BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

BIG SOCIETY/ 3. Ecco perché Cameron "parla" italiano

Pubblicazione:giovedì 14 ottobre 2010

Cameron_DavidR400.jpg (Foto)

Il modello italiano, segnato profondamente dalla tradizione del cattolicesimo sociale e dalla rilevanza del fattore territoriale, è costituito da soggetti molto piccoli - spesso riuniti in forme aggregative locali o nazionali - con un impianto decisamente più comunitarista. Qui il tema è superare l’iperframmentazione e andare oltre il localismo. Inoltre, l’Italia ha attraversato molto marginalmente l’ondata liberista degli ultimi decenni. Così che da noi, il problema è ancora la riduzione del peso dell’intermediazione politica e della spesa pubblica. Lo stesso Terzo Settore è in larga misura dipendente dal sistema politico-amministrativo, dal quale estrae la quasi totalità delle risorse con cui vive. In questa situazione, al di là delle innumerevoli dichiarazioni di elogio, questo comparto rischia di essere ridotto a braccio esecutivo, mera riserva da sfruttare allo scopo di ridurre i costi più che come un interlocutore da rispettare.

 

Il caso inglese, di converso, viene da 30anni di liberalizzazioni. Qui il problema principale è combattere la deriva individualistica che sembra arrivata sino al punto di erodere qualunque forma di legame sociale. Inoltre, in Gran Bretagna, l’impresa sociale è diventata una issue molto contesa fra le parti politiche, il che ha portato all’introduzione di importanti forme di incentivazione e di promozione che hanno permesso al settore di crescere, anche dimensionalmente.

 

Le differenze tra la matrice culturale inglese e quella italiana affiorano, dunque, in modo evidente e vanno tenute ben presenti. Per questo, sarebbe davvero incongruo se l’Italia si limitasse a guardare la svolta di Cameron come a una “novità” da copiare. Ciò che il primo ministro inglese intende fare, non solo ce lo abbiamo già, ma costituisce una parte preziosa della nostra tradizione culturale.

Semmai, la discussione lanciata da Cameron può servire per darci coraggio e riscoprire che anche quello che si fa in Italia qualche volta può essere da modello per gli altri.

 

Il problema è piuttosto quello di rimettere in movimento un dinamismo che negli ultimi anni sembra aver perso spinta propulsiva. Per innescare questa nuova fase c’è bisogno di stabilire una nuova transizione tra un’idea rinnovata di libertà - meno individualistica e più relazionale - e una profonda innovazione istituzionale - decisamente orientata alla valorizzazione delle risorse presenti nella società.

 

Per muoversi in questa direzione, il nodo cruciale che l’Italia deve ancora sciogliere riguarda l’eccessiva presenza dello Stato nella vita sociale ed economica. Tale riduzione, però, non va orientata semplicemente alla liberazione delle risorse private, quanto piuttosto al rafforzamento e al sostegno delle forze sociali, umane, economiche presenti nel paese, nel quadro di assetti istituzionali in grado di ospitare, sostenere e alimentare, secondo la specificità del nostro modello sociale, il senso di una libertà che ha capito di essere condannata all’annichilimento se rinuncia alla responsabilità

 

Continua


< PAG. PREC.   PAG. SUCC. >