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Economia e Finanza

FINANZA/ 1. Dalla Corea una nuova minaccia per gli Usa

Mentre si discute della guerra valutaria, con protagonista la Cina, è bene guardare anche a quel che avviene in Corea del Sud. L’analisi di MAURO BOTTARELLI

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Battuta dell’anno: «La ripresa mondiale è a rischio se non si riesce a mantenere lo spirito di cooperazione tra le principali economie del globo». A deliziarci con questo picco di ironia degna di un consumato entertainer è stato Dominique Strauss-Kahn, direttore generale del Fmi, nel corso dell’incontro di ieri a Shanghai con i responsabili delle principali Banche centrali a livello mondiale per discutere ufficialmente di «come far progredire il dialogo sugli impegni da prendere a livello di vigilanza prudenziale al fine di contribuire alla stabilità finanziaria».

 

Insomma, per uno degli uomini più potenti della scena economica internazionale, il fatto che le grandi potenze litighino mette a repentaglio la ripresa dallo shock del 2008: il problema, verrebbe da chiedersi, è quando mai Strauss-Kahn abbia visto le principali economie del mondo cooperare e non farsi la guerra. Il sistema, che questo piaccia o meno, funziona proprio per questo, per l’ossimoro dello squilibrio equilibrato garantito dalle forze economiche che configgono ognuna in nome del proprio interesse, garantendo così dinamicità al sistema e l’esistenza stessa di un fenomeno come quello dei Bric (Brasile, Russia, India e Cina) a spezzare l’oligopolio Usa e il vassallaggio di riflesso di cui vive l’Europa.

Il vertice arrivava a una settimana di distanza dalla chiusura dei lavori di Fmi e Banca Mondiale e a pochi giorni dal G20 finanziario di Gyeongju, in Corea del Sud, in una riunione che rientra «nell’esame internazionale in corso delle sfide poste dalla crisi finanziaria globale»: se ogni meeting sul tema, da due anni a questa parte, portasse con sé un aumento dello 0,1% del Pil dei paesi protagonisti, saremmo tutti della Cina al cubo. Peccato che, invece, si perda tempo a parlare lasciando incancrenire la situazione e, nei fatti, facendo nascere ed emergere nuovi focolai di crisi: la bomba delle ipoteche immobiliari Usa, quella del mercato obbligazionario, quella delle commodities e quella monetaria.

Già, la crisi monetaria. La riunione dei cervelloni, infatti, si è svolta con sullo sfondo il rischio di guerra delle valute e di un nuovo protezionismo dopo i recenti dissensi tra Europa, Cina e Stati Uniti. Il tutto, in uno scenario che vede lo yen intorno ai massimi degli ultimi 15 anni sul dollaro e, allo stesso tempo, lo yuan in lenta fase di apprezzamento sul dollaro, anche se secondo le autorità statunitensi sarebbe ancora svalutato di circa il 20-30% rispetto al valore effettivo. Come ormai abbiamo ripetuto fino alla nausea nelle ultime settimane, nell’attuale quadro di difficile ripresa economica una moneta sottovalutata facilita le esportazioni e quindi il rilancio dell’economia del paese che riesce a mantenere basso il cambio. Insomma, il cosiddetto debase, sia valutario ma soprattutto del debito.

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