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FINANZA/ Il dietrofront di Giavazzi smaschera i danni della Bce

Pubblicazione:mercoledì 13 ottobre 2010

BceR400_4ott10.jpg (Foto)

Esempio cinque. “Il guaio è che l’euro forte risolve il dilemma tedesco ma condanna la periferia dell’Europa. I sub-fornitori della Germania oggi si trovano a Est e sempre meno in Italia”. E qui si scoprono gli altarini. Il dilemma della Bce diventa il “dilemma tedesco”. E diviene improvvisamente più chiaro cosa sta succedendo alla Bce. La politica del dollaro debole e dell’euro forte sta spostando una buona parte del costo della crisi dagli Usa all’Europa. Ma non a tutta l’Europa, bensì alla sua parte “di mezzo”, quella potenzialmente concorrenziale alla Germania. I paesi dove il lavoro è sottopagato servono alla Germania per mettere fuori gioco gli altri paesi, i potenziali concorrenti sulla scena internazionale. Ma io credo che abbiano fatto male i loro conti, soprattutto in riferimento alla capacità di adattamento e alla creatività italiana.

 

Esempio sei. “Come risolvere il nostro dilemma? Riducendo le tasse sul lavoro per far crescere il potere d’acquisto delle famiglie; tagliando le rendite con una ‘botta di concorrenza’ per ridurre i prezzi; aumentando la produttività per ridurre il costo del lavoro senza tagliare i salari”. Il primo suggerimento è impossibile da realizzare: in un periodo in cui, a causa della crisi, le entrate dei contribuenti sono in calo, si chiede di ridurre le tasse. Pure per il secondo la vedo male: per tagliare le rendite bisogna prima trovarle. Chi le ha veramente, le ha già messe al sicuro all’estero. E infine la chicca della terza proposta: siccome pare brutto dire agli operai “da oggi tagliamo il tuo stipendio”, allora deve lavorare di più per il solito stipendio da fame. Insomma, la solita storia: siccome c’è la crisi finanziaria, iniziamo a far stringere la cinghia all’economia reale. “Però senza tagliare gli stipendi”: sarà stata una battuta? Oppure pensava davvero di farci lavorare di più e di tagliarci gli stipendi? Il mistero si infittisce.

 

Esempio sette. “Da tre anni la Federal Reserve, la banca centrale americana, e la Bce creano un’enorme quantità di liquidità: questo consente alle banche di riprendere a concedere prestiti, ma è anche una miccia che può da un giorno all’altro alimentare la speculazione, soprattutto verso i Paesi dove il debito è elevato”. Questo è palesemente falso, ma solo perché creavano moneta in eccesso anche prima. Secondo i dati della Bce, per esempio, nel gennaio 2002 l’aggregato monetario M3 era pari a 5400 miliardi di euro, mentre nell’agosto di quest’anno era pari a 9500 miliardi, un aumento pari a circa il 75%. E perché un simile mostruoso aumento di moneta? Forse l’economia in Europa, in questi anni, è cresciuta del 75%? Oppure bisogna ammettere che la politica monetaria della Bce ha favorito la speculazione internazionale?

 

E quando si parlerà di bene comune? E quando si ipotizzerà un’architettura economico finanziaria in cui la moneta sia al servizio dell’economia reale come dovrà essere anche per la finanza? E quando avremo il coraggio di dare concreta attuazione al principio di gratuità, così solennemente affermato dal Santo Padre nella Caritas in Veritate? Forse il momento è arrivato; come è arrivato il momento di parlare di moneta sussidiaria. E di Big Society.



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