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FINANZA/ 2. Attenzione al "mercato manipolato" che minaccia le Borse

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Se lo dice Keiser, c’è da credergli, visto che da anni ribadisce a ogni piè sospinto di essere l’inventore di uno dei sistemi più usati per porre in essere la manipolazione del mercato. Ma, attenzione, il suo intento - all’atto della progettazione - era esattamente l’opposto. Quando infatti era pronto per l’ottenimento del brevetto, il suo programma era ritenuto il metodo migliore per mantenere la pratica manipolatrice fuori dai mercati. E come sarebbe riuscito in questo nobile intento?

 

Incrociando acquirenti e venditori automaticamente, quindi eliminando il cosiddetto “front running”, ovvero brokers che comprano o vendono a fronte di grossi ordini che arrivano dai loro clienti. Il programma informatico intendeva quindi eliminare questo conflitto di interessi, esistente nel momento in cui i brokers che incontrano acquirenti e venditori stanno a loro volta vendendo dai loro conti privati. Peccato che quel programma terminò nelle mani sbagliate e divenne il prototipo di altri, più sofisticati, programmi di trading automatizzato che, in realtà, facilitano molto il lavoro di front running.

 

Si tratta del cosiddetto High Frequency Trading (HFT) di cui abbiamo parlato recentemente, quando denunciammo come nelle pieghe della riforma statunitense dei mercati finanziari dei derivati si spalancasse di fatto la porta a questo tipo di trading per il mercato a dir poco sensibile dei cds sulle obbligazioni corporate. Bene, l’High Frequency Trading o anche “black box trading” utilizza computer ultra-veloci governati da complessi algoritmi per analizzare dati e transare ordini in grandissime quantità ad altissima velocità.

 

Esattamente come un giocatore di poker che utilizza lo specchio sul muro per vedere le carte degli avversari, l’HFT permette al trader di sbirciare gli ordini più grossi in entrata e scavalcarli sul tempo per ottenere profitti al massimo. E, cari signori, quei grossi ordini istituzionali Usa sono soldi dei contribuenti: fondi pensione, mutual funds e i cosiddetti 401Ks, ovvero i piani di accantonamento e gestione pensionistica che vede questi fondi investiti nell’arco di tempo di maturazione della vita lavorativa del dipendente.

 

E, purtroppo, cari signori, l’HFT è divenuta la forza trainante della Borsa, capace di muovere il massimo volume di scambio ma anche, e soprattutto, garantire la più larga porzione di profitti, così come la manipolazione stessa dei mercati per finalità finanziarie e politiche: pesa per il 60% del mercato equity statunitense e per più del 25% su quello della London Stock Exchange. Ad aggravare la situazione, poi, ci si mette il fatto che ultimamente non sono più oggetto dell’HFT solo le cosiddette “penny stocks”, ma veri e propri pezzi da novanta come Apple, Ibm, BofA e soprattutto il titolo dei titoli, l’ETF Spy, quello che replica lo Standard&Poor’s 500.

 

Ma a confermare il fatto che in realtà la gente scappa a gambe levate da questo tipo di mercato gestito da macchine e algoritmi, ci ha pensato il sondaggio periodico pubblicato il 27 settembre scorso da Bloomberg (http://www.bloomberg.com/news/2010-09-27/weekly-insider-buying-and-selling-by-s-p-500-companies.html) riguardo le vendite e gli acquisti da parte di insiders, ovvero dipendenti di aziende che quindi dispongono di informazioni rilevanti e possono porre in essere i cosiddetti “insider selling”. Bene, nella settimana terminata il 24 settembre il rapporto tra azioni vendute e azioni comprate è 1141 a 1, questa sì che è fiducia nei mercati! Ma torniamo al nostro racconto-ricostruzione. La rivoluzione “buona” che era nella intenzioni di Max Keiser avrebbe dato vita alla “Virtual Specialist Technology” (VST), in un primo tempo testata e messa in pratica per la Hollywood Stock Exchange, una simulazione multipiano creata sul web nella quale i players usavano denaro virtuale per comprare e vendere azioni di attori, registi, film in uscita e opzioni cinematografiche. Insomma, una sorta di Monopoli virtuale delle star del cinema.

 

Continua


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COMMENTI
14/10/2010 - Borse e borseggi 2 (Diego Perna)

E' così per tutto, in qualsiasi genere di concorrenza, anche se nel caso di produzione di beni reali è sacrosanta e positiva all’interno di regole condivise e rispettate, cosa che sappiamo benissimo nell’era della globalizzazione non succede più, ma ignorare come si muovono borse e mercati dove girano MLD e potere, i cittadini hanno tempo solo per lavorare e non approfondiscono la conoscenza dei fenomeni che determinano la loro vita sociale, fa comodo a tutti i potenti, che sono spesso occulti, (i capitali anonimi di cui ha detto Ben.XVI). Detto ciò se Tremonti, visto che è ministro dell’economia, di queste cose ne capisse e non facesse nulla per difendere i lavoratori e le PMI e così fosse anche per gli altri politici che governano sia l’Italia che l’Europa o gli Stati Uniti, allora in questo caso, dovremmo cominciare a prendere coscienza di quanto sta accadendo a ns insaputa, perché sentire dire che siamo ad una svolta epocale, dove però solo le classi più deboli dovranno sopportare il peso di un cambiamento, fa pensare che le nostre democrazie occidentali, stanno facendo passi indietro a ritmi così rapidi che sarà difficile tornare indietro o sperare almeno al ripristino di un status precedente Buona Giornata

 
14/10/2010 - Borse e borseggi 1 (Diego Perna)

M’intrometto senza alcun titolo nell'interessante articolo e nel commento puntuale di Cordiero. Premetto che continuo a chiedermi che vantaggio ne ho se le borse guadagnano, e sono invece certo di perderci se queste arretrano. Comincio a propendere per la soluzione, ci perdo in ogni caso ,senza che io abbia un cent investito in titoli o altro. Cerco sempre di capirci qualcosa da quando la finanza e la globalizzazione (ma non solo queste) hanno distrutto, e non è esagerato, il mio lavoro come quello di agricoltori, allevatori, PMI, scuola, università e adesso punta anche alla speranza sul futuro nostra e dei nostri figli. Per non andare oltre, in una dissertazione che esula gli scopi di Bottarelli, vorrei dire al Sig. Cordero che pur comprendendo il suo punto di vista, la giustificazione degli strumenti che aiutano a capire e giocare meglio, nell'era dell'elettronica nel mercato finanziario e non sarà purtroppo, Bottarelli con la sua passione e professionalità a fermarne i borseggi a spese dei comuni mortali come me, devo dire che sono sicuro che una volta che tutti avranno raggiunto una certa parità di strumenti HTF o altri, sempre ciò accada, i più forti e avidi per dirla alla Gekko, troveranno sistemi ancora più avanzati per averne sempre un vantaggio.

 
14/10/2010 - alterazioni/3 (giorgio cordiero)

Riporto pari pari una spiegazione di cosa sia la Best Execution Dinamica (fonte sito fondi on line). "Nel caso della Best Execution Dinamica invece, si individuano numerose sedi di esecuzione appartenenti a tutte le classi individuate dalla normativa (mercati regolamentati; MTF; internalizzatori sistematici; market maker) e si affida ad un sistema di ricerca della Best Execution (Smart Order Router), il cui compito è individuare ed ottenere il miglior corrispettivo totale su una delle sedi di esecuzione inserite nella policy. Obiettivo principale della Best Execution Dinamica e quindi di uno Smart Order Router è quello di individuare la migliori sede di esecuzione tra quelle al dettaglio ( Mercati Regolamentati ed MTF) e quelle all’ingrosso (market makers).Lo smart Order Router opera quindi come una sorta di “navigatore” tra sedi di esecuzione diverse. Risulta evidente la supremazia della Best Execution Dinamica ai fini dell’ottenimento della vera Best Execution per il cliente finale, sia esso un privato oppure un operatore professionale". IL sistema legge il prezzo e lo gestisce in automatico. Mi pare abbastanza chiaro, anche se personalmente credo che sia un po' alienante: meglio un uomo che usa la macchina e non viceversa.

 
14/10/2010 - alterazioni/2 (giorgio cordiero)

Al mercato vedo il prezzo migliore (a parità di qualità di mela) e scelgo quella che più mi conviene. L'HTF in borsa mi consente (o mi costringe) a giocare a carte scoperte, perchè io vedo il prezzo. La delinquenza non sta nel sistema, piuttosto nel metodo con il quale questo mi viene proposto: ti consento di sbirciare il prezzo se mi paghi, Sotto intendendo che ti sto facendo fare una cosa irregolare, una furbata. In realtà io RIVENDICO IL DIRITTO di conoscere il prezzo e pretendo che l'HTF diventi un arma per tutti. I lavoratori americani devono chiedere ai loro opulenti e dormienti gestori (semi mafiosi) dei fondi pensione di rimboccarsi le maniche e di attrezzarsi per combattere ad armi pari. Ancora una volta l'atteggiamento negativo di Bottarelli viene ribaltato: L'HTF non è un arma non convenzionale , ma un sistema di clearing che rende meno azzardato il gioco di borsa, trasformandolo in un mercato in chiaro, quindi più libero, ma il discrimine sta nel fatto che se questa tecnologia è appannaggio di pochi allora diviene un arma che manipola un mercato anzichè migliorarlo. In Europa la normativa MIFID introduce un sistema, per molti aspetti simile all'HTF, ma lo rende addirittura obbligatorio per tutti si chaima Best execution dinamica.

 
14/10/2010 - frequenze alterate (giorgio cordiero)

Credo di potermi annoverare tra i "Bottarelli scettici", ma l'essere scettico non significa criticare tout cour. Gli americani sono rimasti quelli del far west. Ricordate i pistoleri? Quello che estraeva per primo la pistola, sparava per primo. Nel caso dell'HTF inoltre il pistolero conosce le caratteristiche di capacità del suo sfidante (il prezzo massimo di acquisto), quindi lo può fregare con un artifizio tecnologico. Molto bene, ma dove sta il gangsterismo? Il sistema di libero mercato funziona sull'incontro tra domanda ed offerta ed ,in materia finanziaria, il PREZZO dovrebbe semplicemente essere il risultato della prevalenza della domanda sull'offerta che corrisponderebbe ad un prezzo più alto, o viceversa dell'offerta sulla domanda, che dovrebbe corrispondere ad un prezzo più basso. In realtà nelle borse il vi è l'incrocio di ordini in acquisto con quelli in vendita che si compsnsano ad un MEDESIMO PREZZO. Vale a dire che il venditore stabilisce (imputa sull'ordine) un prezzo che vuole realizzare, mentre il compratore imputa, a sua volta un prezzo massimo che vuole spendere. In questo mercato tradizionale ci sono i Prò ed i contro. Sicuramente la convenzione rende chiare le regole del gioco e la riservatezza dell'immissione del prezzo fa si che un ordine troppo esoso , o troppo oneroso, venga scartato dal mercato. I contro sono che si gioca a CARTE COPERTE, quindi SI GIOCA E NON SI "LAVORA". Mi spiego meglio: quando vado al mercato a comperare le mele...