupazione. E il fallimento del governo Obama sul problema della disoccupazione è dipeso anche da una precisa scelta: fiumi di denaro (a spese dei contribuenti, non bisogna dimenticarlo) per salvare il sistema bancario, mentre chi è disoccupato se la deve cavare col libero mercato.

 

Esempio tre. “L’euro forte è il riflesso del dilemma in cui si dibatte la Banca centrale europea (Bce)”. Anche qui, col buon senso, rimane un’affermazione difficile da digerire. Almeno per me, dev’essere la prima volta che sento fare un’affermazione del genere: l’incertezza di comportamento in genere denuncia una non chiarezza di idee. Nel mezzo di una crisi economica epocale, la titubanza non è proprio un segnale rassicurante da mandare ai mercati. Come questo possa tradursi in un rafforzamento dell’euro, è un mistero che solo Giavazzi conosce.

 

“L’euro forte risolve il dilemma della Bce”. E qui ci assale il dubbio che Giavazzi abbia capito quello che lui scrive. Prima l’euro forte dipende dal dilemma della Bce; poi l’euro forte risolve il dilemma della Bce. Ma gli viene il dubbio, a Giavazzi, che alla Bce siano così marpioni da averlo fatto apposta? Si sono impantanati nel dilemma, così hanno ottenuto l’euro forte, che gli ha risolto il dilemma: tutto perfettamente logico, no? Alla Bce, le pensano proprio tutte!

 

Esempio quattro. “L’euro forte risolve il dilemma della Bce: rallenta la Germania e non obbliga Trichet a tagliare i finanziamenti alle banche.” Toh, ci scappa anche qualche succosa verità: l’euro forte taglia le gambe all’economia reale e sostiene la finanza speculativa. Le banche infatti, di questi tempi, preferiscono finanziare ciò che cresce, piuttosto che finanziare ciò che si trova in difficoltà. Anche loro applicano le leggi del libero mercato, cioè le leggi della giungla (o del Monopoli, come abbiamo visto in altro articolo): vince chi guadagna di più (o sopravvive ai fallimenti altrui), non chi emula il buon samaritano. Da ciò si arguisce anche come mai tutti i bei ragionamenti sul bene comune, in certi ambienti, siano finiti sotto i tacchi.

 

Continua


< PAG. PREC.   PAG. SUCC. >