BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

FINANZA/ 2. Ecco come evitare una guerra monetaria globale

Pubblicazione:martedì 19 ottobre 2010

Banconote_VarieR400.jpg (Foto)

L’improvvisa inondazione monetaria andrebbe ad apprezzare proprio quelle valute che, trainate dall’export, hanno ogni interesse a restare deboli nei confronti del dollaro. Il Brasile, ad esempio, ha irrigidito il controllo sugli scambi valutari così da evitare il massiccio ingresso di capitali esteri. Misure simili sono state adottate in India e Sud Africa, dove i mercati di cambio sono già rigidamente regolati. A questo punto è lecito domandarsi cosa succederebbe se pure la Cina smettesse di acquistare titoli di Stato americani e cominciasse a diversificare i propri investimenti.

 

Trovando l’ingresso sbarrato in molti tra i mercati in crescita, i riflettori sarebbero puntati in un primo tempo sui Next 11, ovvero su una serie di undici paesi che secondo Goldman Sachs sono destinati a rimpiazzare le attuali prime donne dei mercati emergenti, i celebri BRIC. Nella lista dei Next 11 figurano: Bangladesh, Egitto, Indonesia, Iran, Messico, Nigeria, Pakistan, Filippine, Korea del Sud, Turchia e Vietnam. BRIC, invece, è l’acronimo dei quattro paesi che dominano la scena mondiale nei panni di reginette emergenti: Brasile, Russia, India e Cina.

 

Cartina alla mano, Pechino potrebbe mostrarsi riluttante a investire nei Next 11: una buona metà degli undici paesi scalpitanti si trova in Asia e vede nell’industrializzazione cinese un’occasione di sviluppo (molti dei componenti informatici assemblati in Cina sono già oggi prodotti nel sud-est asiatico). Insomma, a Est c’è sempre un emergente più emergente e la Cina potrebbe presto impararlo a proprie spese.

 

Trovandosi nell’impossibilità di diventare un traino regionale, poiché la Cina non ha neppure lontanamente la stabilità interna necessaria a un tale ruolo, Pechino dovrebbe cercare un piano b. A quel punto gli occhi del Dragone punterebbero in direzione dell’Asia Centrale. Se i paesi occidentali sapranno trovarsi preparati, l’interesse di Pechino per questa regione si trasformerà in un’occasione di incontro tra Est e Ovest, una nuova via della seta di cui i paesi dell’area potranno ampiamente beneficiare. In caso contrario, lo yuan assumerebbe un ruolo alternativo al dollaro, diventando una valuta di riserva.

 

Nel 1971 un membro dell’amministrazione Nixon, il segretario al Tesoro John Connally, disse: “Il dollaro è la nostra valuta ma un vostro problema”. Nel momento in cui lo yuan diventerà parte delle riserve monetarie dei paesi emergenti e valuta per transazioni globali, il dollaro tornerà ad essere una questione strettamente americana. Mentre il resto del mondo avrà un problema serio da affrontare.



© Riproduzione Riservata.

< PAG. PREC.