BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

FINANZA/ 2. Ecco come evitare una guerra monetaria globale

Le principali valute mondiali sembrano in cerca di un nuovo equilibrio. JAMES CHARLES LIVERMORE ci spiega come evitare la guerra monetaria

Banconote_VarieR400.jpg (Foto)

I movimenti monetari ricordano spesso un sistema di vasi comunicanti. Un sistema bilanciato da pesi e contrappesi che sovente, immersi nelle contrattazioni giornaliere, tendiamo a ignorare. Nella seconda metà di settembre uno di questi meccanismi, lento e inesorabile, potrebbe aver raggiunto una soglia critica: dopo una serie di resistenze, euro, sterlina, yen e yuan si apprezzavano all’unisono sul dollaro. Sui mercati monetari erano iniziate le grandi manovre per la svalutazione del debito statunitense.

 

Da allora i terminali informatici tracciano sugli schermi uno strano grafico in discesa: nella parte alta, il tasso di cambio dollaro-euro e dollaro-sterlina scende con decisione verso il fondo. Nella fascia bassa, invece, la curva dollaro-yen, già di per sé debole, scende in picchiata, quasi a voler uscire dallo schermo per piantarsi nella scrivania.

 

Le principali valute mondiali sembrano calamitate verso un nuovo equilibrio economico. Un equilibrio caratterizzato da un dollaro forzatamente debole. Resta una linea retta, quasi impassibile, che solca il grafico senza mai registrare alcuna variazione: il cambio dollaro-yuan.

 

La valuta di Pechino, insensibile alle spinte dei mercati, si apprezza leggermente sul dollaro a partire da settembre 2010. Questo è il primo movimento registrato tra le due sponde del Pacifico dal 2008. Elemento insolito, se consideriamo che i mercati valutari sono i più liquidi del pianeta.

 

Sugli effetti distorsivi di uno yuan artificialmente debole si è scritto molto. Io stesso ho trattato dell’argomento in un paio di articoli qui precedentemente pubblicati. Oggi più di un analista vede in questo artificio - la massiccia svalutazione dello yuan attraverso operazioni turbative degli equilibri di mercato - un pericoloso precedente. D’altronde se il paese dotato delle più grandi riserve monetarie al mondo si impegna a svalutare la propria valuta, perché non dovrebbero farlo quelli occidentali, ben più indebitati? Nell’attuale congiuntura di incertezza, una logica del genere rischia di innescare un scontro monetario che nulla avrebbe da invidiare alla celebre sfida dell’O.k. Corral.

 

Continua