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FINANZA/ 2. Ecco come evitare una guerra monetaria globale

Banconote_VarieR400.jpg (Foto)

La logica del muro contro muro, delle barricate monetarie tra Est e Ovest è inevitabile oppure esiste un’apertura? Scorrendo il dito su una mappa, da Occidente verso Oriente, effettivamente un muro a metà percorso si incontra. È la catena montuosa degli Urali. Poco sotto, si apre una distesa che dal Mar Caspio giunge fino ai primi villaggi uiguri dello Xinjiang, sulla frontiera occidentale cinese: questa distesa di steppa e deserti passa sotto il nome di Asia Centrale.

 

Cinque paesi in tutto, per un’area economica ancora poco sviluppata: Kazakistan, Kirghizistan, Tagikistan, Turkmenistan, Uzbekistan. Terre ricche di risorse e di storia: strade e commerci, la celebre via della seta, un crocevia che ha portato Oriente e Occidente a toccarsi. E non a caso, come gli appassionati di numismatica possono rilevare, il simbolo più ricorrente tra le banconote di questa regione è la porta, elemento ricorrente nei monumenti nazionali e forse l’immagine più adatta a riassumere il passaggio di beni e culture.

 

Terminata l’influenza sovietica e superate le crisi degli anni Novanta, oggi questi paesi si affacciano ai mercati esteri cercando di agganciare il treno della crescita globale. I presupposti per una collaborazione fruttuosa non mancano, sebbene sulla strada dello sviluppo i pericoli siano sempre in agguato. Tra le basi su cui costruire una solida crescita basterà citare alcuni tra gli elementi chiave dell’Asia Centrale.

 

Il sistema educativo, innanzitutto: una rete capillare, ereditata dal dissolto regime sovietico, capace di riconoscere studenti di talento e sostenerli fino al raggiungimento di un’ottima formazione tecnica e universitaria. Pure sul versante strettamente economico, le potenzialità non mancano. Con un’economia regionale basata principalmente sul settore primario, questi paesi possono contare su grandi capacità di esportazione, grano e cotone in primis, sebbene le coltivazioni siano ancora in larga parte basate sulla forza-lavoro dei numerosi braccianti agricoli. La meccanizzazione agraria, cominciata già in periodo sovietico, oggi continua con il sostegno, sempre più determinante, della Cina che, per inciso, è oggi il più grande esportatore di macchinari agricoli nella regione.

 

E qui cominciano i problemi. Fortuna o condanna di ogni paese emergente, le risorse minerarie ed energetiche sono abbondanti e distribuite pressappoco in tutto il territorio. Insomma, il rischio che l’intera area si trasformi in un centro di shopping energetico all’ombra del Dragone è alto. Eppure dallo sviluppo stabile di questa regione potrebbe passare un’alternativa allo scontro monetario.

 

Per comprendere la posta in gioco è necessario ritornare al grafico di poco sopra. Alle prime avvisaglie di svalutazione sul dollaro, molti tra i paesi emergenti hanno reagito con misure restrittive sulla circolazione di capitali. La paura è che gli investitori delusi da un dollaro debole riversino un’ingente liquidità in quei paesi emergenti in grado di offrire investimenti redditizi a fronte di rischi ormai accettabili.

 

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